Francesca Ulivi: “La comunicazione sociale ha bisogno di call to action’

27 febbraio 2018

Francesca Ulivi

Con il crescere dei messaggi pubblicitari è aumentata anche la quantità di comunicazioni sociali: a differenza di anni fa, i canali tv ospitano in media una campagna a settimana che, in prevalenza, ha come principale obiettivo il fundraising. I concept vertono quindi sul concetto di ‘donare’ a supporto di una causa.

“Esclusi i momenti di emergenza, dove si punta sulla reazione immediata delle persone di fronte a un evento catastrofico, credo che la comunicazione sociale debba essere, invece, personalizzata, nel senso che non si può raccontare la stessa storia a tutti quanti”, spiega a Today Pubblicità Italia Francesca Ulivi, giornalista direttore di tg, manager televisiva e docente di linguaggi televisivi e video giornalismo che da anni si occupa di comunicazione sociale verso il target specifico delle giovani generazioni.

“È vero che si chiede un contributo in denaro, ma il messaggio da diffondere è quello di stimolare la coscienza civica proponendo un’azione – prosegue -. In un contesto in cui si verifica un eccesso di informazioni, è più efficace un messaggio che chiede un cambiamento di stile di vita: bisogna capire come attivare le persone fornendo loro un empowerment, sviluppando una maggiore consapevolezza sulle proprie scelte e decisioni”.

Secondo Ulivi, la comunicazione sociale non può ridursi alla sola donazione ma spingere di più sull’opportunità di poter migliorare la propria vita e quella degli altri.

“O si è molto coinvolti da una determinata causa o il messaggio fatica ad arrivare perché non si distingue tra una miriade. È necessario cambiare registro e puntare sulla call to action, spiegando che cosa si può fare concretamente. Per esempio, parlando di ambiente o di climate change, far capire che chiudere il rubinetto mentre ci si lava i denti, è un suggerimento che può sembrare banale ma che modificando dei comportamenti quotidiani può portare a un contributo all’utilità collettiva”.

Ulivi fa un riferimento anche all’attualità con le imminenti elezioni politiche.

“In un Paese come l’Italia, nel quale esiste sia una grossa percentuale di persone che non si reca a votare sia una grossa percentuale di scontento e di incertezza, sarebbe utile puntare più che sulla propaganda politica su una campagna istituzionale che spieghi l’importanza del voto in una democrazia – commenta Ulivi -. Molti, soprattutto le giovani generazioni, danno il diritto di voto come un fatto scontato, mentre è stata una conquista che viene a volte ‘sottovalutata’”.

Sebbene la tv sia il veicolo più rapido e capace di raggiungere un grande numero di utenti, sia nella comunicazione sociale sia in quella medica è la rete il campo in cui si gioca la partita dell’informazione e del sostegno costante ai malati cronici.

“Ci sono informazioni che vanno filtrate e, come chiedono alcuni ordini medici, sono necessari degli organismi di controllo, ma a livello psicologico le relazioni che si creano in particolare sui social sono di vero supporto ai malati”, spiega l’esperta, che collabora anche con il Portale Diabete, un veicolo a supporto dei malati cronici che conta 16 mila iscritti.

“Anche in campo medico l’empowerment dei pazienti fa la differenza: spiegare che la vita è nelle loro mani e che ognuno di noi ha la forza per prendersi cura di se stesso. Sapere che non sei mai solo, che ci sono persone come te e che puoi contare su un aiuto incondizionato 24 ore al giorno fornisce un grande aiuto personale e sociale. La discriminante per tutti i casi di comunicazione sociale non è ‘dare il pesce’ ma ‘insegnare a pescare’”, conclude Ulivi. (V.Z.)