La comunicazione si ‘contamina’ con i True Talks! di True Company

di Andrea Crocioni


Nasce True Talks!, il nuovo format ideato da True Company pensato per creare occasioni di dialogo tra talenti provenienti da diversi ambiti.

Come ha sottolineato il ceo dell’agenzia Massimiliano Gusmeo l’obiettivo del progetto è quello di “contaminarsi”, parlando di comunicazione fuori dagli schemi.

L’idea è di raggiungere questo traguardo partendo dalle storie e dai punti di vista di chi è riuscito nel proprio ambito a emergere e a far sentire la sua voce fuori dal coro. Esperienze di successo, narrate in prima persona, che aprono la mente e offrono spunti su come raggiungere efficacemente il proprio target con messaggi mirati.

I True Talks! vogliono essere momenti di confronto che aiutano a capire quali sono i nuovi modi con cui arrivare al cuore delle persone e restarci. Il primo appuntamento si è tenuto giovedì 28 giugno presso la galleria d’arte privata della nuova sede di True Company, in via Poma 50 a Milano.

L’incontro, focalizzato sull’arte di comunicare, ha visto la partecipazione di artisti e imprenditori affermati a livello internazionale, provenienti da diversi ambiti: dal food alla musica, dall’arte visiva al teatro.

Un parterre di ospiti affermati come Daniel Canzian (Open Chef), Mr Savethewall (Street artist), Marzia Pasqualone (Deodato Gallery), Sir Bob Cornelius Rifo – The Bloody Beetroots (Rock Star), Gianluca Di Lauro e Ulisse Romanò (Fondatori compagnia teatrale Nina’s Drag Queens).

Personaggi creativi e carismatici che hanno raccontato la loro personale storia di successo e, in particolare, il loro rapporto con il pubblico: le idee con cui ogni giorno lo accontentano, lo spiazzano o lo affascinano.

Nelle testimonianze dei protagonisti il termine successo è stato più volte associato alla parola libertà. Per Mr Savethewall, ex manager convertito alla street art, questo si traduce “nel privilegio di vivere d’arte”.

Per un maestro della cucina come Canzian significa “passione viva e curiosità” che si rinnovano ogni giorno. Mentre per The Bloody Beetroots, nascosto come sempre dalla sua maschera, non ci può essere successo “senza evoluzione”, ma soprattutto non si può considerare davvero arrivati “se si perdono i contatti con le persone e con il proprio contesto sociale”.

L’altra parola chiave della giornata è stata: divertimento. Non si conquista il pubblico se non si ama quello che si fa.

 

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“Per noi il successo è non sentirci schiavi e continuare a divertirci come il primo giorno”, hanno sottolineato i fondatori della compagnia teatrale Nina’s Drag Queens, autentici artisti del trasformismo.

“I True Talks rappresentano appieno lo spirito della nostra agenzia: l’essere stick to the people”, ha sottolineato Gusmeo, che nel corso del dibattito ha più volte messo in evidenza i punti di contatto fra il mondo della comunicazione pubblicitaria e i diversi ambiti dell’espressione artistica.

“Sono rivolti in primis alle persone e alla loro unicità, a mettere in luce il talento che le contraddistingue, che affascina e anticipa le tendenze, a far emergere l’emozione, la passione e le idee in ambito comunicativo che le hanno guidate verso il successo – ha continuato -. Nascono infatti per dare la possibilità alle persone di essere veramente in contatto tra loro, per parlare del mondo della comunicazione dal punto di vista di mercati diversi che spesso non hanno a che fare direttamente con la pubblicità. Realtà che toccano quotidianamente le tematiche di comunicazione pubblicitaria, anche inconsapevolmente. Ecco, questo essere inconsapevoli e/o consapevoli ci dà l’opportunità di prendere spunti reciproci sul modo migliore per far arrivare un messaggio al target poiché, comunque, il fine di tutti noi è piacere, convincere, essere conosciuti e vendere”.

True Talks!, nelle intenzioni di Gusmeo, è un appuntamento destinato a essere riproposto. “Ma senza scadenze fisse – ha sottolineato -. Si tratta di un evento complesso da organizzare e per garantire la presenza di personaggi di questo livello bisogna far coincidere le disponibilità. Siamo comunque certi che il format sarà replicato, l’intenzione è quella di preparare almeno due o tre appuntamenti all’anno”.

Carrefour Italia organizza la giornata della Diversity

Carrefour Italia celebra anche quest’anno la ricchezza della diversità con un fitto calendario di attività dedicate a tutti i collaboratori e clienti e organizzate per la sede centrale ed i punti vendita. Oggi, 29 giugno, Carrefour Italia ha organizzato workshop, testimonianze e laboratori esperienziali, al fine di sottolineare l’impegno dell’azienda per l’inclusione e per comprendere meglio e vivere il significato della diversità declinata in differenti temi. Dalla tutela delle donne vittime di abusi con il supporto alla onlus WeWorld, al sostegno alle famiglie con persone affette da autismo grazie al progetto ‘Ora Quieta’, ideato con Progetto Autismo FVG Onlus; dalla ‘Guida al buio Calabria’, evento ideato per realizzare i sogni delle persone non vedenti grazie all’associazione Zeus Onlus, al progetto a sostegno delle comunità socio-sanitarie per minori di Agorà 97 Onlus. Queste solo alcune delle numerose iniziative sostenute nell’ultimo anno da Carrefour Italia.

Nell’arco della giornata di oggi saranno affrontati temi come l’importanza degli stili di linguaggio, le pari opportunità, le generazioni a confronto, la disabilità, la multiculturalità e la transizione alimentare, grazie al supporto di partner importanti in ambito di iniziative di Corporate Social Responsibility.

I collaboratori saranno coinvolti presso i punti vendita con la raccolta di foto ‘speciali’ della giornata, con l’obiettivo di creare la seconda edizione del ‘Diversity Calendar’, che andrà distribuito, a inizio anno 2019, agli oltre 19.000 collaboratori.

I clienti, allo stesso tempo, potranno godere della varietà, alimentare e non, dei prodotti in vendita, grazie a corner dedicati che valorizzano le diverse provenienze culturali e culinarie.

“Carrefour Italia, come il Gruppo Carrefour – commenta Paola Accornero, Direttrice Risorse Umane Carrefour Italia – è impegnata da anni sui temi della diversità e dell’inclusione, promuovendo attivamente le pari opportunità, la non discriminazione e politiche di inclusione per tutti i collaboratori tramite il sostegno a numerosi progetti e azioni concrete a supporto di organizzazioni che operano per il rispetto dei diritti, per l’integrazione culturale e a favore dell’inserimento sociale e professionale di persone affette da disabilità o provenienti da situazioni di svantaggio sociale”.

 

Proprio in occasione della giornata della Diversity, Carrefour Italia firmerà inoltre un protocollo quinquennale con l’Ente Nazionale per la protezione e l’assistenza dei Sordi Onlus (ENS) che prevede attività di sensibilizzazione e formazione nella Lingua dei Segni Italiana (LIS) per il personale dell’Ipermercato Carrefour di Collegno (TO). L’obiettivo di questa collaborazione è quello di far diventare l’Ipermercato un punto di riferimento della comunità sorda cittadina e della città metropolitana di Torino, composta da circa 1.000 famiglie.

“L’obiettivo di queste attività – continua Paola Accornero – è quello di creare un ambiente sempre più inclusivo e adottare politiche che favoriscano la valorizzazione del talento che nasce dalla diversità, di genere, etnia e cultura, stili di vita e appartenenza generazionale”.

Mondiali Mediaset, 175 milioni di spettatori totali per le prime 48 partite

Sul fronte digital oltre 15 milioni di visualizzazioni delle dirette sul web e sui dispositivi mobili

Si è chiusa ieri, con ascolti sempre in crescita, la fase a gironi di FIFA World Cup Russia 2018, trasmessa in chiaro e gratuitamente su quattro diverse reti Mediaset: Canale 5, Italia 1, 20 e Mediaset Extra FIFA World Cup.
Il bilancio delle prime 48 partite è molto positivo con un seguito totale di 175 milioni di telespettatori (oltre 20 milioni in più rispetto alla stessa fase di Brasile 2014 trasmessa da Rai e Sky. Anche le medie giornaliere d’ascolto sono un successo in ogni fascia oraria: in day time 3.155.000 spettatori totali, share 25,65% (29,34% sul target commerciale) e in prime time 6.000.000 spettatori totali, share 28,51% (32,9% sul target commerciale).
La partita più vista dei gironi è stata Brasile-Svizzera con 7.461.000 spettatori totali, share 36,3% (41,4% target commerciale).
Numeri importanti anche sul fronte digital con oltre 15 milioni di visualizzazioni delle partite in diretta sul web e sui dispositivi mobili. In continua crescita anche l’app ufficiale Mediaset Mondiali FIFA 2018 con oltre 300.000 download. Nel periodo 14 – 28 giugno 10 milioni di utenti unici hanno fruito dei contenuti relativi a Russia 2018. Da domani si è aperta la fase a eliminazione diretta con gli Ottavi di Finale.
Gli ultimi 16 incontri saranno trasmessi tutti su Canale 5 (e su Mediaset Extra FIFA World Cup con il commento della Gialappa’s Band) e tornerà in onda il programma post-partita
Balalaika – Verso la finale. Le 10 puntate di Tiki Taka Russia condotte da Pierluigi Pardo su Italia 1 hanno ottenuto un’ottima media d’ascolto: 1.814.000 spettatori con l’11,69% di share (13,56% di share sul target commerciale). Successo particolare sul pubblico più giovane con una share che sfiora il 16% di share sui 15-24enni e sui 15-34enni. La puntata record è stata quella successiva al match Nigeria-Argentina del 26 giugno con 2.633.000 telespettatori e il 14,6% di share (17,3% sul target commerciale).

Info Data pubblica l’indagine di tre studenti di Milano-Bicocca sul cantante perfetto

Collaborazione tra il corso di Data Science dell’ateneo e la sezione di data journalism del Sole24Ore.com. Raccolti i dati di ascolti 2017 su Spotify

Uomo, anglofono, dallo stile pop, meglio se con alle spalle pochi anni di carriera. Per conquistare il mondo, gli bastano tre minuti. Questo l’identikit del cantante perfetto secondo quanto ricostruito da tre studenti del corso di laurea magistrale in Data Science dell’Università di Milano-Bicocca per Info Data che hanno raccolto i dati di ascolti 2017 su Spotify. Un’analisi pubblicata lo scorso 28 giugno online su Info Data, la sezione di Data journalism del Sole24Ore.com nata nel 2011 come strumento per analizzare i fatti attraverso i numeri. Si tratta del primo di una serie di articoli in collaborazione tra l’ateneo e il quotidiano frutto di un accordo che vede il coinvolgimento del vicedirettore del Sole 24 Ore con deleghe al digitale Roberto Bernabò e del giornalista del quotidiano esperto di Data Journalism Luca Tremolada per formare gli studenti di data science sull’applicazione dell’analisi dei dati al giornalismo. L’accordo permette infatti agli 86 studenti iscritti al primo anno del corso magistrale partito a settembre all’Università Bicocca di mettersi in gioco nella gestione del ciclo della vita dei dati, dalla raccolta fino alla visualizzazione e descrizione per un pubblico di lettori. Una attività collaterale offerta a chi supera l’esame dell’insegnamento di Data Management and Data Visualization. Dopo l’orale, la possibilità di vedere il proprio elaborato finale pubblicato su Info Data del Sole 24 Ore. Autori dell’analisi sono stati gli studenti Silvia Santamaria, Alberto Raimondi e Davide Meloni che, sotto il coordinamento di Tremolada, hanno realizzato un identikit della canzone perfetta, raccogliendo i dati delle 200 canzoni più ascoltate giorno per giorno nel 2017 in ognuno dei 50 Paesi in cui opera Spotify, facendo emergere i punti chiave che contraddistinguono i brani delle canzoni emergenti sui gradini più alti del podio. Il 2017 è stato l’anno di Ed Sheeran con ‘Shape of You’ e di Luis Fonsi con ‘Despacito’.

Kiwi diventa ‘Banana’ per il Milano Pride 2018

L’agenzia milanese ha deciso di cambiare il suo nome a favore di nomi di altri frutti

In occasione delle manifestazioni nazionali per i diritti LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuali e asessuali) del Milano Pride, anche Kiwi ha deciso di dire la sua e dichiarare la propria posizione a riguardo. Per alcuni giorni, l’agenzia milanese ha deciso di cambiare il suo nome a favore di nomi di altri frutti. “Perché, noi ci chiamiamo Kiwi. Ma l’amore ha più di un frutto. E non esiste un frutto giusto e un frutto sbagliato. Vengono tutti dalla stessa forma d’amore”, dichiara Giancarlo Sampietro, general manager dell’agenzia. Un messaggio e un appello forte, un invito a cambiare le cose, insieme. Da giovedì sera, l’agenzia ha cambiato il suo nome in Banana e poi in Melone, Pera e Fico sui suoi canali social, sul sito e nelle firme dell’email dei suoi dipendenti. In più, ha trasformando anche il suo payoff ‘just fresh ideas’ in ‘just equal ideas’, cogliendo questa occasione per raccontare con orgoglio il suo approccio etico alla comunicazione e alla creatività: idee che rispettano i diritti di tutti, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione.

Riccardo Guarneri inaugura ‘La Biennale di Venezia a Ceglie Messapica’

Si tratta di uno dei 120 artisti di tutto il mondo, tra cui pochissimi italiani, a essere invitati direttamente dal direttore Christine Macel all’ultima edizione della Biennale di Venezia. Ora Riccardo Guarneri, 85 anni, fiorentino, uno dei padri della pittura analitica, porta al Maac, il Museo archeologico e di arte contemporanea di Ceglie Messapica, due sue grandi opere esposte alla rassegna lagunare.

Con questa mostra, che sarà inaugurata lunedì 2 luglio, parte il progetto ‘La Biennale di Venezia a Ceglie Messapica’, fortemente voluto e realizzato dall’amministrazione comunale, con la curatela di ​ArtRelation​, società milanese che si occupa di realizzare progetti per la business community collegati al mondo dell’arte.

Il progetto prevede una serie di mostre personali di artisti protagonisti dell’ultima edizione (la 57esima) della Biennale, conclusasi lo scorso novembre. Gli artisti porteranno al Maac insieme a opere rappresentative del loro percorso, anche quelle esposte a Venezia.

Per impreziosire l’evento e rafforzare il legame ideale con la Biennale veneziana, insieme alle opere degli artisti contemporanei protagonisti dell’ultima edizione, verranno proposte al Maac anche opere storicizzate, già passate in Biennale. Per questo primo appuntamento saranno esposti due autentici capolavori del ‘Pictor optimus’, Giorgio de Chirico. Si tratta di una ‘Piazza d’Italia con Arianna’, un olio su tela del 1916 e di ‘Aringhe’, un olio su cartone intelato dell’inizio anni Quaranta. Entrambe appartengono alla Collezione Arrigoni, una delle più prestigiose raccolte private di pittura del secolo scorso.

Simonetti Studio verso il traguardo dei 20 anni. All’insegna della condivisione

È questa la filosofia della boutique torinese: un piccolo gruppo di lavoro, rapido e reattivo, senza filtri tra creativi e clienti. Una struttura organica che si adatta rapidamente all’ambiente e che annovera tra i suoi clienti il Gruppo 24 Ore, per cui ha di recente curato la campagna dedicata al restyling del quotidiano Il Sole 24 Ore. Intervista a Carlo Simonetti, fondatore e direttore creativo dell’agenzia

di Claudia Cassino


Simonetti Studio nasce nel 1999, nel 2019 compirà 20 anni. Alla vigilia di questo importante traguardo, quale bilancio si sente di tracciare sull’attività dell’agenzia?
Positivo, assolutamente positivo. È chiaro che molto dipende dal contesto e dagli obiettivi che ci si prefigge. In un contesto, come quello che è andato delineandosi nei primi anni del nuovo millennio: la trasformazione totale del settore, la scomparsa delle agenzie piccole e medie e l’atomizzazione del mercato, già riuscire a sopravvivere sarebbe stato un buon risultato. Noi siamo riusciti a crescere, abbiamo affinato i nostri strumenti e la visione che abbiamo difeso fin dall’inizio, quella di un’integrazione totale dei servizi, dei canali e dei media, è stata premiante. Se a tutto questo aggiungiamo che uno degli obiettivi che perseguiamo da sempre sia quello di lavorare divertendoci senza l’ansia da prestazione del premio o del premietto e liberi dalla voracità del new business compulsivo, direi che ce l’abbiamo fatta.

Come si è chiuso il 2017 e quale andamento state mostrando nel 2018 in termini di fatturato e new business?
Un discreto incremento del fatturato, una decente visibilità, nonostante la nostra ritrosia sabauda e cronica pigrizia nell’autopromozione, e nuovi clienti con nuovi progetti.

Qual è la filosofia creativa di Simonetti Studio?
La condivisione. Siamo un piccolo gruppo, non abbiamo account per una ragione tecnica semplicissima: non potremmo essere così rapidi e reattivi se ci fossero filtri tra i creativi e i clienti. Condividiamo ogni progetto, anche se poi viene seguito ed eseguito dalle persone dedicate. Questo ci permette di operare autonomamente e all’occorrenza modellare la squadra sulle necessità del cliente piuttosto che su un organigramma rigido e precostituito. Diciamo che il nostro modello è quello di una struttura organica che si adatta rapidamente all’ambiente. Da un punto di vista essenzialmente creativo le dirò una banalità: la nostra filosofia è basata su una grande concretezza. Crediamo nelle cose che funzionano e cerchiamo di raggiungere sempre il risultato che il cliente si propone. Anteponiamo sempre il raggiungimento del risultato a qualsiasi altra considerazione e questo è enormemente apprezzato dai clienti.

Recente la campagna per il restyling del Sole 24 Ore: come è nata l’idea e come proseguirà il rapporto con il quotidiano?
L’idea è semplicissima: tradurre visivamente quella che è la funzione principale di un quotidiano: individuare un fatto e darne notizia. Isolare una porzione di realtà per capire meglio quanto sta avvenendo e raccontarlo con il massimo rigore. Tutto questo lo abbiamo rappresentato ritagliando sulla prima pagina del Sole 24 Ore la foto di prima pagina, mantenendola però collegata al resto del contesto. Il giornale isola una porzione di realtà per spiegarne il significato e uso il verbo ‘spiegare’ nella sua accezione più ampia e letterale. È una campagna multisoggetto che illustra giorno per giorno un tema di importanza primaria per i nostri lettori e ripropone la nuova configurazione del giornale. Nella seconda fase della campagna si presentano invece le nuove verticalità quotidiane, pagine dedicate ad argomenti fissi settimanali. Lavorare per il Gruppo 24 Ore, per me ha un enorme significato perché mi sono formato come art director lavorando su un cliente come l’Editoriale Domus ai tempi in cui Domus significava Mario Bellini e Italo Lupi, quando Quattroruote era il mensile più venduto in Europa. Le esperienze più recenti, per La Stampa di Mario Calabresi e poi di Maurizio Molinari, sono state estremamente formative per tutta la nostra squadra per comprendere le necessità di comunicazione, i tempi, i modi, i ritmi di un quotidiano multicanale. Oggi questo patrimonio di esperienze ci permette di operare con una realtà articolata come quella del Gruppo 24 Ore sentendoci perfettamente a nostro agio.

Su quali altri progetti state lavorando?
Stiamo lavorando su progetti molto eterogenei per clienti molto diversi tra loro, tutti ‘work in progress’.

Siete impegnati in gare?
In questo preciso momento no.

La vostra sede è a Torino: contate di aprire un hub anche a Milano?
Nonostante io sia uno dei pochissimi torinesi innamorato di Milano, no. Non c’è motivo, oggi. La distanza tra Torino e Milano è irrilevante e gli strumenti di cui oggi si dispone consentono contatti costanti e diretti esattamente come se ci si trovasse nello stesso luogo, nello stesso momento.

Regione Liguria va ‘sopra le righe’ con spot tv nazionale e promozione territoriale

L’estate 2018 di Regione Liguria nasce con una nuova volontà di raccontarsi: innanzitutto in tv, nelle case di milioni di italiani dove entrerà una Liguria inaspettata, piena di energia e bella da vivere, con lo spot voluto da Regione Liguria che andrà in onda dall’1 luglio sulle reti nazionali.

E poi sul territorio: chi andrà in Liguria per le vacanze troverà 3.019 tappe e 485 chilometri di percorsi colorati che raccontano una ‘Liguria sopra le righe’, grazie alla campagna di promozione territoriale dell’estate 2018 che accompagnerà dal 16 luglio i turisti alla scoperta di 78 comuni liguri.

“La prima campagna televisiva su reti nazionali dopo tanti anni vuole rivolgersi a un pubblico che deve tornare a considerare la Liguria come meta di un turismo di qualità. Con ‘Una Liguria sopra le righe’ per la prima volta si chiede direttamente ai liguri, tramite il loro orgoglio, di rendersi protagonisti della valorizzazione della loro terra”, ha commentato il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti.

Girato fra Boccadasse, Camogli, Varazze e il Beigua, lo spot ha come protagonisti Nicole Mazzocato e Fabio Colloricchio, coppia in tv e nella vita, con più di 2 milioni di follower su Instagram.

Ideato e prodotto dall’agenzia Miyagi di Milano utilizzando soltanto maestranze liguri e location suggerite dalla Genova Liguria Film Commission, ha come target quei turisti che hanno conosciuto la Liguria, magari da giovani con la famiglia, ma non la frequentano più.

Dietro alla Liguria delle bellezze artistiche e del pesto, suggerisce lo spot, vive una regione dove si può ballare in spiaggia, fare surf o downhill e baciarsi al tramonto. Dal 16 luglio partirà ‘Una Liguria sopra le righe’ in collaborazione con la Soprintendenza per l’Archeologia, le belle arti e il paesaggio per la città metropolitana di Genova e le province di Imperia, La Spezia e Savona. Ognuno dei 78 comuni partecipanti sarà attraversato da tre percorsi, tre righe colorate dipinte sulla strada, tre modi di vivere la Liguria: Arte (rosso), Curiosità (blu) e Bambini (giallo).

I visitatori potranno scegliere uno o più percorsi, andando così alla scoperta delle oltre tremila tappe che li punteggiano: gli ‘orgogli’, quei luoghi di cui gli abitanti vanno fieri. E i liguri saranno protagonisti anche sui media regionali, con la campagna che sarà on air dal 16 luglio a sostegno della ‘Liguria sopra le righe’ e che vedrà anche la partecipazione dei testimonial delle diverse località.

‘Una Liguria sopra le righe’ è stata possibile grazie allo sponsor Boero, che ha offerto gratuitamente la speciale vernice cancellabile e antiscivolo, e gli adesivi per i luoghi con selciati storici. Dall’orgoglio di mostrare il proprio territorio nasce l’hashtag che accompagnerà l’estate ligure: #orgoglioliguria, a cui faranno il paio via via i tanti hashtag dedicati ai singoli comuni (da #orgogliotaggia a #orgoglioarcola, ecc.).

Saranno così i social media il luogo del racconto, e nuovamente saranno i liguri stessi i protagonisti: seguendo la stessa strategia di #orgogliopesto, dove a fianco dell’attività di Regione Liguria sono stati migliaia i contenuti postati dai partecipanti, con l’obiettivo di raggiungere il grande pubblico con la partecipazione diffusa dei cittadini e turisti.

Radio, fatturato adv in calo a maggio (-2,5%). Primi cinque mesi a +6,8%

L’Osservatorio Fcp-Assoradio (Fcp-Federazione Concessionarie Pubblicità) ha raccolto i dati relativi al fatturato pubblicitario sul mezzo radio del mese di maggio 2018, che registra un dato pari a -2,5% rispetto al corrispettivo 2017. Tale dato corrisponde a un fatturato totale di 35.562.000 euro.

“Per il mese di maggio si concretizzano i segnali di un rallentamento del mercato pubblicitario in generale – commenta il presidente Fcp-Assoradio, Fausto Amorese -. La flessione del fatturato radio risulta tuttavia contenuta: -2,5%. Consideriamo che nel 2017 maggio era cresciuto del +14,7% rispetto all’anno precedente. Possiamo affermare che la flessione è quasi fisiologica. Il dato progressivo gennaio-maggio si mantiene invece fortemente positivo: +6,8% verso il 2017. Un risultato sensibilmente superiore rispetto alla attuale media del mercato. Nei primi cinque mesi tra i settori che investono maggiormente sul mezzo si distinguono per la loro crescita Automobili, Alimentari, Tempo Libero, Turismo/Viaggi”.

Metro rinnova il brand e lancia una campagna adv con protagonisti i clienti

In qualità di partner dell’Horeca, Metro rilancia il proprio brand con una nuova campagna di comunicazione che mette al centro della scena il cliente stesso.

Con il claim ‘Metro. Il vostro successo è il nostro impegno’ l’azienda continua a sottolineare il coinvolgimento quotidiano nel supporto al proprio cliente.

L’azienda ha voluto rendere molto esplicito il messaggio, tanto da affidarlo sin dalla fase teaser della campagna, alla voce e al volto dei propri dipendenti, che dichiarano ‘Noi non lavoriamo per Metro’ per poi spiegare ‘Noi lavoriamo per Lilian’, ‘Noi lavoriamo per Christa’ e i milioni di clienti che Metro vanta in 20 Paesi del mondo.

Con questo espediente narrativo i dipendenti Metro introducono sulla scena i clienti, dei quali la campagna racconta le singole storie di successo: una per Paese. Il volto della campagna quindi è quello delle persone, i clienti, che si sono prestati per raccontare le proprie storie imprenditoriali, le sfide affrontate e i successi raggiunti e da raggiungere. Così si può saperne di più su Christa, che in Germania ha portato la sua famiglia a sposare il digitale oppure seguire Vijay che dall’India ci racconta come vuole trasformare il suo negozio di vicinato nel miglior punto vendita ‘sulla piazza’ e ancora incontrare Elliott che offre catering ‘sostenibile’ in Belgio.

Per l’Italia la storia è quella di Lilian una donna che ha trasformato la sua passione in una florida attività imprenditoriale, un bistrot, e che forte del proprio successo si è data nuovi obiettivi. Metro Italia supporterà Lilian nel suo lavoro verso il nuovo traguardo e tutti potranno seguire la sua storia su www.metro.it.

“Fedeli alla nostra volontà di essere un supporto costante per i nostri imprenditori cerchiamo costantemente il miglior ‘fine tuning’ tra la nostra offerta e le esigenze del mercato e dei nostri clienti, offrendo soluzioni sostenibili e con un alto valore commerciale – afferma Tanya Kopps, ceo entrante di Metro Italia -. Mettere al centro della nostra attenzione il lavoro dei nostri clienti, i professionisti dell’Horeca e i loro obiettivi, non è altro che una logica conseguenza dei nostri valori e del coinvolgimento e la passione con cui viviamo il nostro lavoro”.

La campagna è stata realizzata a livello internazionale da Serviceplan e pianificata da UM in Italia, dove è veicolata sulla principale stampa nazionale quotidiana.

Dall’1 luglio arriva in omaggio con la rosea il settimanale Fuorigioco

Fuorigioco, il nuovo settimanale de La Gazzetta dello Sport, è un supplemento estivo in omaggio tutte le domeniche dall’1 luglio al 26 agosto, ispirato alla grande tradizione dei giornali famigliari e popolari, con filo conduttore lo sport oltre lo sport, fabbrica di miti e palcoscenico di celebrità.

“Nel nome c’è già il programma: Fuorigioco comincia dove la fatica quotidiana della Gazzetta finisce. Oltre quel perimetro rosa che racchiude il risultato sportivo, la competizione, la sua epica e i suoi protagonisti c’è un altro territorio, sempre più grande e importante, in cui lo sport diventa un luccicante fenomeno sociale”, scrive nell’editoriale il direttore Andrea Monti.

“Il calcio è diventato il più grande spettacolo globale dopo il Big bang. La vita dorata dei suoi eroi, con mogli, figli, fidanzate e wags ha ormai soppiantato nell’immaginario collettivo la fascinazione che prima esercitavano le star del cinema e della tv. Lo stesso sta accadendo nelle altre discipline maggiori, dal basket al tennis, agli sport olimpionici. È questo il mondo di cui Fuorigioco apre le porte”.

“Come avevamo promesso, La Gazzetta dello Sport sta offrendo un’estate di grande informazione, anche senza la nostra nazionale al Mondiale, come ci conferma l’apprezzamento di lettori e utenti – dice Urbano Cairo, presidente e amministratore delegato di RCS -. Vediamo premiato l’impegno della direzione e della redazione, e gli investimenti per arricchire il quotidiano corredandolo di supplementi in omaggio. Negli ultimi mesi abbiamo creato nuove pagine locali, rilanciato Sportweek, sviluppato le Grandi Gazzette e le nuove testate G Magazine, lanciato Gazza Mondo. Con Fuorigioco aggiungiamo un nuovo tassello alla nostra offerta settimanale: un supplemento perfetto per la lettura della domenica”.

Stampato su carta bianca, 32 pagine, Fuorigioco esce il primo luglio con una cover story dedicata a Ilary Blasi. Riflettori puntati anche su Giorgia Palmas, Valentino Rossi e Francesca Sofia Novello, Mauro Icardi e Wanda Nara, Andrea Pirlo e Valentina Baldini con i loro due gemelli, Ciro Immobile e Jessica Melena, il tormentone Belen-Iannone.

Fuorigioco coinvolge lettori e utenti puntando sulla loro capacità di scrivere opinioni e racconti di avventure sportive: sulla piattaforma Gazzetta Fan News saranno pubblicati i loro interventi e una selezione troverà spazio su Fuorigioco nella pagina Gazza Caffè.

Nel primo numero i lettori intervengono sul tema delicato del calcio in tv, dopo la recente assegnazione dei diritti per il triennio 2018-2021.

Ne parlano anche Paola Ferrari e Giuseppe Cruciani: per lui ‘il calcio di tutti’ è uno slogan senza senso, per lei guardare i gol è un diritto e va garantito. In tutti i numeri le sezioni: Tipi candidi di Candida Morvillo, GazzaLeaks sul calciomercato, Le classifiche pazze, L’intervista impossibile, Fuorigioco week-end, Sport Style e le pagine dedicate ai consigli per il tempo libero, il fitness, i giochi, gli appuntamenti top della settimana in tv e al cinema. Per chiudere, la graphic novel di Denis Medri, un feuilleton che ci accompagnerà per tutta l’estate con una trama gialla a tema sportivo.

Il lancio di Fuorigioco è supportato da una campagna di Hi! Comunicazione con il claim ‘Dentro la vita, Fuorigioco’, on air da oggi e in tutti i week-end di luglio su televisione, radio, stampa, web, social.

 

L’Intelligenza Artificiale ‘piace’ agli heavy e-shopper. Preoccupa la privacy

di Andrea Crocioni


Dove ci sta portando la traiettoria dell’innovazione? Come le persone stanno reagendo a queste nuove dinamiche? A questi interrogativi, focalizzandosi su uno dei temi del momento, l’Intelligenza Artificiale, ha provato a rispondere l’edizione 2018 della ricerca Experience Matters, presentata ieri presso il Campus Bovisa del Politecnico di Milano.

Lo studio, realizzato lo scorso mese di maggio, ha coinvolto un campione di 1.024 consumatori italiani maggiorenni, rappresentativo dell’universo degli heavy e-shopper, ovvero di quei 13,5 milioni di persone che hanno fatto almeno un acquisto online al mese nei dodici mesi precedenti.

La survey si è focalizzata su questo target perché abitualmente, nelle sue interazioni digitali, ha occasione di avere a che fare, più o meno consapevolmente, con servizi erogati proprio grazie all’AI. Si tratta di consumatori evoluti che possono aiutare a comprendere in che direzione si muoverà il resto della società italiana nei prossimi anni.

Anche quest’anno l’indagine è stata realizzata da Personalive – società di consulenza strategica di marketing multicanale che si occupa di ricerche di mercato basate sull’approccio Dynamic Personas – in collaborazione con POLI.Design – attraverso la Experience Design Academy – e GreatPixel, agenzia che si occupa di Design e Conversion Rate Optimization.

Il dato che emerge prepotentemente dalla ricerca è la buona considerazione di cui gode fra gli heavy e-shopper l’AI all’interno dei servizi digitali: ben otto milioni di individui la ritengono positiva e nutrono alte aspettative, associandola a una maggiore velocità, a un aumento di servizi e funzionalità e a una migliore aderenza alle esigenze personali. Il tasto più sensibile resta quello della protezione della privacy.

La quasi totalità degli intervistati (98%) ha incontrato AI almeno una volta durante la navigazione. Il test realizzato su quattro diversi servizi digitali-tipo che utilizzano Intelligenza Artificiale – mappe e servizio di orientamento, servizi di intrattenimento con profilazione degli interessi, servizi per la prenotazione di viaggi e alloggi e infine assistenti vocali – ha evidenziato un elevato tasso di utilizzo tra gli heavy eShopper, ma soprattutto un elevato livello di consapevolezza circa la presenza di intelligenza artificiale in questi servizi (80% in media, tra gli utilizzatori). All’interno del bacino di 13,5 milioni di persone preso in considerazione, ben 12,5 milioni utilizzano servizi erogati con il supporto di Intelligenza Artificiale, che per il 64% degli utilizzatori, come già anticipato, rappresenta una cosa positiva.

Il 30%, invece, pari a circa 3,8 milioni di persone, ha nei confronti dell’AI un atteggiamento di indifferenza (la metà di questi non la ritiene importante per la fruizione del servizio) e, infine, il 6% ha maturato un’opinione negativa. Se prendiamo in considerazione l’erogazione dei servizi, l’Intelligenza Artificiale è percepita dal 32% come una vera opportunità per chi effettua circa a un acquisto al mese, una percentuale che sale al 45% tra chi effettua almeno un acquisto a settimana.

Di questi ultimi però solo il 24% è totalmente ottimista riguardo ad un uso corretto dell’AI rispetto alla propria privacy. Le aspettative verso l’Intelligenza Artificiale sono alte: il 52% la associa ad una maggiore velocità, il 46% è convinto che porti più servizi e funzionalità, il 43% maggiore aderenza alle esigenze personali e il 37% maggior gradevolezza dell’interazione e della navigazione. Infine, domandando al campione, attraverso un’associazione libera, a cosa faccia pensare l’AI, emerge che esistono sacche di ignoranza sul tema, prova ne è che il 4% la definisce ‘inutile’ e ‘finta’, il 3% l’associa a ‘fiction’ o ‘fantascienza’ e il 10% ne ha paura considerandola pericolosa.

L’indagine ha sondato gli heavy eShopper italiani anche su altri aspetti. Il processo d’acquisto si conferma multicanale per la maggior parte delle categorie merceologiche.

Si conferma elevata (oltre l’80%) la percentuale di utenti infastidita dalla presenza di fenomeni interruttivi durante la navigazione (banner, pop-up, obblighi di registrazione, pubblicità), che porta nella maggior parte dei casi (1 utente su 3) alla rinuncia ai contenuti ricercati. Infine il 63% del campione afferma di percepire negativamente la richiesta di accesso ai dati personali, mentre solo il 4% lo vede come un modo per migliorare il servizio. La ricerca ha diviso l’universo degli Heavy eShopper in quattro differenti segmenti sulla base di come reagiscono e si comportano durante la navigazione online e su come percepiscono i nuovi servizi di AI.

I Cross-Border rappresentano il segmento di chi acquista online con frequenza moderatamente alta, (circa uno al mese, 4,2 mln di italiani, +2% sul 2017), meno avvezzo ai canali social nei processi di acquisto e quindi più infastidito da una navigazione poco agevole soprattutto in relazione alla privacy.

In relazione all’AI, la riconoscono di meno e nutrono meno aspettative, e – sebbene anche per loro rappresenti un’opportunità – sono maggiormente insicuri. Quello degli Opportunist è il cluster più numeroso (5,8 mln, +5%). Aumenta la frequenza di acquisto (2 o 3 volte al mese) e acquista online principalmente per convenienza economica.

È il cluster più multicanale, che sceglie di volta in volta se acquistare online, o offline. Vede l’A.I. come un’opportunità in quanto permetterà di fare acquisti in modo più veloce e più aderente alle esigenze personali. Goal-Focused: è il cluster più piccolo e maggiormente in calo (0,9 mln, -36%).

Durante la navigazione online è concentrato sui suoi obiettivi, come gli acquisti online (uno a settimana), tanto che non percepisce fastidio rispetto a eventuali interruzioni.

L’acquisto online significa relax ed abitudine.

Vede l’Intelligenza Artificiale come un’opportunità ed ha aspettative elevate a riguardo. Digital Explorer: è il cluster più evoluto digitalmente (2,6 mln di italiani) e in crescita vertiginosa (+73%), grazie anche all’aumento della consapevolezza circa la presenza di fenomeni interruttivi. Si tratta del cluster maggiormente social, con alta frequenza di acquisto online (settimanale) e maggiormente esposto alla presenza di A.I. percepita come un’opportunità innovativa.

“I cluster digitalmente più evoluti nutrono aspettative maggiori circa l’AI – ha spiegato Andrea Boaretto, Founder & Ceo Personalive, presentando la ricerca – ed essendo i più consapevoli sia nel percepito che nell’agito, ci fanno prevedere che man mano aumenterà la conoscenza da parte degli utenti, l’AI verrà vista come un’opportunità: la paura deriva dalla scarsa conoscenza”.

A seguire Giovanni Pola, Ceo di GreatPixel, ha sottolineato come “più si approfondiscono i temi legati all’AI, più si ha evidenza del ruolo centrale del marketer e del designer nella sua implementazione concreta. Niente di più lontano quindi del pericolo di ‘perdere il lavoro’ a causa dell’AI per chi progetta servizi. Gli utenti più evoluti hanno anche capito che l’AI non è una ‘bacchetta magica’, ma un nuovo modo di pensare servizi che devono essere contestualizzati, progettati e pensati correttamente per essere rilevanti”.

Infine, Venanzio Arquilla, Professore Associato Politecnico di Milano, ha sottolineato come “la nuova sfida per le aziende sarà quella di lavorare sugli AI pattern, sfruttando le potenzialità positive della tecnologia, evitando le distorsioni e puntando su quattro aspetti fondamentali ed imprescindibili: etica, estetica, conversazione e cultura”.

 

Il mobile detta le nuove regole del video adv: le sfide che attendono il settore

a cura di Andrea Campana, Ceo di Beintoo


Il mobile è la nuova frontiera dei video. A confermare un sentiment nell’aria già da tempo è stato l’ultimo progetto firmato Instagram, IGTV. Una nuova sezione, disponibile anche attraverso un’app dedicata, grazie alla quale sarà possibile pubblicare video lunghi fino a 60 minuti. Il formato? Quello verticale, che la diffusione sempre più massiccia degli smartphone ha sancito come quello capace di creare più engagement.

Secondo le stime di Snapchat, i vertical video ads hanno fino a 9 volte più visualizzazioni complete rispetto a quelli orizzontali. È ancora presto per capire l’impatto nel settore del mobile advertising di IGTV, dove per il momento non sono previsti messaggi pubblicitari. Anche le Stories, lanciate ad agosto 2016, li hanno introdotti solo 7 mesi dopo. Il bilancio a oggi? Secondo The State of Instagram Marketing di Later, il 30% delle aziende ha previsto nel 2018 investimenti adv sulle Stories contro l’8% del 2017. Le statistiche sono chiare: i video sono parte della nostra quotidianità. Secondo alcune video marketing statistics raccolte da Biteable, il 55% delle persone guarda ogni giorno video online, che entro il 2020 rappresenteranno l’80% del traffico internet. Circa il 50% degli utenti guardano video su un prodotto o un servizio prima di recarsi in uno store e hanno una propensione all’acquisto raddoppiata rispetto a chi non ne guarda. Dove sono visionati? Il 51% è fruito da mobile e il 53% dei possessori di smartphone dichiara di avere maggiore affinità con i brand che comunicano con dei video sulla propria app o sul sito mobile. Le ragioni sono anche di natura psicologica. Una ricerca SalesBrain commissionata da Facebook nel 2015 ha evidenziato come l’esperienza adv su smartphone sia più immersiva rispetto a quella su tv: gli utenti hanno mostrato risposte emozionali più forti, livelli più alti di engagement e una maggiore capacità di memorizzazione.

Ma per deliverare campagne video su mobile davvero efficaci, non basta replicare l’esperienza della tv sullo schermo dello smartphone. È necessario affidarsi a player che conoscano alla perfezione questo strumento non solo dal punto di vista dei formati, ma anche nelle sue abitudini di fruizione. I mobile video ads sono visionati soprattutto nel formato verticale, partono in autoplay e nell’82% dei casi sono fruiti senza audio. Per rendere il messaggio comprensibile e veicolabile, è quindi fondamentale usare il testo per diffondere le informazioni principali, stabilendo una gerarchia visuale attraverso font di colori e grandezze diverse. Senza dimenticare, poi, la lunghezza: secondo i dati di Facebook, i video ads che generano più conversioni su mobile sono quelli della durata di 6 secondi, con un +11% di ad recall stimato e un +12% di ritorno sulla spesa rispetto a uno spot di 30 secondi.

Le campagne video in ambiente mobile, quindi, non devono essere il semplice adattamento dello spot tv e nemmeno replicare l’experience dei PreRoll su desktop, ma devono permettere all’utente di poter interagire con il brand. Un formato che sta riscuotendo molto successo sono gli Interactive video ads, che secondo uno studio di Magna aumentano del 47% il tempo dell’utente speso ‘in compagnia’ del brand, anche quando non clicca sul video: l’invito a interagire rende l’annuncio del 32% più memorabile rispetto a quelli non interattivi, determinando un impatto 9 volte maggiore sull’intenzione di acquisto.

Le nuove tecnologie ci offrono oggi la possibilità di portare l’utente davvero ‘all’interno’ dell’esperienza adv. La realtà virtuale è l’ultima frontiera del mobile video advertising e la sfida sarà sempre più quella di rispondere al desiderio di entertainment del consumatore e al tempo stesso di preservare la brand identity, rispondendo in modo puntuale ai propri KPI. Sempre secondo Magna, un video ads in VR su mobile aumenta del 7% le probabilità di acquisto rispetto a un video annuncio tradizionale; inoltre, lo smartphone è il secondo strumento preferito per guardare questo tipo di contenuti subito dopo i visori per la realtà virtuale, con un +10% di propensione all’acquisto rispetto al desktop.

Il mobile sarà sempre di più il maggiore driver di espansione dell’online video advertising: secondo le stime Forrester, la sua quota nel mercato dei video ads digitali passerà dal 50% del 2018 al 59% del 2023, rappresententando il 72% della crescita della spesa da qui ai prossimi 5 anni. Verso quale direzione andrà il mobile video advertising? A definire le sue direttrici di sviluppo sarà sempre di più un approccio data-driven. Più l’esperienza d’acquisto diventa frammentata, più è necessario studiare dei messaggi video adv precisi, strategici e personalizzati su tutti i differenti canali. Una necessità che, secondo un sondaggio Innovid, è già condivisa dal 58% dei marketers, che nel 2017 hanno aumentato i propri investimenti in campagne video data-driven, osservando un aumento dell’engagement del 63% contro quelle che non lo sono. Anche il video advertising non potrà fare a meno di mettere al centro i dati geo-comportamentali e di usarli per migliorare la customer experience a tutti i livelli.

 

Ad4Ventures investe nella piattaforma online Rebelle.com

Rebelle.com, piattaforma online dedicata all’abbigliamento firmato second-hand, riceve un investimento multimilionario da parte di Mediaset.

L’affare, basato sul modello media for equity, darà un nuovo impulso alla crescita internazionale del portale tedesco di re-commerce. La nuova partnership strategica coinvolge Ad4Ventures, l’iniziativa di venture capital messa in atto da Mediaset, nuovo azionista di Rebelle che introdurrà un volume multimilionario in termini di impatto mediatico sul territorio italiano.

Mediaset, gruppo leader in Italia nel settore dei media, offrirà promozione e comunicazione a 360º attraverso i propri canali di distribuzione, con l’obiettivo di espandere la presenza del brand Rebelle in Italia.

Cécile Wickmann (nella foto), fondatrice e ceo di Rebelle – StyleRemains GmbH, spiega: “Grazie a questa partnership a lungo termine, avremo modo di promuovere la crescita internazionale di Rebelle e accrescere la nostra brand awareness in Italia, raggiungendo risultati senza precedenti. I consumatori italiani contribuiscono in maniera rilevante al nostro marketplace internazionale. Lavorando con Mediaset, potremo raggiungere un gruppo ancora più grande di potenziali nuovi clienti, grazie alla nostra selezione esclusiva di articoli firmati second-hand. L’ingresso in Italia sarà accompagnato da una serie di eventi retail in collaborazione con alcuni marchi selezionati e concept store sul territorio nazionale”.

Katia Rizzo, responsabile di Mediaset Ad4Ventures, conferma: “La nostra azienda investe esclusivamente in modelli di business comprovati con un management molto forte e siamo davvero emozionati di poter contribuire al successo di Rebelle in Italia”.

“L’Italia rappresenta il mercato più grande per i beni personali di lusso in Europa ed esiste un grande potenziale in relazione al mondo e-commerce e re-commerce”, aggiunge Massimo Beltrame, cmo di Mediaset Ad4Ventures.

Oltre che in Italia, Rebelle sta attualmente espandendo i propri orizzonti anche verso altri mercati attrattivi in Europa: nell’autunno del 2017, l’azienda ha ricevuto un investimento multimilionario condotto dall’investitore danese Friheden Invest A/S e, recentemente, ha acquisito il competitor scandinavo The 2nd Edit.

La sede dell’azienda è ad Amburgo, ma già due terzi degli ordini gestiti riguardano transazioni al di fuori dei confini nazionali e collegano clienti in 29 Paesi diversi. Il sito, che offre oltre 100.000 articoli firmati selezionati e brand come Hermès, Chanel e Louis Vuitton, registra un traffico di oltre un milione di utenti singoli al mese.

 

Velux lancia la video serie ‘Storie di luce’ con Social Content Factory

È firmata da Social Content Factory, parte di The Story Group – Nati per raccontarti, la video serie ‘Storie di luce’ lanciata da Velux.

Tutto è nato alla fine dello scorso anno dall’esigenza di trovare un formato adatto al racconto del brand Velux come esperienza. Si è così deciso di lavorare alla realizzazione di video-racconti, multi declinabili per tipologia e fruibili dai diversi target, dal consumatore finale al progettista.

Obiettivo raccontare come la luce zenitale entrasse nella vita di tutti i giorni delle persone e di come è possibile viverla nella propria abitazione, sia in caso di ristrutturazioni che di nuove costruzioni.

La scelta del partner video è ricaduta su Social Content Factory; a Serafino Ruperto, consulente Velux da oltre dieci anni, il compito digestire e coordinare l’iniziativa. Con il supporto dei consulenti alla progettazione Velux è partito un vero e proprio casting; case belle, case luminose, case con differenti personalità, proprietari e architetti disposti a mettersi in gioco. Scelte le città, i progetti e i protagonisti, una crew composta da sei persone ha girato l’Italia negli ultimi mesi entrando di fatto per alcuni giorni nella vita e nelle case di cinque famiglie.

“Storie di Luce ci piace immaginarla come una piattaforma di comunicazione in grado di raccogliere sogni, bisogni e arte del buon progettare e che li sintetizza in video racconti – ha raccontato Marco Cordioli, responsabile marketing Velux Italia -. Questa iniziativa parla indirettamente anche della trasformazione digitale che negli ultimi anni ha cambiato profondamente il modo di interpretare i ruoli di marketing, vendite e customer care all’interno delle aziende. Il racconto infatti si trasforma e da’ accesso a servizi di consulenza gratuita e supporto al processo di scelta e acquisto”.

Andrea Stagnitto, founding partner di Social Content Factory, aggiunge: “Siamo davvero molto contenti di continuare un percorso che ci vede affiancare Velux nella videostrategy con questo nuovo progetto in cui siamo ispirati ai maestri del documentarismo observational, e che senza dubbio è il più importante sino ad ora da noi realizzato per l’azienda il livello di execution, la ricerca di un racconto artisticamente rilevante e il discreto inserimento del prodotto e dei suoi benefici spero possano essere i fattori vincenti”.

Per Social Content Factory la regia della serie è di Martina Bertoli e la produzione esecutiva è di Valentina Squillace. Il project management, infine, è di Veronica Clavello. Le fotografie sono di Andrea Segliani.