De Angelis (DEC): “In Italia lo smart working non esiste”

15 maggio 2018

Essere ‘smart’non vuol dire semplicemente lavorare uno o due giorni a settimana da casa. Lo ‘smart working’ è molto di più: è un nuovo approccio al tradizionale modo di lavorare e collaborare all’interno di un’azienda e presuppone significativi cambiamenti.

Carlo De Angelis, architetto e Founder della DEC, azienda specializzata nella progettazione, allestimento di interni e smart working, dichiara: “È chiaro che in Italia non esiste lo smart working. Le norme sul lavoro agile rappresentano una condizione necessaria ma a quanto pare non sufficiente. Infatti, nelle grandi aziende e nelle PMI solo percentuali bassissime hanno applicato il concetto di lavoro agile che, di sicuro, non vuol dire solamente lavorare da remoto; nello stesso tempo, anche la Pubblica Amministrazione resta indietro, con progetti in fase di sperimentazione e poco personale coinvolto”. Secondo De Angelis “prevale il sentimento di voler controllare il lavoratore, piuttosto che dargli fiducia. Occorre, quindi, una evoluzione del management aziendale partendo, ad esempio, dall’introduzione di corsi ad hoc nelle facoltà universitarie. L’obiettivo è far si che i team manager imparino a gestire il cambiamento per offrire ai propri dipendenti maggiore libertà organizzativa, il che comprende anche rimodulare gli spazi a seconda delle specifiche esigenze lavorative.”

Si tratta, dunque, di una nuova cultura aziendale che ancora non si è realmente diffusa in Italia, come confermato dallo studio ‘Smart Working in Italia’ redatto dal Politecnico di Milano che evidenzia come, su 206 grandi aziende interpellate, solo il 36% ha già avviato iniziative strutturate in tal senso, mentre il 9% prevede di introdurle. All’interno del campione esaminato solo una piccola percentuale (il 6%) ha scelto la riorganizzazione degli spazi, mentre una larga parte ha optato per il lavoro da remoto.

Lo smart working, per De Angelis, “impone la considerazione che ormai, nel mercato del lavoro, è in atto una trasformazione che comprende l’introduzione di nuovi elementi: la tecnologia, la flessibilità, i nuovi diritti e la richiesta di maggiori competenze. In questo scenario, lo smart working mette il lavoratore al centro dell’organizzazione, rendendolo di fatto autonomo e flessibile nella scelta degli spazi, orari e strumenti da utilizzare. L’obiettivo è di responsabilizzare i propri dipendenti incrementando non solo il rendimento sul lavoro ma anche migliorando il work life balance. Le aziende che riescono a far stare meglio i propri impiegati sono le stesse che offrono un’alta qualità di lavoro ai clienti. E questo vuol dire anche incrementare la competitività e la produttività.”