Giovanni Pola: “Design digitale: ecco come sta cambiando il nostro lavoro grazie all’AI”

3 aprile 2018

Giovanni Pola

Il ceo e fondatore di GreatPixel racconta come una nuova generazione di strumenti stia migliorando il lavoro dei designer

Da alcune recenti indagini americane, da quella pubblicata da Workfront a quella condotta dal National Business Research Institute, emerge che aziende e professionisti sono molto ben disposti riguardo all’introduzione di strumenti dotati di intelligenza artificiale in ambito lavorativo.

Anche in Italia il tema è assai sentito e non a caso è diventato oggetto di ricerche e dibattiti.

La stessa Academy sulla User Experience, il progetto realizzato da GreatPixel insieme a POLI.design e ad Andrea Boaretto di PersonaLive, ha deciso di dedicare il prossimo evento (il primo è stato dedicato al tema dei Dark Pattern) proprio al tema dell’intelligenza artificiale indagando sia il punto di vista dei professionisti che si occupano di progettazione, sia quello degli utenti finali che sempre più spesso utilizzano servizi ‘costruiti’ attraverso il ricorso a questi nuovi innovativi strumenti.

L’esperienza di GreatPixel

Dal canto suo GreatPixel sta da tempo studiando e adottando le novità in ambito di intelligenza artificiale all’interno dei suoi progetti di UX.

“Su questo versante stiamo sviluppando due ambiti lavorativi – spiega Giovanni Pola, ceo di GreatPixel – il primo, focalizzato sugli strumenti di IA che velocizzano e semplificano il lavoro, l’altro su applicazioni in grado di cambiare un determinato contenuto, nonché il processo con cui quel contenuto viene creato in modo da non prevedere l’interazione umana prima della messa online. Nel primo caso l’intelligenza artificiale viene utilizzata attraverso dei tool che usiamo per validare le interfacce utenti progettate. Sono strumenti che riproducono il funzionamento dell’occhio umano e forniscono uno screening dettagliato sui punti dove l’occhio dell’utente andrà a posizionarsi una volta aperta l’interfaccia. In questo modo riusciamo a capire se il lavoro di grafici e designer sia efficace o meno. Tool come Adobe Sensei permetteranno di riconoscere automaticamente all’interno delle immagini le aree che possono essere modificate. Un’operazione che consente di risparmiare moltissime ore lavorative, dal momento che una volta impostate le opzioni preferenziali sul risultato finale la macchina sarà in grado di prendere delle decisioni in maniera autonoma. Nel secondo caso le applicazioni di intelligenza artificiale con cui lavoriamo sono in grado di prendere delle ‘decisioni’ sul contenuto da pubblicare e incidono direttamente sul risultato destinato al consumatore finale. Si tratta di strumenti che abbiamo cominciato a sperimentare in alcuni servizi di CRM e di marketing automation: applicazioni capaci di creare testi in modo personalizzato e automatizzato analizzando una parte dei dati a disposizione. In questo modo è possibile, ad esempio, personalizzare il soggetto delle mail spedite ai clienti, oppure, personalizzare dei testi introduttivi o descrittivi o addirittura riassumere testi complessi creando degli abstract di articoli. Anche in questo caso le soluzioni presenti sul mercato sono sempre di più: Persado, la suite di Watson di IBM, Frase e Narrative Scienze sono solo alcuni esempi. Con GreatPixel faremo uso di queste applicazioni per progettare servizi che necessitano di una grande massa di messaggi da inoltrare”.

I casi di Netflix e Amazon

Un esempio concreto di come l’intelligenza artificiale semplifichi il lavoro del designer riguarda Netflix che aveva un problema con l’impaginazione delle locandine a seconda della traduzione dei titoli.

In alcuni casi, traducendo il nome del film o della serie di turno, la scritta rischiava di coprire l’immagine della locandina che quindi andava ridimensionata.

L’intelligenza artificiale ha permesso ai designer di Netflix di ritagliare automaticamente le immagini in questione adattandole a qualsiasi tipo di formato e preservando l’elemento fondamentale, ad esempio il volto dell’attore o dell’attrice protagonista.

“In questo contesto – continua Pola – l’aspetto creativo viene amplificato perché nel momento in cui la macchina si fa carico di quei lavori operativi che prima venivano svolti manualmente, il tempo da dedicare alla parte creativa aumenta. E questo permette alle idee di assumere un ruolo molto più centrale rispetto al passato”.

Anche nell’ambito dell’ecommerce, l’intelligenza artificiale sta cambiando l’interazione con i consumatori, e Amazon è un chiaro esempio di questa trasformazione.

“Per i designer che sviluppano soluzioni destinate a questo mercato la sfida è duplice – continua Pola – dovranno essere più umili perché bisognerà “cedere” parte del lavoro creativo a degli automatismi basati sull’analisi dei dati, ma allo stesso tempo più pretenziosi perché lavorare in ottica “anticipatory design” significa pensare di prevedere i bisogni di un utente prima ancora che li esprima. Si tratta di trovare l’associazione giusta fra un prodotto in carrello e una proposta di up-selling (“ti può interessare anche”…), oppure creare liste della spesa intelligenti (“sulla base dei tuoi acquisti abbiamo preparato una lista intelligente di prodotti scelti per te”) e così via. Nella pratica le personas – ovvero i profili di utenti utilizzati nella fase di mappatura per capire da un punto di vista umano -centrico la nostra esperienza utente – verranno sostituite da cluster di persone reali, i cui bisogni sono studiati da software di intelligenza artificiale e poi registrati all’interno di database creando banche dati molto più ricche e dettagliate. Di conseguenza un designer sarà chiamato a predisporre ambienti in grado di adattarsi a scelte di contenuti e di design effettuate da software fuori dal suo controllo”.