Wavemaker cresce nel 2018 con le competenze ‘non media’

28 maggio 2018

Aldo Agostinelli, Luca Vergani e Federico Ferrazza

Il ceo Luca Vergani: “Quasi il 50% dei ricavi proviene da digital, sviluppo di tecnologia, consulenza, eventi, contenuti”

di Valeria Zonca


Come sponsor del Wired Next Fest, Wavemaker con il ceo Luca Vergani lo scorso venerdì 25 maggio è salito sul palco insieme a Sky, rappresentata dal chief digital officer Aldo Agostinelli, per confrontarsi sul tema ‘Contaminare le competenze: il caso di un’agenzia di comunicazione’.

“Dal momento che Wavemaker si muove sugli asset media, contenuti e tecnologia, il festival si sposa al 100% con il festival che è una summa dei tre elementi. Nel corso dell’anno continuerà la partnership con Wired con nostri approfondimenti mensili sul loro sito”.

Nella conversazione condotta dal direttore della testata Federico Ferrazza, il ceo della agenzia media di GroupM ha descritto il cambiamento in atto.

“Il ruolo dell’agenzia si differenzia nella velocità di reazione e di adattamento all’evoluzione del contesto e all’agilità nella riorganizzazione e nel cambiamento dei profili professionali – ha proseguito Vergani -. Le aziende ci coinvolgono, chiedendoci soluzioni per risolvere loro singoli problemi: il tema della consulenza ci vede competere con giganti come Deloitte, E&Y o McKinsey, per citarne alcuni, che abbiamo ritrovato anche in alcune gare a cui abbiamo partecipato”.

Una case history di successo è proprio quella con il broadcaster televisivo: da agenzia media per la pianificazione sui mezzi atl (il digital è curato da Simple Agency, ndr), Wavemaker è diventata per Sky anche un partner di produzione di contenuti.

“Per Sky stiamo gestendo property social di alcuni brand. I contenuti sono sempre stati più competenza delle agenzie creative, noi non facciamo concorrenza a loro, ma sempre di più vogliamo gestire il contenuto, che sia ‘figlio’ dell’analisi dei dati, in modo rilevante. In agenzia ci sono 40 persone che si occupano di content e 5 persone che sviluppano tecnologia. Come agenzia ci siamo confrontati con il dover creare contenuti senza snaturare il nostro mondo media”, ha continuato Vergani.

“Utilizzare i social di oggi non significa solo fare comunicazione tutti i giorni – ha commentato Agostinelli -. Abbiamo impostato la strategia in modo da switchare l’investimento paid in quello organico. Nel momento in cui ci siamo accorti che alcuni video non erano condivisi come volevamo, Wavemaker ci ha supportati portandoci informazioni derivate dai dati raccolti. Il video associato al dato ha offerto degli spunti creativi per rivedere lo storytelling, creando progetti per SkyTg24 e Now Tv. In azienda cerchiamo figure come data scientist o content manager ma quelli bravi sono all’estero o lavorano nelle agenzie media o aprono le loro startup”.

“Attraverso l’informazione proveniente dai dati abbiamo deciso con Sky di cambiare il modo di realizzare alcuni video e questo ha cambiato i KPI di engagement e la visione del contenuto”, ha concluso il ceo di Wavemaker che, a margine dell’evento, ha sottolineato che “la crescita dell’agenzia nel 2018 sarà influenzata meno dal media, perché quasi il 50% dei ricavi proviene da altre competenze: digital, tecnologia, consulenza, supporto DMP, sviluppo dashboard, eventi, contenuti. Parte del nostro lavoro rientra ormai in una logica progettuale, tenendo presente che nelle consulenze vengono corrisposti fee più alti. La sfida è quella di salire nel processo decisionale delle aziende in due modi: essendo coinvolti su temi per i quali la risposta media è solo un pezzo o mettendo nelle aziende una persona del nostro staff dedicata o un team come nel caso di Toyota”.