Il Pubblivoro: il mio testimonial è differente

7 maggio 2018

Giampaolo Rossi

a cura di Giampaolo Rossi (Fabbrica di Lampadine)


Siamo animali sociali. In maniera naturale tendiamo a omologare i nostri consumi secondo il gruppo al quale apparteniamo e acquistiamo prodotti e servizi anche in base ai gruppi a cui vorremmo appartenere. Questo è il motivo per cui funzionano i testimonial nella pubblicità.

Comprando prodotti che ci propongono calciatori, presentatori, cuochi, attori sentiamo di appartenere a quel mondo e per un attimo possiamo sentirci parte di quel fascino e di quelle atmosfere. Oggi analizziamo 3 pubblicità molto diverse fra loro, che utilizzano testimonial altrettanto differenti.

Partiamo da Leffe con lo chef Alessandro Borghese. La dimostrazione che è una pubblicità particolarmente riuscita ce l’abbiamo dagli oltre 3,8 milioni di visualizzazioni su YouTube in un mese. L’aspetto vincente sta nella semplicità di replicare il linguaggio delle trasmissioni televisive del testimonial: infatti Borghese appare molto naturale nell’intervistare il frate e nel fare considerazioni ad alta voce. Questa spontaneità dà un tocco di genuinità alla storia, rendendola molto credibile.

 

 

Scelta completamente diversa quella di Kena che, per promuovere i nuovi servizi di mobilità, sceglie due testimonial molto diversi, giocando così sulla loro contrapposizione. Da una parte Fedez in veste di giudice che deve valutare delle proposte di nuovi rapper e dall’altra parte un Lino Banfi che, infastidito dal rumore del contest, irrompe nello studio e in maniera inconsapevole vince la gara. L’utilizzo di personaggi così diversi permette di coinvolgere un target ampio e multigenerazionale. I colori, il ritmo e la narrazione volutamente grottesca orientano lo spettatore su un genere fumettistico e su un modello rappresentativo reso famoso dal programma Drive-In. Merita una menzione speciale Lino Banfi che attraverso la sua interpretazione rimane fedele a se stesso senza cadere nell’autoreferenzialità e riuscendo ad attualizzare il personaggio che l’ha reso famoso.

 

 

Scelta ancora diversa per quanto riguarda Kenzo, che promuove il suo profumo attraverso la figura iconica del fiore che lo rappresenta. Qui ha optato per una campagna social utilizzando come testimonial l’influencer Paola Turani. Anche qui l’operazione sta riuscendo bene, infatti in sole due settimane il post della testimonial su Instagram ha già più di 220 mila visualizzazioni da parte del target che Kenzo vuole raggiungere. Sia la scelta della testimonial che quella della location milanese in cui viene ambientato il video sono attuali e coerenti con lo spirito social che vuole rappresentare il qui e ora. Il video è girato con un linguaggio altrettanto attuale, coerente con il media utilizzato. Lo stesso spirito social si ritrova nei colori, nel ritmo del video e nella call to action. Proprio nella call to action si trova l’interazione con il pubblico, che viene premiata con un contributo alla Croce Rossa. Questo è un ottimo esempio di come si può utilizzare un testimonial dei social in maniera efficace.