Allarmante e allarmista: la lingua nell’era digitale

6 luglio 2017

Stefano Bartezzaghi

di Andrea Crocioni


È stato tutto focalizzato sulla lingua l’intervento di Stefano Bartezzaghi, scrittore, semiologo ed enigmista.

“Il primo effetto dei new media – ha affermato – è una moltiplicazione vertiginosa dei messaggi emessi. In questa quantità di messaggi disponibili, per sovrastare il rumore di fondo si deve agire sulla quantità e qualità dell’informazione. Questo comporta un intervento sui volumi e sui toni della comunicazione. Questo ci ha portato a una lungua che risulta spesso allarmista e allarmante e a uno stile comunicativo in cui il fine giustifica il mezzo”.

In tale scenario secondo lo studioso tutti si sentono autorizzati ad alzare la voce e a drammatizzare il contenuto per farsi notare. Un’altra parola chiave della comunicazione di oggi per Bartezzaghi è ‘allarmante’.

“Le persone grazie ai social e a internet hanno ripreso a scrivere – ha spiegato -. La parola digitale condivisa in rete però nasce dal parlato, è la trascrizione di quello che diremmo ed improntata all’informalità”.

Una tendenza al ribasso che sta portando a un impoverimento della lingua che secondo Bartezzaghi i media, un tempo fonte di educazione e arricchimento culturale, stanno inseguendo questa semplificazione eccessiva.

“Ma è davvero necessario emulare questo tipo di lingua?”, è la domanda retorica lanciata alla platea dallo scrittore che ha ricordato come “le nuove forme di scrittura legate la digitale abbiamo reso visibili e compostabili parole destinate a una dimensione orale. Con la conseguenza che oggi viene erosa l’autorità di qualsiasi tipo di comunicacazione che arriva dall’alto”.