Oath tra i protagonisti di DMEXCO a Colonia

13 settembre 2017

Christina Lundari

Si apre oggi a Colonia DMEXCO 2017, evento dedicato alla digital economy e Oath sarà presente con alcuni importanti esponenti del proprio management internazionale per condividere come l’azienda prosegue nell’attuazione della propria mission, attraverso l’affidabilità dei propri contenuti, dati e strategie di scalabilità.

Oath ha organizzato la propria area espositiva nella Hall 6 – stand C031-D038, all’interno della Experience Hall, dove trovano spazio gli oltre 50 brand tecnologici e media della società capaci di raggiungere più di un miliardo di consumatori globali.

John DeVine, chief Revenue Officer, Tim Mahlman, president, Programmatic Ad Tech Platforms, Stuart Flint, VP EMEA e David Shing, Oath’s Digital Prophet sono tra i protagonisti delle due giornate dell’evento di Colonia (13 e 14 settembre) che tratteranno i temi più dibattuti dell’industry.

“La partecipazione al DMEXCO 2017 è una delle prime manifestazioni in cui ci presentiamo con il nostro nuovo brand, il nuovo logo e la nuova immagine di Oath, per questo l’evento riveste una particolare importanza quest’anno – spiega Christina Lundari, general manager Oath Italy -. DMEXCO è per noi una grande occasione per affrontare i temi più rilevanti per il mercato e sicuramente programmatic e brand safety sono tra questi. Tim Mahlman ha raccolto in un articolo ‘Il programmatic si evolve e garantisce la brand safety’ alcuni spunti proprio su come l’utilizzo di dati, tecnologia, intelligenza artificiale possano giocare un ruolo fondamentale relativamente a questi ambiti”.

Programmatic e brand safety: le sfide del digital advertising secondo Oath

Secondo Tim Mahlman: “Il Programmatic sta diventando sempre di più la spina dorsale della pubblicità online, lo dimostra anche lo spending, aumentato di oltre il 72% negli ultimi tre anni. Gli acquisti automatizzati consentono agli advertiser transazioni data-driven più intelligenti e più efficienti ma, nonostante i notevoli vantaggi, alcune aziende ritengono la brand safety e la trasparenza due importanti sfide in questo ambito del digital advertising. Una situazione che si ripercuote sul mercato, come dimostrano i dati di un recente studio di MediaRadar: sebbene la spesa totale sia aumentata, il numero di investitori che hanno scelto il Programmatic è sceso del 12% anno su anno. Le preoccupazioni degli inserzionisti derivano dalle ormai note difficoltà riscontrate anche da YouTube e Facebook nel garantire qualità. Le aziende che investono in pubblicità sono preoccupate che i loro annunci vengano visualizzati accanto a contenuti offensivi, tanto che alcuni scelgono altri mezzi o addirittura tagliano gli investimenti. In realtà, il Programmatic sta evolvendo per risolvere il problema della Brand Safety. Molte delle tecnologie che possono salvaguardare la Brand Safety sono già disponibili sul mercato e sono integrate nelle piattaforme programmatiche. Per esempio, al livello più elementare, i vendor hanno adottato il sistema delle black list che evidenziano i siti dove non dovranno essere pubblicati gli annunci. Oppure ci sono le white list che limitano le impression a un gruppo specifico di siti e inventory considerati brand safe. Sono già disponibili anche dei sistemi di filtro pre-bid e fornitori di terze parti, come Integral Ad Science, che possono garantire ambienti sicuri durante le aste. Il problema però, è che questi strumenti non vengono sempre utilizzati appieno dagli inserzionisti. Alcuni vendor hanno deciso di non sfruttarli perché potenzialmente limitano la reach, ma siccome la Brand Safety è diventata un argomento cruciale per i clienti, queste funzionalità sono ora molto popolari. Inoltre, spesso la mancata applicazione di misure di controllo di qualità deriva da una mancanza di comunicazione tra buyer e vendor. Ora che questo problema è così al centro dell’attenzione assistiamo a una crescente collaborazione tra piattaforme e buyer per garantire che le preferenze e i filtri siano attivi sin dall’inizio di una campagna. Questo cambiamento avrà sicuramente un significativo impatto sul lungo termine”.

“Anche in Italia abbiamo visto un aumento di attenzione da parte dei clienti sui temi legati alla Brand Safety. Questo sia in ambito Programmatic sia in ambito reserved. Per Oath, la qualità è un asset imprescindibile, garantito dall’offerta di contenuti premium e di piattaforme in grado di garantire la qualità dell’inventory acquistata sia su testate proprietarie sia su testate di terze parti”, dichiara Lundari.