We Are Social indaga l’influence marketing con What The Future

21 settembre 2017

di Serena Poerio


Creator, talent e testimonial: questo il tema del secondo appuntamento di What The Future – format di eventi nato per esplorare i trend e le innovazioni più interessanti, che stanno ridefinendo il rapporto tra brand e persone – dal titolo ‘Influence Marketing’, organizzato da We Are Social il 19 settembre scorso negli uffici milanesi di Corso San Gottardo 42/A.

Innanzi tutto, perché ‘influence’? “Vogliamo indagare che cosa significa influenza e come i brand possono vivere nel nuovo contesto social – ha affermato Andrea Lombardi, Media & Distribution Director di We Are Social, introducendo il focus della serata -. WTFuture è nato perché ci piaceva l’idea di condividere con i nostri clienti soluzioni su aree di grande interesse. È un format di eventi che riflette l’impronta di We Are Social nel trattare argomenti in modo informale ma al contempo professionale. Per ‘influence marketing’ si intende l’essere influenzato da qualcuno o qualcosa rispetto a un determinato prodotto o brand”.

L’edizione WTFuture Influence Marketing ha esplorato come sta cambiando e come si modificherà nei prossimi mesi la relazione tra influencer, brand e persone.

“Le persone accedono ai contenuti in modo sempre più frammentato: non esiste più un canale in grado di catalizzare l’attenzione degli utenti, come accadeva fino a pochi anni fa – ha dichiarato Luca Della Dora, Marketing & Innovation Director We Are Social -. La diffusione di nuove piattaforme ha anche un altro risvolto fondamentale: chiunque ha la possibilità di creare contenuti e di mostrare il proprio talento nel fare qualcosa”.

In un contesto di mercato in cui il 92% delle persone dichiara di fidarsi più di quello che dicono le altre persone piuttosto che dei brand, il ruolo dell’influencer assume una notevole importanza nel rapporto tra marca e consumatore.

“Possiamo distinguere i creator, coloro che creano contenuti con un certo stile, i talent, abili nel fare una determinata cosa, i testimonial – ha continuato Della Dora -. Sono dei media. Il ruolo dell’agenzia è di raccordo fra le persone e i brand. L’agenzia deve creare armonia tra testimonial e progetto di comunicazione, tra obiettivo del brand, linguaggio e ruolo della marca”. A questo proposito, precisa Della Dora, “si parte da un’analisi del progetto, con conseguente decisione di coinvolgere un influencer mainstream o più influencer verticali” fino ad arrivare “alla collaborazione tra tutti i soggetti e la misurazione dei risultati”.

Vincenzo Piscopo, head of branded content di Ciaopeople, all’evento insieme a Gianluca Fru dei The Jackal, ha dichiarato: “La produzione di contenuti è sempre stata basilare per noi. Da questa poi si parte lavorando sinergicamente insieme all’agenzia e all’azienda. Importante è anche il coinvolgimento con la community, che con i social è più vicina, in termini anche di feedback al brand”.

Da qui l’importanza di sviluppare un rapporto di fiducia tra gli influencer e la community, creando messaggi che non interrompano le persone, ma offrano loro contenuti rilevanti e trasparenti, vicini a quello di cui solitamente fruiscono.

Intervenuto con un collegamento video Alessio Gianni, Global Social Media & Digital Marketing Director di Barilla, ha elencato tre punti chiave nell’analisi dell’influence marketing: “Gli influencer sono media, e devono essere gestiti nella relazione come tali, i content creator sono in grado di raccontare il brand in maniera sorprendente, anche questo tipo di attività di marketing deve essere misurato analizzando il reale impatto di questi contenuti sul brand”.

A concludere l’evento, Bruno Tecci, senior strategy director di We Are Social.