AgCom: per il settore Comunicazioni ricavi a 53,6 mld (+1,5%) con i media a 14,7 mld (+3,9%)

12 luglio 2017

Angelo Marcello Cardani

Nel settore delle Comunicazioni (telecomunicazioni, media e servizi postali) le risorse economiche ammontano complessivamente a circa 53,6 miliardi di euro, in crescita dell’1,5% rispetto al 2015. Lo ha rivelato la Relazione annuale 2017 dell’AgCom presentata ieri in Parlamento dal presidente dell’Autorità Angelo Marcello Cardani.

Il contributo più rilevante proviene dal comparto delle telecomunicazioni, che rappresenta il 59% dell’intero settore (circa 31,9 miliardi di euro, ricavi a +0,2%); seguono i media (televisione, radio, editoria e Internet), con un’incidenza sul totale del 28% (corrispondente a circa 14,7 miliardi di euro, ricavi a +3,9%) e i servizi postali, con un’incidenza del 13% (circa 7 miliardi di euro, ricavi a +2,6%).

Il settore delle comunicazioni incide, nel suo insieme, per circa il 3,2% sul PIL, con le telecomunicazioni che pesano per l’1,9%, i media per lo 0,9%, e i servizi postali per lo 0,4%.

Per il settore dei media, la componente radiotelevisiva cresce del 6,5%, mentre continua a perdere risorse il comparto dell’editoria (-6%), seppur a un tasso inferiore rispetto al recente passato.

L’online, al contrario, continua a espandersi (+14,8%). Per il 2016, si stima che il valore delle risorse complessive del settore televisivo si assesti sopra gli 8 miliardi di euro. La composizione dei ricavi afferenti al mezzo televisivo rispecchia quella tipica del sistema dell’informazione italiano, con la raccolta pubblicitaria che rappresenta la principale fonte di finanziamento (oltre il 40% del totale, pari a circa 3,5 miliardi di euro, riconducibili per il 90% alla tv in chiaro).

Nel mercato della televisione in chiaro oltre l’80% dei ricavi totali è stabilmente detenuto dai gruppi Rai e Fininvest/Mediaset, con il primo che raggiunge una quota (in crescita) pari a circa la metà del totale, e il secondo che possiede una quota (in riduzione) stimata attorno a un terzo.

Nel mercato della tv a pagamento il gruppo 21st Century Fox/Sky Italia, che propone offerte a pagamento fruibili attraverso la piattaforma satellitare e online, si conferma di gran lunga il primo operatore (77%), mentre il gruppo Fininvest/Mediaset, che offre contenuti a pagamento sulla piattaforma digitale terrestre e sul web, occupa la seconda posizione (21%).

Sotto il profilo degli ascolti, considerando sia la tv in chiaro sia la pay tv, l’andamento registrato dal 1990 al 2016 rivela da un lato una contrazione delle audience delle tv generaliste e una crescita degli altri operatori, con offerte prevalentemente tematiche o semi-generaliste, dall’altro come Rai e Mediaset raggiungano da sempre quote ampiamente superiori a qualsiasi altro operatore del settore.

Per quanto riguarda la radio, i recenti processi di concentrazione hanno determinato una modifica degli assetti del mercato strutturalmente caratterizzato da un’elevata frammentazione a livello nazionale.

L’operazione di consolidamento attuata dal Gruppo Fininvest nel 2016 che ha acquisito attraverso R.T.I. – Reti mercato Televisive Italiane, il controllo esclusivo del Gruppo Finelco (a eccezione di RMC), ha determinato un aumento del grado di concentrazione del settore, come indicato dall’incremento dell’indice di Herfindahl-Hirschmann (HHI), che passa da 989 a 1.083, pur rimanendo, comunque, al di sotto della soglia dei 2.500 punti. Sotto il profilo economico, nel 2016, le fonti di finanziamento della radio, pari complessivamente a 639 milioni di euro, mostrano un incremento del 3% rispetto al 2015.

La Rai, concessionaria del servizio pubblico radiofonico, conferma la propria posizione di operatore principale anche nel 2016, con una quota pari a circa un quarto del settore.

Segue il gruppo Fininvest, con una quota di mercato del 13%. La stampa evidenzia i segnali di maggiore sofferenza, con i quotidiani continuano a mostrare il declino strutturale: ricavi complessivi a -6,6%, ricavi pubblicitari a -7,7%, con un decremento delle copie cartacee, pari al 43% nel quinquennio 2011-2016.

Le copie digitali, che costituiscono circa il 12% del totale delle copie vendute, rappresentano solo il 6% dei ricavi da vendita di copie, dal momento che il rapporto tra ricavo medio unitario per copia digitale e cartacea risulta ancora molto basso.

Anche il settore della stampa quotidiana e periodica è stato interessato da processi di consolidamento, tra i quali l’acquisizione da parte di Cairo Communication del controllo di RCS Mediagroup e l’integrazione nel Gruppo Editoriale L’Espresso di Itedi, società editrice de La Stampa e, dallo scorso anno, anche del Secolo XIX e dell’Avvisatore Marittimo.

La tendenza connessa al crescente accesso e uso da parte dell’utenza di device mobili e delle relative applicazioni ha prodotto conseguenze nel versante pubblicitario.

La ripartizione degli investimenti in adv online per device a livello mondiale negli ultimi cinque anni indica una crescita della spesa riferibile agli apparecchi mobili, rispetto alla pubblicità veicolata attraverso desktop, che è passata dal 25% nel 2014 al 42% nel dato previsionale per il 2016.

I ricavi derivanti dalla raccolta pubblicitaria online complessivamente realizzati (includendo anche la raccolta di pubblicità diffusa attraverso i siti degli editori dei media tradizionali) si attestano su un valore stimato pari a 1,9 miliardi di euro.

Google e Facebook, congiuntamente, detengono ben oltre il 50% dei ricavi netti da pubblicità online, ossia del valore calcolato al netto della quota retrocessa ai proprietari dei siti web/applicazioni.

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