Le aziende italiane guardano a Oriente con ‘KAIHUA – Seeding your brand in China’

30 giugno 2017

di Fabio Sarpa


Il convegno, tenutosi ieri a Milano, ‘KAIHUA – Seeding your brand in China’, era dedicato alle aziende del mondo food, fashion e design desiderose di andare alla scoperta di quello che forse, oggi, è uno dei mercati più interessanti del mondo.

Organizzato da YAM112003 e The George, agenzia di comunicazione, e Chiomenti, studio legale internazionale, si è aperto con Alberto Rossi, responsabile Marketing e Analista CeSIF (Centro Studi per l’Impresa Fondazione Italia Cina), che ha spiegato come la Cina offra oggi tantissime opportunità per il mercato italiano, identificando due dinamiche principali per chi è intenzionato a confrontarsi con il mercato cinese: la costante crescita dei consumi trainata dall’urbanizzazione che apre opportunità di retail sia in settori a basso costo sia in comparti del lusso, a patto però di calibrare bene le modalità di accesso al mercato, di posizionamento e di distribuzione; e la crescita del livello tecnologico della produzione industriale cinese, una circostanza che richiederà nel breve periodo competenze e conoscenze specializzate.

Siebe Gerbranda, Agency Director The George e Isabel Chen, Strategy Manager The George hanno spiegato come la Cina si stia muovendo velocemente verso un mercato guidato dal cosiddetto ‘New Mainstream’, ossia la generazione di giovani più selettivi in merito a dove spendere: dalla massa al premium, dai prodotti ai servizi.

Per ingaggiare i potenti giovani consumatori cinesi, un brand deve offrire un’esperienza integrata e sempre connessa capace di mantenere alta l’attenzione: il 32% dei Millennial utilizza il mobile per fare la spesa rispetto all’8% degli americani, e il 59% sceglie il pagamento digitale contro il 26% degli statunitensi.

“Il mercato cinese in questo senso porta delle sfide molto interessanti – spiega Laura Corbetta, ceo e founder YAM112003 -. I driver principali sono essenzialmente due: da un lato l’ecommerce, quindi il fatto di essere presente sempre e ovunque, e dall’altro il segmento degli influencer. È su questi due fattori che lì si basa la costruzione di un brand, la sua reputation, e quindi anche la sua visibilità nell’ottica di diventare un marchio interessante per il target di riferimento”.