Bibite Sanpellegrino, #IoMiMeraviglio arriva in tv con Wip Italia e Mediacom

di Cinzia Pizzo


“#IoMiMeraviglio è un progetto di comunicazione integrata, on air a partire dal 27 maggio, che toccherà diversi touch point e avrà il suo apice nella campagna televisiva”. Con queste parole Elisabetta Bracci, marketing manager Premium Brands Sanpellegrino, ha presentato la seconda edizione di #IoMiMeraviglio, l’iniziativa nata nel 2017 come operazione online.

“La campagna #IoMiMeraviglio, ideata da Wip Italia, l’agenzia digital partner di Bibite Sanpellegrino, era stata sviluppata lo scorso anno per il canale digitale e il punto vendita. Quest’anno abbiamo deciso di amplificare il progetto, arrivando anche in tv e prevedendo una serie di attivazioni speciali che invitano gli italiani a celebrare i piccoli momenti di meraviglia che la vita regala ogni giorno – ha spiegato la manager -. Non sarà una campagna istituzionale ma un’activation campaign: mira a creare una dimensione di vicinanza emotiva con il consumatore per indurre una vicinanza con il prodotto”.

‘Le piccole meraviglie meritano un grande gusto’ è il claim di questa seconda edizione della campagna #IoMiMeraviglio. Gusto, naturalità, italianità, premiumness sono i valori del mother brand veicolati nel progetto integrato che vivrà in uno nuovo spot (45”, 20”, 15”, 6”), un concorso digitale e instore, supportato da comunicazione nel punto vendita, e una limited edition di tre referenze: Aranciata Classica, Aranciata Amara, Chinò. Il packaging delle lattine limited edition, distribuite da maggio a fine luglio, è ispirata alle maioliche tipiche del mediterraneo ed è stata realizzata da Capricorn.

Lo spot tv, sviluppato dalla stessa Wip Italia sul concept creativo del progetto, ha l’obiettivo di raccontare i momenti di meraviglia italiana attraverso quattro storie emozionanti. Dalla ragazza che guarda nel buco di una serratura e scopre un’opera d’arte della sua città, al fidanzato che apre il portatile e trova una polaroid della sua compagna con un messaggio speciale, a un gruppo di amici che si ritrova per una nuova estate insieme e viene accolto da un benvenuto inaspettato fino a un tramonto magnifico al termine di una giornata di lavoro, dove le Bibite Sanpellegrino accompagnano ogni esperienza.

Queste le storie della campagna tv che sarà on air per 6 settimane nel formato da 20”, a partire dal 27 maggio fino al 4 agosto. Le storie dello spot avranno, inoltre, una declinazione social che vedrà 12 creatività modulate in video da 6” e da 15” e una pianificazione digital dal 4 giugno al 2 settembre. L’obiettivo è coinvolgere i consumatori nel raccontare le loro piccole meraviglie di ogni giorno partecipando al concorso.

Nella sezione del sito bibite.sanpellegrino.it dedicato all’iniziativa, dal 23 maggio al 2 settembre, gli italiani potranno accedere alla seconda edizione del concorso #IoMiMeraviglio. Due le modalità di partecipazione: per l’instant win Cattura le Meraviglie basterà caricare una foto, su Facebook e Instagram, che racchiude una meraviglia quotidiana, associarla a un breve testo che descrive il momento speciale e scegliere la bibita Sanpellegrino da abbinare; nella modalità Compra una Bibita si potrà provare a vincere un premio acquistando una bibita Sanpellegrino e caricando lo scontrino nell’area dedicata.

L’estrazione finale del concorso #IoMiMeraviglio sarà accessibile caricando una Coppia Meraviglia + Scontrino e i partecipanti avranno l’opportunità di vincere un buono viaggio nel Mediterraneo.

L’operazione a 360° è stata ideata, concepita e realizzata da Wip Italia con la direzione strategica di Michele Fadigati, il coordinamento di Luca Schivardi e la direzione creativa di Paolo Chiabrando e Andrea Vercellino. La casa di produzione del film è Altamarea Film, sotto la regia di Marco Bellone e Giovanni Consonni.

La comunicazione sui canali social è gestita internamente dall’area Marketing e Digital dell’azienda, mentre Mediacom ha curato la pianificazione dello spot tv sulle principali reti televisive.

“Rivolgendosi a un target adulto di classe sociale medio alta, lo spot sarà pianificato sui principali network televisivi per tutta la stagione estiva – ha dichiarato Elisabetta Bracci, marketing manager -. Data questa copertura, SanPellegrino ha stanziato un budget importante per la campagna #IoMiMeraviglio, con una quota del 70% destinata al mezzo tv e il restante 30% al digital”.

Engie Italia incrementa la redditività degli spazi sportivi con Engie Program

di Valeria Zonca


Engie Italia, player dell’energia e dei servizi, attraverso la sua società Engie Program, nata nel gennaio 2017 e specializzata nei servizi di facility management per impianti sportivi, ha presentato ieri allo Stadio San Siro di Milano il workshop ‘Smart Arenas & Facility Management’, con l’obiettivo di presentare le strutture sportive come luogo da rivalutare e da valorizzare.

L’ad in Italia della multinazionale francese, Olivier Jacquier, ha fornito alcuni numeri che hanno contestualizzato la situazione.

“L’età media degli stadi in Italia è di 64 anni e negli ultimi dieci anni le strutture sportive riqualificate sono state tre con una spesa totale di 150 mila euro – ha introdotto l’ad -. A differenza di quello che succede in altri Paesi europei che, con investimenti pari a 15 miliardi di euro, vantano arene in grado di raddoppiare i ricavi dopo le ristrutturazioni. La grande sfida, in Italia, è quella di evolverle in luoghi di aggregazione funzionali e moderni per tutta la community, coerenti e in armonia con città sempre più smart, sicure, flessibili e sostenibili: è quello che noi chiamiamo progresso armonioso”.

Engie Program, intervenendo sulla valorizzazione di strutture esistenti, a oggi ha stipulato partnership con importanti assetti proprietari del mondo del calcio, come il Consorzio MiStadio, Parma Calcio, Chievo Verona, Hellas Verona, Atalanta Bergamasca Calcio, U.S. Sassuolo Calcio. L’azienda non si occupa solo di stadi di calcio, ma anche della gestione di strutture indoor quali palazzetti, piscine e club.

L’obiettivo è creare occasioni di sviluppo, quindi progetti funzionali al miglioramento delle strutture sportive, in modo tale da renderle idonee alla massimizzazione della fan experience, aspetto che in Italia necessita un assoluto miglioramento.

Jacquier ha elencato 5 proposte per convincere il mercato dell’affidabilità di un partner come Engie Program: gestire una struttura in maniera efficiente; mettere in campo le competenze per valorizzare strutture esistenti; incrementare i ricavi generati da strutture riqualificate; rendere gli stadi più sicuri e flessibili; lavorare senza dimenticare tematiche come ambiente e sostenibilità.

Le due tavole rotonde ‘Smart arenas – Il futuro dello sport italiano’ e ‘Smart arenas come contenitori di servizi integrati – L’importanza del facility management’, moderate dal condirettore vicario di Sky Sport Giuseppe De Bellis, hanno coinvolto presidenti di leghe sportive, manager di club calcistici e di azienda, figure istituzionali e accademiche.

Lo stadio, diventando una struttura polifunzionale, digitale e sicura deve appropriarsi di una vita ulteriore per rappresentare un punto di riferimento all’interno del tessuto urbano per la cittadinanza, affinché possa vivere questi spazi non solo il giorno dell’incontro sportivo, ma durante tutta la settimana.

Luoghi che possono diventare anche dei campi di prova per testare nuove tecnologie. C’è ancora molto da fare, a detta dei partecipanti, ma per gettare le basi è fondamentale creare sinergie con la pubblica amministrazione e attuare politiche di marketing e di supportership ad hoc per la tifoseria e per chi resta ancora lontano dalle arene sportive.

Media Club vince la gara media per il lancio di PlanetWin365

Dopo l’assegnazione dell’incarico per la parte creativa a Saatchi & Saatchi, si è chiusa con la vittoria di Media Club anche la gara media di SKS365, azienda internazionale leader nel settore delle scommesse. Il pitch è stato indetto per il lancio in comunicazione del brand PlanetWin365.

“La scelta di Media Club è avvenuta dopo un completo processo di selezione che ci ha visto consultare i più importanti centri media del mercato. Media Club ci ha convinto grazie a un piano estremamente articolato che non solo rispecchia le nostre ambizioni ma che, denotando una profonda conoscenza del mercato del gioco e delle sue tipicità, potrà massimizzare i risultati della creatività che stiamo sviluppando con Saatchi&Saatchi”, ha commentato Francesco Gaziano, nuovo direttore Marketing di SKS365.

L’attività di comunicazione, che ha il primario obiettivo di aumentare la brand awareness, si articolerà nel periodo giugno 2018 – dicembre 2019 e prediligerà la tv, anche se non mancheranno declinazioni in ooh, radio, stampa ed eventi sul territorio con l’obiettivo di fidelizzare i clienti di PlanetWin365 e conquistarne di nuovi.

“Siamo molto orgogliosi dell’incarico assegnato da un’azienda leader come PlanetWin365. Il mercato del betting si presenta oggi in Italia estremamente affollato e caratterizzato da diverse limitazioni, ma questo rende la sfida ancora più interessante. La nostra expertise è stata riconosciuta dall’azienda e si è subito creata una sintonia con le persone coinvolte nel progetto. Non vediamo l’ora di metterci al lavoro”, commenta il team Media Club coinvolto nel pitch.

Netcomm Forum accende i riflettori sul ‘Next Retail’

Il 30 e il 31 maggio a Milano si terrà la tredicesima edizione del Netcomm Forum, il principale evento in Italia dedicato all’eCommerce e al digital retail che quest’anno porta al centro del dibattito le nuove strategie omnicanale per i brand che puntano all’integrazione degli store fisici con quelli virtuali.

“Siamo nella tempesta perfetta del retail, dove l’eCommerce ne ha rappresentato la prima fase trasformativa. Il consumatore guadagna potere e consapevolezza, le tecnologie aprono nuove strade e il contesto competitivo diventa sempre più complesso. Solo le aziende smart, e non necessariamente le più grandi, usciranno con successo da questa tempesta”, sottolinea Roberto Liscia, presidente di Consorzio Netcomm, per lanciare la manifestazione che anche quest’anno si terrà al MiCo – Milano Congressi (Ingresso Ala Nord: Via Gattamelata, 5, Milano). Non è un caso dunque che la conferenza di apertura dell’evento sia intitolata ‘eCommerce e Next Retail’.

Durante questa prima plenaria verranno svelati i dati del mercato e saranno presentati keynote speech a cura di Google, Reply e di Adidas. Nel corso della seconda giornata, invece, il dibattito sarà incentrato sul tema ‘L’Era del Next Retail e del consumatore unico’.

“Quello che è successo in questi anni è che la parola eCommerce ha mutato significato: oggi significa utilizzare tutte le nuove tecnologie di contatto, ripensare la propria strategia e la propria relazione con il cliente e con il mercato, in un’ottica di creare valore ed esperienzialità – spiega Liscia -. Non è più un modello basato solo sul prezzo, ma è fondato sul totale valore percepito come benefit dal cliente finale. Questo significa mettersi in gioco in molti ambiti: assortimento, accessibilità, servizio, in una parola experience”.

“Attualmente ci sono una ventina di modelli di differenziazione, penso ad esempio a operatori come Vigga o Madame Lafleur, che utilizzano la tecnologia o la multicanalità per strutturare offerte che danno la possibilità di creare valore”, prosegue Liscia, che poi tratta un altro aspetto chiave del settore, quello dei pagamenti.

I sistemi di pagamento sono sempre stati infatti un elemento critico per il successo dell’eCommerce, soprattutto sul mercato italiano. Oggi stanno arrivando sul mercato sempre più player che non sono più quelli tradizionalmente istituzionalizzati, banche in primis.

“Il mercato dei pagamenti – conferma Liscia – vede una fortissima turbolenza, che permette ai giocatori di sfruttare la tecnologia per diventare abilitatore del pagamento all’ultimo miglio. E sappiamo quanto sia importante gestire l’ultimo miglio della relazione, perché chi gestisce questa fase è anche colui che in qualche misura può decidere quale marginalità trattenere rispetto al totale del prezzo pagato. Questo è un fenomeno dove giocano tutti coloro che hanno una relazione forte con il cliente: gli aggregatori, i marketplace, i produttori di device”.

Questo non significa che gli operatori finanziari tradizionali rimangano fermi a guardare. Liscia ha messo in evidenza come questa competizione stia stimolando i player tradizionali come le carte di credito, Visa e Mastercard in testa, ad agire creando loro stessi nuovi strumenti di pagamento basati sulla virtualizzazione della carta. Uno dei temi di quest’anno sarà la fiducia, legata all’utilizzo dei dati.

“Questo è un tema importante che stiamo affrontando con il GDPR, il nuovo regolamento sulla privacy”, conclude Liscia.

“Qui il tema diventa politico e di politica aziendale: non ci sarà più nessuna legge che potrà risolvere appieno i problemi posti della tecnologia, che di fatto ha ‘frantumato’ le certezze, spesso illusorie, circa la nostra privacy. Il tema vero è come riuscire a creare leggi fortemente garantiste su alcuni elementi, che riguardano la salute, la religione, i comportamenti sessuali. Il consumatore deve avere certezza che questa parte della sua privacy non venga aggredita”.

Next 14 investe nella start-up Soldout, dedicata a chi investe su Amazon

Soldout è la nuova start-up nata all’interno di Next 14, il gruppo italiano leader nella tecnologia applicata al marketing, protagonista in questi anni del lancio di iniziative di successo come Turbo (Programmatic Adv), Zerostories (Content Marketing), Sting (Tv Planning Automation), Calzolari (Media Strategy & Consultancy) a cui si sono affiancate le acquisizioni di Jointag (Proximity Marketing), Oz Digital (MetaSSP) e Adbibo (Social Adv).

L’obiettivo di Soldout è offrire alle aziende grandi, medie e piccole la possibilità di disegnare una strategia dedicata su Amazon, integrata con le altre attività di pianificazione digitale e che assicuri ad ogni prodotto la visibilità necessaria e a garantire una lunga e profittevole presenza sul marketplace.

“Dopo Google e Facebook – dichiara Marco Ferrari, ceo di Next 14 – è Amazon il prossimo pilastro nella comunicazione online. Oltre il 30% dell’e-commerce mondiale passa infatti oggi dal marketplace, mentre la spesa in advertising sul canale, seppure rilevante in termini assoluti, ha ancora margini di crescita amplissimi, valutando la rilevanza dell’ultimo miglio e i volumi complessivi degli investimenti digitali sugli altri canali”.

Un ruolo importante nello startup di Soldout, sarà svolto dal team di Turbo, l’azienda del Gruppo Next 14 che in 4 anni si è ritagliata un ruolo di leadership nel Programmatic Advertising italiano, che con Claudio Calzolari e Matteo Pomi sta attivando le prime relazioni commerciali e guidando lo sviluppo delle piattaforme tecnologiche. Da settembre sarà invece operativa in Soldout una figura manageriale esterna, chiamata a guidare come ceo lo sviluppo dell’agenzia.

Soldout grazie a un software proprietario, sviluppato appositamente per ottimizzare AMS e dare output chiari ed evidenti sulla spesa pubblicitaria, CPC e ROAS, sarà in grado di fornire un modello di ottimizzazione completamente nuovo alla pubblicità digitale su Amazon, oltre ad avvalersi di un team di ottimizzazione esperto e competente.

Si rivolge sia a chi già investe su Amazon per razionalizzare e ottimizzare gli investimenti, sia a chi intende sviluppare il canale, accompagnandolo nello sviluppo di una corretta strategia, ottimizzazione del catalogo e corretto forecasting delle potenzialità internazionali.

 

Mosaicoon lancia la nuova soluzione di video marketing self-service

Una tecnologia data-driven che permette di scalare il processo creativo e di produzione video e integra strumenti per lanciare e ottimizzare campagne di video marketing online: è la soluzione di Mosaicoon, che dopo il lancio del servizio fully managed apre oggi l’accesso in modalità self-service a startup e piccole e medie imprese.

Mosaicoon minimizza tutti i fattori di inefficienza del processo di video marketing, trasformandolo in uno strumento accessibile anche ad aziende, associazioni e organizzazioni con budget contenuti. Ci si registra gratuitamente su mosaicoon.com, e si ha accesso a migliaia di video creativi, pensati per performare al meglio sui social network e pronti per essere brandizzati.

Un set di filtri e funzionalità di ricerca aiuta a trovare il video più adatto per i propri obiettivi di comunicazione; il sistema fornisce suggerimenti automatici basati sul profilo dell’utente e sulle sue preferenze, e un Customer Success Manager è pronto a dare assistenza e suggerimenti per un utilizzo ottimale dei tool.

Una volta scelto il contenuto ideale, si aggiunge al carrello e si scelgono i servizi extra da associare: logo e cartelli per veicolare informazioni e messaggi promozionali, interventi di post-produzione come cut, aggiunta di sottotitoli e sostituzione della musica o del voiceover e pianificazione media per diffondere il video sui social e monitorare i risultati.

Niente brief, meeting di allineamento e lunghi cicli di rilavorazione che allungano i tempi e fanno lievitare i costi. Soprattutto, nessuno scarto tra aspettative e risultato finale: il video scelto è esattamente quello che verrà consegnato e distribuito.

“Più di una persona su due guarda video online ogni giorno, prevalentemente sui social network, e l’influenza dei video nei processi di decisione e acquisto è ormai comprovata. Nonostante questo, c’è ancora una forte resistenza all’integrazione del video marketing nelle strategie aziendali” commenta Ugo Parodi Giusino, ceo di Mosaicoon.

“Nel caso specifico delle startup e delle piccole e medie imprese, il video marketing spesso non è un’opzione percorribile semplicemente perché onerosa e poco sostenibile. La soluzione Mosaicoon rende tutto il processo estremamente semplice e accessibile, attraverso una tecnologia che integra creatività, strategia e distribuzione. Anche un business con un piccolo budget potrà creare la propria video strategy in modo semplice, veloce ed efficace”.

 

Publicis Groupe lancia Marcel, The Power of One

La nuova piattaforma accelera la trasformazione e da holding company a piattaforma aziendale che connette 80.000 dipendenti in tutto il mondo

In occasione di VivaTech a Parigi, Publicis Groupe ha presentato ieri al mondo Marcel, un’innovazione basata sull’intelligenza artificiale che accelererà la trasformazione dell’organizzazione da una holding company a una piattaforma, creando il primo gruppo di lavoro effettivamente globale e fluido, composto da 80.000 dipendenti in tutto il mondo e inaugurando una nuova era di creatività e innovazione.

“Lo scorso giugno Publicis Groupe ha annunciato la creazione di Marcel, per connettere i nostri 80.000 dipendenti e reinventare completamente il modo in cui lavoriamo, per noi stessi e per i nostri clienti – ha dichiarato Arthur Sadoun, chairman & ceo, Publicis Groupe -. Da quel momento la nostra industry ha affrontato sfide senza precedenti, dimostrando che il cambiamento incrementale non è una soluzione. Il bisogno di reiventarsi è più forte che mai. In Publicis Groupe abbiamo agito con prontezza. Abbiamo rotto il gap tra dati, creatività e tecnologia. Abbiamo rotto i nostri silos attraverso ‘The Power of One’. Oggi con Marcel noi stiamo rompendo le barriere tra talento e opportunità. Marcel è un viaggio che sposta il posizionamento di Publicis Groupe da holding a piattaforma e dà alle menti creative la libertà di crescere e progredire all’interno di questo settore in costante evoluzione. Marcel è la prova del nostro impegno verso i nostri dipendenti. Li metteremo al primo posto nel nostro processo di trasformazione e daremo loro l’opportunità di imparare, condividere e creare più che altrove. Marcel è la prova del nostro impegno nei confronti dei nostri clienti. Essi potranno trarre vantaggio dalla diversità dei nostri talenti per dare vita alle idee di cui hanno bisogno per far crescere il loro business. Marcel è l’attuazione del nostro lavoro come The Power of One e abbiamo già iniziato a dimostrarlo. E, soprattutto, Marcel è la prova del nostro impegno all’interno della industry. Noi saremo una forza positiva guidando il cambiamento”.

L’ambizione di trasformare Publicis Groupe in una piattaforma ha portato il gruppo ad affrontare diverse sfide aziendali. Una di queste è stata quella riguardante i dati. Con oltre 80.000 dipendenti che abbracciano 200 specializzazioni e seguono migliaia di clienti, il gruppo possiede una vastissima quantità di dati.

Publicis Groupe ha stimato infatti di possedere oltre cinque miliardi di data file.

Per valorizzare questi dati il gruppo ha creato la piattaforma Marcel AI basata sulle tecnologie Microsoft AI e Knowledge Graph. Knowledge Graph permette di unire i dati strutturati e non, presenti all’interno del sistema, e di mappare le relazioni esistenti tra di loro.

Questa fonte di dati centralizzata e integrata alimenta Marcel permettendo lo sviluppo di altre iniziative aziendali. Utilizzando i sofisticati strumenti di intelligenza artificiale di Microsoft per elaborare, filtrare, connettere e organizzare i dati il gruppo li renderà disponibili per tutti.

“Marcel è un’enorme opportunità per Publicis Groupe, per i nostri talenti e per i nostri clienti – ha commentato Emanuele Saffirio, presidente di Publicis Groupe Italia -. È un passo importante nello sviluppo del Power of One. Ci posiziona come un partner innovativo, dandoci la possibilità di essere competitivi sul mercato, mettendo a disposizione idee e innovazione provenienti da una connessione costante all’interno dell’intero network tra dati, creatività e tecnologia. Una piattaforma di scambio che dà a tutti noi l’opportunità di crescere e di far crescere il mercato”.

Oggi Marcel è testato da un team di 100 utenti. A giugno il Gruppo rilascerà una versione beta a 1.000 dipendenti selezionati che rappresentano esattamente Publicis Groupe, per agenzia, ruolo e geolocalizzazione. Questo gruppo di tester fornirà un feedback che contribuirà a perfezionare l’app, in modo da raggiungere il 90% dei dipendenti entro il 2020.

Le versioni saranno aggiornate fino a quando non sarà sviluppato il prodotto ottimale per l’intero gruppo. Publicis Groupe inizierà il rollout di Marcel a tutti i suoi 80.000 dipendenti nel mese di gennaio 2019.

Inoltre Marcel sarà protagonista al Festival internazionale della creatività di Cannes: Publicis Groupe ha stretto una partnership con il Festival per accedere a The Work, una piattaforma digitale unica che mette in mostra oltre 200.000 pezzi di progetti creativi premiati dal 2001 al 2018.

Iberdrola sceglie McCann Worldgroup come partner creativo

Iberdrola, gruppo multinazionale leader nel settore energetico che produce e fornisce energia elettrica e rinnovabile a circa 100 milioni di persone nei Paesi in cui opera (tra gli altri Spagna, Portogallo, Regno Unito, Stati Uniti, Messico e Brasile) rafforza la sua presenza nel mercato italiano con McCann Worldgroup, alla quale affida, dopo una gara internazionale, la campagna di comunicazione.

Con Iberdrola gli italiani avranno la possibilità di scegliere un partner per l’energia domestica da fonti rinnovabili al 100% con un importante sconto e conseguente risparmio in bolletta. McCann contribuirà a raccontare un’innovativa realtà come quella Iberdrola. Il presupposto strategico di campagna è che il green rappresenta ormai sempre più un prerequisito di una categoria frammentata e affollata.

È necessario, quindi, identificare un messaggio distintivo, credibile e sostenibile nel tempo: Iberdrola ci mostra che il passaggio al green power non è solo la cosa giusta da fare. È nel nostro interesse.

Nei film in tv, Iberdrola mostra il legame forte tra l’origine naturale delle sue fonti e il loro l’utilizzo finale per i clienti. Così, grazie a Iberdrola, la forza delle pale eoliche spinte dal vento si trasforma nella brezza generata da un ventilatore, o l’energia idroelettrica di una diga in una lavatrice in funzione o ancora i pannelli solari accendono un planetario nella camera di un bambino.

Il messaggio è molto semplice: con Iberdrola porti a casa tua l’energia della natura e il risparmio in bolletta. ‘Lo fai per il pianeta, lo fai per te’.

Daniele Cobianchi, ceo McCann e Vice Presidente McCann Worldgroup Italy, ha così commentato: “Siamo molto felici di lanciare in Italia Iberdrola e di condividerne i valori di sostenibilità e vicinanza alle persone”.

Il piano di comunicazione, on air da domenica 27 maggio, prevede radio, tv con tagli a 30″ e 20″ e una campagna stampa e affissione, oltre che un supporto online che garantiranno la sinergia del progetto.

Credits
Ecd: Alessandro Sabini
Creative Director/Copywriter: Paolo Maccarini
Art Director: Paolo Rubino
Planner: Matteo Molari
Coo: Maria Rosa Musto
Client Leader: Roberta Cutuli
Account Manager: Veronica Bersani
Account executive: Gaia Del Vecchio
Agency Producer: Michele Virgilio
Production: The Family
Director: Matthieu Mantovani

ExpOM: gamification e logiche 2.0 a servizio della rete vendita

OM Group, la principale società di field marketing italiana, è la prima azienda sul panorama nazionale a dotarsi della piattaforma Experience Hub, sviluppata dalla brasiliana Gaianet.

Non un social network aziendale, non una intranet, non una piattaforma di e-Learning. ExpOM, il nuovo strumento 2.0 sviluppato da OM Group per la sua rete vendita, rappresenta unasintesi tra l’anima informativa e quella gestionale della comunicazione d’impresa. Da un lato, come ogni archivio online, consente di mettere a disposizione materiali quali piani
provvigionali e modulistica; dall’altro, propizia la condivisione di saperi e conoscenze, la diffusione della cultura aziendale e la creazione di contatti ed interazioni, elementi volti allo sviluppo di un più profondo senso d’appartenenza.

Caratteristica peculiare dell’ExpOM è l’interfaccia ludica che, condita con logiche di gamification, rende la fruizione fluida ed accattivante. Una volta effettuato l’accesso, l’utente si trova di fronte ad un quartiere fieristico in miniatura comprensivo di palazzi e stand, all’interno dei quali è possibile entrare e svolgere differenti attività. Ogni edificio ha una sua funzione specifica: dall’area di benvenuto al palazzo della formazione aziendale, passando per gli spazi destinati ai canali di vendita.

Le attività svolte permettono di accumulare degli OMs – la moneta virtuale dell’ExpOM – utilizzabili periodicamente per effettuare acquisti sui più conosciuti siti di e-commerce. L’obiettivo di base, a beneficio di project ed area manager, è il potenziamento della capacità di gestione di collaboratori dislocati sull’intero territorio nazionale, volto allo sviluppo di un’elevata longevità aziendale delle persone più valide e al raggiungimento di risultati economici via via più sfidanti. ExpOM è utilizzabile sia dall’omonima app, disponibile su iOS ed Android, sia dai comuni browser.

PHD Italia, gli italiani e la protezione dei dati personali alla luce del GDPR

A Milano presentata la ricerca ‘L’insostenibile leggerezza del dato’. Sei italiani su dieci (62%), rivela la ricerca, si dicono preoccupati per la privacy online e quasi sette su dieci (67%) dichiarano che la preoccupazione, rispetto al passato, è sensibilmente aumentata

 

 

Se i dati personali sono la nuova valuta dell’economia digitale, chi paga il conto? Alla vigilia dell’applicazione in tutti i Paesi Ue del nuovo regolamento europeo GDPR (General Data Protection Regulation), con la ricerca ‘L’insostenibile leggerezza del dato’ PHD Italia, agenzia media e di comunicazione di Omnicom Media Group, fotografa gli italiani e il loro atteggiamento nei confronti dei dati personali, della loro protezione e del loro valore.

“La tecnologia utilizza i dati apparentemente senza sforzo, senza lasciare tracce, con leggerezza, ma questo lavoro silenzioso delle macchine sta cambiando tutto e affrontare marketing e comunicazione senza capire la centralità del dato è, oggi e domani, insostenibile – commenta Alessandro Lacovara, managing director di PHD Italia -. Nel prossimo futuro, grazie alla raccolta, all’analisi e all’utilizzo di dati complessi sarà possibile anticipare necessità e desideri. E i brand, come già sottolineato da PHD con ‘Merge – Il divario finale tra uomo e tecnologia’, dovranno concentrarsi su come ottenere la fiducia dei consumatori in merito alla gestione dei dati personali, da cui dipenderà il fallimento o il successo delle aziende del futuro”.

Il ritratto che ne emerge non è privo di contraddizioni: preoccupati per la propria privacy online, ma non così attenti a proteggerla, consapevoli del valore commerciale dei dati personali, ma poco informati sul loro effettivo utilizzo. Desiderosi, comunque, di avere un maggiore controllo sulle informazioni fornite, perché poco convinti della trasparenza delle aziende e disponibili a valutare quali e quante informazioni fornire in cambio, soprattutto, di un vantaggio economico.

Sei italiani su dieci (62%), rivela la ricerca, si dicono preoccupati per la privacy online e quasi sette su dieci (67%) dichiarano che la preoccupazione, rispetto al passato, è sensibilmente aumentata. Preoccupazione che, nel periodo immediatamente successivo allo scandalo Cambridge Analytica (la ricerca è stata effettuata in due fasi, prima e dopo il cosiddetto datagate, ndr), per il 57% del campione riguarda anche un utilizzo improprio dei dati personali ‘per manipolare la democrazia’.

Allarme o fiducia, però, così come controllo o disinvoltura nei confronti dei dati personali viaggiano a velocità e con sfumature diverse a seconda del data mindset degli intervistati che, rivela la ricerca, possono essere raggruppati in quattro profili principali: Protagonisti (19%), Antagonisti (27%), Comparse (28%) e Spettatori (26%). Nel contesto della cosiddetta “data economy”, come nella sceneggiatura di un film in cui tutti siamo chiamati ad avere un ruolo, i  Protagonisti hanno maturato un alto livello di consapevolezza sul tema, sono coinvolti in prima persona nella gestione dei propri dati personali, sono attenti e informati sulle strategie e gli strumenti per tutela della privacy; gli Antagonisti sono molto preoccupati per la gestione dei propri dati personali ma incapaci di prendere in mano la situazione, sono diffidenti, ansiosi e sentono di non poter avere nessun controllo; le Comparse prendono le distanze dal tema, che considerano una questione unicamente tecnologica, sono ottimisti e si lasciano sostanzialmente trascinare dal progresso senza particolari attenzioni o strategie; gli Spettatori pensano che il tema della protezione dei dati non sia un loro problema, desiderano un maggior controllo, ma lo demandano completamente ad altri.

 

Dal dire al fare…

Al di là delle differenze di atteggiamento tra i vari “cluster”, un elemento sembra accomunare gli italiani: conoscenza e consapevolezza sul tema non si traducono nell’adozione di comportamenti utili a contenere i rischi. Se il 62% del campione si dice “preoccupato”, infatti, solo il 50% si definisce ‘attento’ alla protezione della propria privacy online. Il 39% del campione confessa che condividere informazioni personali in rete lo spaventa, ma una percentuale analoga (38%), quando valuta il consenso al trattamento dei dati personali, dichiara di cliccare su “consenti” leggendo velocemente o non leggendo affatto (e la percentuale nei più giovani, tra i 18 e i 24 anni, sale al 43%). Anche lo scandalo Cambridge Analytica non sembra aver sensibilmente modificato le abitudini degli italiani in rete: il 53% dichiara di aver sentito la notizia ma di non averla approfondita e solo il 10% dichiara di aver modificato il proprio comportamento in relazione allo scandalo, ben il 46% degli intervistati, inoltre, dichiara di non aver adottato recentemente nessuna accortezza per proteggere la propria privacy. Sale però l’allerta: se prima dello scandalo coloro che pensavano che in materia di dati personali e tutela della privacy ci fosse un buon livello di informazione si attestavano al 23%, nella seconda rilevazione, dopo lo scandalo, questa percentuale è scesa al 18%. Più di quattro italiani su cinque, dunque, pensano che siano necessarie più informazioni. Analogamente, la quota di coloro che dichiarano di essere “sempre consapevoli” di come vengono trattati i propri dati personali è scesa al 19% (dal 22% iniziale).

La gestione e lo scambio dei dati personali in rete preoccupano, in particolare, per frodi informatiche e phishing (76%) e per l’utilizzo improprio dell’immagine dei minori (75%), per la privacy dei quali gli adulti si dichiarano molto più attenti che per la propria (70% minori, 50% adulti). Seguono, nella rosa delle preoccupazioni, il furto d’identità e la scarsa trasparenza sull’utilizzo dei dati personali. Eppure se si va ad indagare la conoscenza degli strumenti di tutela della privacy si scopre che solo due tra quelli indicati (la falsificazione deliberata dei propri dati su social o altri siti e la crittografia) superano a stento il 50%, ma il loro utilizzo si ferma, rispettivamente, all’11 e al 26%. Anche uno fra gli strumenti in apparenza più noti, la navigazione in incognito, non supera il 45% sia come conoscenza che utilizzo.

 

Quanto valgono i dati?

Preoccupazioni a parte, sette italiani su dieci (71%) si dichiarano consapevoli del valore commerciale dei propri dati personali, il 47% (58% negli over 45) concorda nella definizione di “moneta di scambio per contenuti gratuiti sul web” e indica nel risparmio la motivazione numero uno. Il 65% degli italiani si dice favorevole al consenso per l’accesso ai propri dati personali in cambio di “soluzioni che permettano di risparmiare”. Percentuale che sale al 78% nei Protagonisti, il profilo maggiormente consapevole nella gestione dei propri dati, contro il 53% degli Spettatori, che si aspettano siano altri a decidere per loro. Un italiano su due (51%) sceglie come moneta di scambio il “servizio personalizzato”, meno gettonate le “offerte che anticipino bisogni e desideri” (39%) e la “possibilità di entrare in contatto con persone affini ai propri gusti” (33%).

Ma cosa sono disposti a rivelare gli italiani per risparmiare? La partita si gioca tra le abitudini alimentari, che sono quelle maggiormente indicate dal campione (50%), quelle relative agli acquisti (48%), al tempo libero (48%) e ai consumi culturali (46%). Solo il 17% degli italiani, invece, è disposto a rivelare le proprie abitudini finanziarie, fanalino di coda insieme a quelle sessuali (10%). E se alle piattaforme di e-commerce si affiderebbero più volentieri, ça va sans dire, le informazioni relative agli acquisti, alle banche se ne negherebbero molte, abitudini finanziarie incluse; con le case farmaceutiche, invece, si esiterebbe in misura inferiore per le abitudini medico-sanitarie, così come con i supermercati per quelle alimentari. Emblematica e sintomo di una consapevolezza ancora tutta da costruire, la scarsa propensione dichiarata nel fornire informazioni sulle proprie abitudini ai social network. Per tutte le tipologie di dati, inoltre, gli intervistati dichiarano di preferire la rilevazione diretta (tramite questionari o richieste specifiche) a quella indiretta (attraverso l’utilizzo di oggetti e dispositivi smart).

Tra i brand ai quali si affiderebbero più volentieri le informazioni in cambio di un vantaggio primeggia Amazon (58%, tra i più giovani 65%), che supera tutti gli altri colossi tecnologici: Google 47%, Microsoft 39%, Apple 36%, Facebook 33% (quest’ultimo in calo di soli 3 punti, al 30%, nella rilevazione effettuata dopo lo scandalo Cambridge Analytica).

 

Tutti abbiamo un prezzo?

Alla domanda “In che modo vorresti essere ricompensato per la condivisione delle tue abitudini?” la maggioranza degli intervistati (il 62% del campione) sceglie come risposta “con del denaro” e quando si tratta di dare un ‘prezzo’ a queste informazioni a vincere nella quotazione  è l’intimità: se uno su cinque accetterebbe, infatti, di essere monitorato negli spostamenti per 50 euro al mese, per le abitudini sessuali ne chiederebbe il doppio; più di cento euro, per uno su tre, per le informazioni medico sanitarie.

 

Dati e trasparenza

Ma che cosa si aspettano gli italiani? Uno su due (52%) ritiene le istituzioni responsabili della protezione dei dati personali e della privacy e il 64% vorrebbe avere un maggiore controllo sulle informazioni che fornisce alle aziende, anche perché solo uno su dieci (11%) si dice convinto della trasparenza delle aziende rispetto alle politiche di gestione dei dati personali dei clienti (e dopo lo scandalo datagate la percentuale di chi non si dice convinto passa dal 42 al 52%). Ben tre italiani su dieci (31%), infine, prevedono che le loro scelte di acquisto potrebbero essere influenzate dal livello di trasparenza sul trattamento dei dati offerto dall’azienda che propone il prodotto o servizio che intendono acquistare. E nei Protagonisti, i consumatori più consapevoli, questa percentuale arriva a sfiorare il 42%.

 

 

 

 

L’era cognitiva: un mondo governato da robot e automazione?

Secondo Simone Colombo di Logotel – autore di un intervento all’interno del quaderno Weconomy #12, “Robot – L’automazione è collaborativa?” – stiamo entrando nella società cognitiva: la digitalizzazione ha ampliato le nostre capacità e strutture cognitive, ma noi siamo rimasti gli stessi. In che modo quindi possiamo allenarci a vivere in questa nuova epoca? L’essere umano ha bisogno di rinnovarsi?

Dalle auto che si guidano da sole ai cellulari che rispondono alle nostre domande, le nuove tecnologie stanno trasformando radicalmente la nostra vita quotidiana, così come il panorama sociale, lavorativo e collaborativo. A questi temi la service design company Logotel ha voluto dedicare il dodicesimo quaderno di Weconomy, (titolo: “Robot – L’automazione è collaborativa?”) che vede coinvolti oltre 20 relatori – tra i quali ricordiamo giornalisti, filologi, fisici, manager, filosofi e bioingegneri – nel tentativo di disegnare un’immagine delle possibili relazioni tra umani e tecnologia. Il tema, scomposto in due dimensioni, quella che descrive i risvolti dell’evoluzione tecnologica a livello sociale e quella che ne osserva gli effetti sulle imprese, ha visto anche il contributo di Simone Colombo, Senior Manager e Social & Business Community Logotel, con un intervento dedicato all’’Era cognitiva’, una definizione che, quando parliamo di intelligenza artificiale, robotica o machine learning, permette di innescare una serie di riflessioni utili per comprendere come l’uomo vive in questa nuova era.

“Per dirla alla Bauman, l’era cognitiva è uno dei modi in cui si manifesta la ‘compulsione a liquefare, fondere, estrarre’ della post-modernità in cui viviamo – spiega Colombo – una tendenza che si manifesta in tutti gli ambiti in cui l’uomo dispiega la propria azione sul mondo, ma se questa liquefazione impatta anche sulle sue strutture conoscitive, allora le conseguenze diventano dirompenti e la trasformazione ancora più profonda. Stiamo quindi facendo un salto notevole: dalla società dell’informazione siamo passati a quella della conoscenza e adesso entriamo in questa nuova società cognitiva. La domanda è: siamo attrezzati come esseri umani per viverla?”. Nel suo intervento al WOBI di Milano (novembre 2017) Michael Porter è convinto che la tecnologia sia andata oltre la nostra capacità di comprenderla. In altre parole, il mondo è cambiato, ma noi siamo sempre uguali. La digitalizzazione ha ampliato le nostre capacità cognitive che, però, sono rimaste nella loro natura le stesse.  Alle nostre strutture conoscitive sembra mancare qualcosa per comprendere questa nuova relazione con le machine learning, capaci di procacciare nuove nozioni.

“In effetti abbiamo di fronte un nuova urgenza che impatta anche sul modo con cui, come società, dalla scuola all’impresa, educhiamo, formiamo e supportiamo le persone – continua Colombo – il mondo artificiale e quello naturale si stanno incontrando nella nano-dimensione che apre alla connessione fisico-digitale tra esseri umani e robot e lascia immaginare nuovi scenari come il recente trapianto di mano bionica al Gemelli di Roma, che abilita la paziente anche al tatto non solo alla manipolazione. Ma già oggi ci sono uomini e donne che risparmiano chattando con Plum, servizio che permette di gestire le proprie finanze personali sul messanger di Facebook, che rispondono ad un job posting con “video interviste cognitive” attraverso la piattaforma Talview o, ancora, dottori e pazienti che interagiscono con il sistema IBM Watson nella diagnosi e prognosi di malattie, oppure consumatori che dialogano con applicazioni Autodesk per risolvere i loro problemi di acquisto e utilizzo dei prodotti. Nell’interazione con questi sistemi cambia radicalmente il modo in cui formuliamo il nostro giudizio sul vero e il falso, il giusto e lo sbagliato, il degno di fiducia o meno, il bello e il brutto”.

Insomma, cambiano la logica, l’etica e l’estetica che ci permettono di conoscere e interagire con il mondo in tutti i campi in cui questa interazione può avvenire. “Porter ha ragione: siamo sempre uguali e non ci saranno nuovi esseri umani al momento – precisa sempre Colombo – ma dalla liquefazione di logica, etica ed estetica può emergere un nuovo modo utile a noi esseri umani che viviamo e vivremo nell’era cognitiva. La post-modernità ci porta a misurarci con una nuova realtà in cui il giudizio su ciò che è vero, giusto e bello si esercita con un atto unico, istantaneo e necessario. Se pensiamo a noi come consumatori, lo sviluppo è nell’interfaccia per interagire con i twin digitali dei prodotti che acquistiamo. Immaginiamo, ad esempio, di giocare a tennis con una racchetta capace di registrare punti di impatto, effetti e rotazioni impresse alla pallina e direzioni dei nostri colpi. Attraverso un’interfaccia user-friendly capace di aggregare i dati raccolti e diagnosticare il nostro stile di gioco, interagiamo con un sistema che suggerisce come rendere più efficaci i colpi, quali allenamenti fare, come modificare i propri movimenti e adottare nuovi stili di gioco. Questo “twin digitale” della racchetta che impugniamo ci permette di tracciare una direzione di miglioramento rispetto alla quale valutarci”.

L’era cognitiva promette quindi di potenziare le nostre azioni, ma dobbiamo scegliere di giocare con le regole di questa nuova epoca, generando i dati che servono per farla funzionare, per poi condividerli: dobbiamo essere disposti a cambiare il modo in cui riconosciamo la verità, accordiamo fiducia, ci facciamo emozionare dal bello. “Abbiamo bisogno, tutti, di competenze che trascendono e liquefano le discipline del nostro sapere e abbracciano la vita, in tutte le forme in cui si manifesta – conclude Colombo – sono le life skills, come le definisce l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Non sono competenze “nuove”, ma un modo diverso di utilizzarle perché impariamo ad esercitarle simultaneamente e passare facilmente dall’una all’altra: pensiero critico, curiosità e iniziativa; collaborazione, comunicazione e auto-efficienza; sperimentazione, creatività e problem solving. L’essere umano può rinnovarsi e diventare migliore nell’era cognitiva solo crescendo insieme e contemporaneamente sia nella capacità di comprendere sia nel desiderio di instaurare relazioni positive sia nella volontà di ricercare modi nuovi e più efficaci di intervenire sul mondo”.

Forbes.com diventa Forbes.it e punta sulla user experience mobile

A un anno dall’accordo con Forbes Media è online la nuova release del sito con un progetto integrato di comunicazione sito-print-eventi. Direttore Marco Barlassina, oltre 70 i contributor

Blue Financial Communication, società presieduta da Denis Masetti e quotata all’Aim, editrice dei mensili Forbes, Bluerating, Private e Asset Class, ha lanciato ieri il nuovo sito internet di Forbes, tassello importante nel processo di espansione internazionale dello storico brand americano.

Il nuovo Forbes.it, varato a distanza di un anno dall’accordo che ha portato in Italia il media brand leader delle storie di successo, è diretto da Marco Barlassina e offre una copertura ricchissima sui temi core di Forbes – tra cui business, innovazione, workplace, tecnologia e lifestyle – che lo rendono da oltre un secolo la ‘bibbia’ per la business community di tutto il mondo.

Non mancheranno, ovviamente, le classifiche: i celebri ranking sul mondo imprenditoriale italiano e internazionale che da anni orientano i mercati e influenzano l’opinione pubblica.

Il lancio del nuovo sito di Forbes, avvenuto dopo otto mesi di Beta-testing, costituisce una tappa importante nell’ecosistema del brand: i tre ingranaggi fondamentali, web, magazine ed eventi, danno vita infatti a un meccanismo in grado di generare un volano di coinvolgimento ed empatia con utenti unici, lettori e investitori pubblicitari, in un ambiente editoriale esclusivo fatto di internazionalità, visione del futuro e ottimismo.

La copertura giornalistica completa e approfondita è garantita da una redazione che può contare su oltre 70 collaboratori specializzati in temi verticali e distribuiti sul territorio italiano.

Sviluppato a New York da Forbes Media in collaborazione con Blue Financial Communication, Forbes.it è stato progettato per offrire una user experience ottimizzata per ogni device (il traffico da smartphone pesa per oltre il 70% sul totale) e cucita attorno alle esigenze dell’utente, unendo template interattivi alla tecnologia di endless scrolling che ottimizza la fruizione dei contenuti da mobile.

Fratello gemello del sito americano, con cui condivide l’impostazione grafica e le avanzate tecnologie utilizzate, Forbes.it nasce per scrivere un nuovo importante capitolo nella storia delle operazioni dello storico marchio Forbes Media; sul mercato statunitense, il digitale rappresenta già oggi l’80% sui ricavi complessivi di Forbes, grazie anche al lavoro di oltre 1.000 contributor e la fiducia di 80 milioni di visitatori unici al mese.

L’implementazione della tecnologia delle Accelerated Mobile Pages (AMP) di Google, già predisposta per funzionare sul nuovo sito di Forbes.it, contribuirà a ottimizzare la velocità di caricamento delle pagine, portandola al top del mercato con un tempo di loading inferiore al mezzo secondo in connessione 4G.

Grazie a una presenza social omni-canale (il marchio può già contare su oltre 60.000 follower tra Facebook, Twitter, Linkedin e Instagram) e strategie studiate ad hoc per ogni piattaforma, Forbes.it si sta posizionando come uno dei punti di riferimento per il lettorato più premium per le community digitali.

Su Facebook, la pagina di Forbes Italia ha visto un incremento del +57% del numero dei fan nell’ultimo trimestre, facendo segnare l’interaction-rate più elevata tra le pagine del settore di mercato (0,137%, dati CrowdTangle).

La reach complessiva dell’ultimo mese supera 2 milioni di utenti, con oltre 300.000 engagement generati nello stesso periodo di riferimento. Sono quindi giustamente ambiziosi gli obiettivi per la nuova piattaforma: 2 milione di pagine viste/mese a fine anno. L’importante azione di supporto al lancio è rafforzata dalla pianificazione di video social, campagna web e DEM, oltre alla pianificazione digital su tutti i mezzi della casa editrice di via Melchiorre Gioia.

Il lancio della nuova piattaforma prevede da subito un importante sostegno anche da parte di sponsor come TIM, SAP, Sisal, The Accenture Group e Alfa Romeo.

 

La Stampa: arriva ‘Tuttigusti’, il settimanale di viaggi, cucina e buon bere

L’appuntamento de La Stampa con viaggi e cibo rimane al giovedì, ma cambia lo spazio che sarà dedicato a questi argomenti: non più soltanto tre pagine ma un intero inserto, che si intitolerà Tuttigusti, in edicola da oggi.

Storie, proposte, idee, approfondimenti e interviste dedicati al tempo libero. Un settimanale dedicato ai viaggi e all’enogastronomia, con suggerimenti per itinerari internazionali, così come per gite da organizzare all’ultimo momento, ideali per un fine settimana.

L’inserto offrirà anche interviste agli chef, approfondimenti sui prodotti alimentari di stagione, consigli su festival ed eventi e storie che esplorano il mondo della produzione, delle cantine, delle distillerie.

 

Reteconomy acquisisce Bike Channel

Reteconomy, gruppo editoriale di Franco Cappiello ha acquisito Bike Channel, canale Sky (214) dedicato al mondo del ciclismo e della bike economy in tutte le sue forme: sport, industria, innovazione, smart mobility, tecnologie, training, salute, lifestyle, cicloturismo, eventi. Bike Channel è visibile in alta definizione sul canale 214 di Sky, piattaforma televisiva con circa 5 milioni di abbonati, è integrato da BikeChannel.it sito vetrina e portale web dedicato, e coinvolge sin dal suo esordio una vasta community di appassionati sui principali social network: Facebook (+100 mila fan), Twitter (+7000 follower), YouTube, Instagram (+8000 follower).

Bike Channel, certificato da Auditel dal 2013, ha un posizionamento unico e distintivo, con un target consumer composto da 70% Uomini e 30% Donne, età focus 35-60 anni e profilo socio-economico medio-alto, molto interessante per investitori pubblicitari e brand.

“Sono molto orgoglioso di aver rilevato Bike Channel, un nuovo e importante canale verticale, che andrà ad arricchire l’offerta di contenuti e multimedialità del nostro gruppo editoriale – ha affermato Cappiello -. Credo nella mobilità a due ruote, non solo perché è un mercato in forte espansione ma soprattutto, da appassionato di ciclismo, sono convinto rappresenti un preciso stile di vita e un modo responsabile di vivere la mobilità, condividendo da sempre i valori della passione, dell’impegno e della disciplina che sono indispensabili sia nella gestione delle aziende, sia nella pratica sportiva”, sottolinea Cappiello.

E annuncia: “Intendiamo potenziare il nostro nuovo canale con futuri investimenti in ambito editoriale, con l’acquisizione di nuovi eventi e gare ciclistiche, oltre al lancio di nuove produzioni – ha sottolineato l’imprenditore vigevanese -. Bike Channel rappresenta un comparto, quello del biciclo, in cui l’Italia è il maggior produttore in Europa, con marchi di indiscussa eccellenza e noti in tutto il mondo. La ‘mobilità’ su pedali genera un fatturato in Italia superiore ai 6 miliardi di euro, come ci dicono gli ultimi dati di settore – ha proseguito Cappiello – a cui si aggiungono le ottime prospettive generate dalle e-bike, meglio conosciute come bici a pedalata assistita, che registrano anche nel 2017 una rilevante crescita a due cifre, dopo aver già da tempo rivoluzionato la mobilità urbana ed extra urbana, anche grazie all’interazione con la connettività web e l’utilizzo di app dedicate. Crediamo fortemente nel progetto editoriale di Bike Channel – ha aggiunto Cappiello – e nella possibilità di rafforzarne ulteriormente la penetrazione in Italia e all’estero, allargando l’audience e sviluppando nuove piattaforme di fruizione. Un rilancio che valorizzerà le risorse interne e le professionalità del canale, che fino a oggi hanno sempre dimostrato grande competenza e passione”.

GroupM: verso un mercato pubblicitario digitale ‘pulito’

di Laura Buraschi


Educare la industry sul tema della brand safety e migliorare la qualità della pubblicità online, per creare un mercato sempre più ‘pulito’: su questi temi GroupM è al lavoro a livello internazionale già da tempo. L’occasione per fare il punto della situazione si è presentata ieri a Milano, in occasione della presenza nel nostro Paese di John Montgomery, executive vice president per la Brand Safety di GroupM Global, basato a New York.

Con Fides Tosoni e Federica Setti, rispettivamente chief digital transformation officer e chief research officer di GroupM Italia, il tema è stato analizzato partendo dal presupposto che anche in Italia, così come nella gran parte dei Paesi europei e mondiali, stiamo assistendo al consolidamento del mercato pubblicitario digitale, che oggi GroupM stima valere nel nostro Paese circa 2,2 miliardi di euro e rappresentare il 28% di market share.

Accanto all’attenzione su temi centrali, come quelli legati ai dati e alla profilazione oppure alla misurazione e all’evoluzione dei modelli di attribuzione, stanno aumentando le opportunità e le sfide che orientano verso un mercato pubblicitario digitale sempre più sostenibile e ‘pulito’.

A tal fine è importante saper gestire l’online advertising nel rispetto di principi e regole di condotta imprescindibili così da garantire ai singoli investitori la massima tutela del proprio brand.

In questa direzione, GroupM è tra i sostenitori della Coalition for Better Ads, che punta a un miglioramento dell’offerta pubblicitaria per lo sviluppo di un ecosistema ancora più sostenibile. Secondo i benchmark 2017 misurati da GroupM con tool di adverification IAS e Moat, l’Ad Fraud in Italia è pari allo 0,7% e la brand safety raggiunge il 3,6%.

Molti studi affermano che la sicurezza e l’integrità del marchio risultano essere tra le principali preoccupazioni e priorità per i chief marketing officer nel 2018. GroupM lavora quindi per garantire ai propri clienti uno standard di Brand Safety che li protegga da una serie di rischi associati alle comunicazioni del marketing digitale: esiste infatti un team global specializzato in brand safety in Asia, in Europa e in America, con una rete di ‘ambassador’ locali presenti in ogni agenzia.

“Brand Safety e qualità sono due aspetti che lavorano insieme – ha affermato Montgomery -. Oggi i rischi per gli inserzionisti possono essere di tipo finanziario, reputazionale e legale. Per prima cosa occorre capire per ciascun cliente cosa è più rilevante, se l’aspetto economico o l’aspetto della reputazione. Occorre però ricordarsi sempre che se una pubblicità non viene vista non ha nessun valore. In questa direzione, per GroupM un’adv di qualità deve essere: vista, da persone reali e non da bot, che fanno parte del segmento demografico indicato dal cliente e in un ambiente sicuro”.

Fondamentale la collaborazione con gli editori, anzi Montgomery evidenzia che gli editori che soddisfano i criteri di qualità nell’ambito della brand safety andrebbero premiati dagli investitori.