Tornano a crescere i consumi, ma il divario Nord-Sud penalizza il Paese

13 novembre 2017

di Andrea Crocioni e Valeria Zonca


La prima sessione del Forum Wpp è stata dedicata all’andamento dei consumi e al divario fra Nord e Sud del Paese. Preziosa l’analisi del presidente LTP Marco Costaguta che ha scattato una fotografia alla luce dei cambiamenti demografici e delle nuove caratteristiche economiche dei gruppi sociali.

“L’anno scorso ci siamo lasciati con qualche dubbio sulla ripresa italiana che ora ha accelerato in maniera forte. Ma ci sono anche delle nuvole su questi dati: il divario fortissimo fra città grandi e piccole e fra Nord e Sud”, ha detto il manager.

“I consumi sono cresciuti dell’1,4%, grazie all’incremento dell’occupazione, a un miglioramento dell’indice di fiducia e al turismo che ha dato una spinta ulteriore”, ha aggiunto Costagusta mettendo in evidenza come in questo scenario non siano cambiate sostanzialmente le categorie di consumo.

Se sugli alimentari non ci sono grandi differenze di spesa fra le diverse aree del Paese, su altre categorie merceologiche la situazione cambia sostanzialmente. Lo studio mette in luce una grande polarizzazione della ricchezza, con il Nord che pesa per il 55,6% del Pil. E se il Nord ha visto la popolazione crescere di 275 mila unità, il Sud e le Isole hanno perso 380 mila persone che hanno deciso di emigrare, anche all’estero.

“A questo fenomeno si accompagna la crescita del fenomeno migratorio verso l’Italia da altri Paesi – ha chiarito -. Nella Penisola il 10,7% degli abitanti oggi è di origine straniera, fra regolari e irregolari”.

In questo scenario diventa indispensabile investire e lavorare per attirare investimenti, ma anche aggregare eccellenze per giocare un ruolo da protagonisti sulla scacchiera globale.

“Servono stimoli fiscali per sviluppo e occupazione – ha detto Costagusta -. L’Italia partecipa per il 2,7% al commercio mondiale e in alcuni settori, come ad esempio l’alimentare, o la moda, arriviamo a una soglia del 15%”.


Francesco Pugliese, ad di Conad

Francesco Pugliese

“Negli ultimi tre anni c’è stata una crescita di consumi di 4,6 miliardi con una aggiunta di 600 milioni nel 2017, con un risultato del secondo quadrimestre superiore alla media europea, ma dal 2008 al 2011 si sono persi per strada 8 miliardi. Una crescita che è a macchia di leopardo perché sono il Nord Ovest e il Nord Est a trascinare i consumi, che ormai rispondono anche a un cambiamento strutturale degli acquisti: la marca commerciale ha raggiunto il 18% di market share e il biologico il 4%. L’eCommerce vale lo 0,3%, di fronte a un 2% negli Usa: ci sono comparti che beneficeranno di questo nuovo canale, come i pannolini, e altri, come il fresco che continueranno ad avere maggiore riscontro nel punto di vendita fisico”.

E poi bisogna fare i conti con il cambiamento socio-demografico dell’Italia. “I consumi di prodotti per bambini si attestano a 827 milioni di euro di spesa con un calo del 3,5%, i prodotti per animali raggiungono i 2 miliardi con +3,6% e il 47% di famiglie che ne possiede almeno uno”, ha proseguito il manager fornendo la fotografia di fenomeni come la scarsa natalità, l’aumento dei single e l’allungamento della vita di un Paese “che rischia di ripiegarsi se non riscopre la voglia di comunità e sceglie l’individualismo.

Ma non si può crescere solo con l’export: servono i consumi interni ma per farli ripartire ci vogliono soldi e lavoro” ha concluso Pugliese delineando un quadro preoccupante: “Se il 70% delle aziende del Nord produce per un Sud senza potere d’acquisto, quelle aziende saranno costrette a chiudere”.


Aldo Bisio, ad di Vodafone Italia

Aldo Bisio /©vodafone.it

“I dati guidano la domanda di servizi di tlc in Italia. Il divario maggiore fra Nord e Sud si ha sulla rete fissa e questo è dovuto da una differente penetrazione della banda larga che penalizza il Meridione.

Al Sud questo viene compensato da un maggiore utilizzo dei servizi dati da mobile rispetto al Nord. L’adozione di servizi digitale di diffusione di contenuti sarà un driver per la riduzione del gap geografico nel settore delle telecomunicazioni”.


Cristina Scocchia, ad di Kiko

Cristina Scocchia

Primo produttore di make up nel mondo e quarto nel mercato europeo per consumo di prodotti di bellezza, l’Italia impiega nel comparto della cosmesi circa 200 mila persone.

“Il 51% della produzione ha sede in Lombardia, il 77% è concentrato in 4 regione del Nord. Le imprese italiane investono il 7% del fatturato in attività di Ricerca & Sviluppo e forti investimenti in comunicazione tanto da essere il terzo comparto con una spesa pari al 9,3% del totale dopo food (15%) e auto (11,3%) – ha spiegato Scocchia, ad di Kiko -. Il totale dei consumi nel 2016 è stato di 9.890 milioni di euro (+1,8%), di cui l’80% realizzato al Nord. Il settore sta assistendo anche all’affermazione di brand indipendenti, aiutati dalla generazione della self-expression dei Millennial, con la conseguente contrazione dei marchi consolidati, alla crescita di mercati di nicchia come il bio e all’esplosione dell’eCommerce come canale preferenziale. La comunicazione diventa sempre più multicanale e orientata a web e social; per creare un legame più diretto tra brand e consumatori lo storytelling diventa centrale con la co-creazione di contenuti attraverso influencer, blogger e passaparola sui social”.


Andrea Zappia, ad di Sky Italia

Andrea Zappia, ad di Sky Italia

“Ci muoviamo in un mondo che si sta segmentando. I clienti sono cambiati e hanno preso il controllo. Ci troviamo ad affrontare una complessità che prima non esisteva. Non basta più avere un brand forte, per essere rilevanti servono quattro elementi chiave come: semplicità, trasparenza, comodità e flessibilità. In questo scenario i dati sono indispensabili per customizzare l’esperienza”.


Luca Colombo, country manager di Facebook Italia

Luca Colombo

“Siamo in un mondo sempre più connesso. Cresce il ruolo dell’eCommerce sulle vendite, i video nel 2020 rappresenteranno il 75% del traffico mobile, l’’85% delle customer interaction nei prossimi tre anni avverranno tutti almeno una volta tramite agenti virtuali. In tutto questo, con il mobile che velocizza i processi, l’esperienza diventa fondamentale e la comunicazione deve essere sempre più personalizzata”.