Turismo e cultura ‘carta vincente’ per la competitività delle imprese

13 novembre 2017

di Valeria Zonca


Cultura, creatività e comunicazione come leve di crescita, sviluppo e attrattività primarie del nostro Paese.

Il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini, nei suoi quattro anni di mandato ha lavorato in maniera programmatica con l’obiettivo di “far tornare delle politiche di investimento marginalizzate per anni, perché investire in turismo, che vale un terzo del Pil, e in cultura rappresenta la ‘carta vincente’ per acquisire competitività in tutti gli altri settori.

‘Vivere all’italiana’ è uno dei brand che va meglio e la forza del ‘made in Italy’ è sì nella qualità del prodotto ma anche nell’Italia stessa. Dai 37 milioni di euro di investimento pubblico nel 2013, oggi abbiamo superato i 3 miliardi di euro, a cui si aggiungono 180 milioni di sostegno dai privati, grazie all’Art Bonus. Sono 114 i milioni di fondi europei declinati su start up culturali nel Mezzzogiorno.

Il connubio pubblico-privato fa bene alle menti e all’economia, così come le competenze incrociate tra governi locale e centrale. Nel 2016 45,5 milioni di persone hanno visitato i musei statali, un numero che sarà vicino ai 50 milioni nel 2017. Di questi numeri importanti solo il 15% scende a Sud di Roma.

Per questo, a livello di comunicazione, cerchiamo di promuovere nel mondo i luoghi meno conosciuti, presentando l’Italia come un ‘museo diffuso’ su tutto il territorio, rivolgendoci a un target alto”, quindi non al turista ‘mordi e fuggi’ ma a chi è in grado di apprezzare e di approfondire l’eccellenza e che magari ha voglia di ritornare in certe località.

Napoli, per esempio sta ancora pagando il problema dell’accumulo dei rifiuti (mente “il turismo è sempre più anziano e richiede sicurezza e salute”), mentre film come La grande bellezza sono stati in grado di “produrre un notevole riscontro sulla presenza straniera. Nonostante i problemi di infrastrutture che non sono ancora stati risolti, siamo di fronte a un’opportunità che non tornerà più, cioè quella di coniugare era digitale e la rete con la creatività italiana: l’investimento va fatto non solo sulla tutela del patrimonio del passato ma anche sul presente”.