Saatchi & Saatchi New Director’s Showcase, questione di ‘prospettive’

23 giugno 2017

Afternoon class

di Giovanni Pagano


E va bene. Quest’anno non esco sconvolto dal Saatchi & Saatchi New Director’s Showcase.

Che nella frammentazione tematica ormai imperante al Festival della Creatività di Cannes resta comunque una stella polare di sicuro riferimento.

Non portiamo infatti a casa nuovi trend, ma come sempre altissima qualità distillata da occhi e cervelli visionari. La stessa impostazione tematica e scenografica (le ormai ubique ‘differenze di genere’) è meno originale del solito, risentendo proprio della sua stessa attualità.

Ma viene magistralmente introdotta da una sfuggente e laconica biondina e da un filmato asciutto e potente, che mostra tutti gli stereotipi e i pregiudizi cui veniamo sottoposti sin dalla nascita a seconda del nostro genere: ‘Pink or blue? Welcome to the world’.

E astutamente supportata dall’uso alternato di 2 occhialini polarizzati in modo da far vedere di volta in volta ‘two different perspectives’. Dopodiché via gli occhialini e si torna alla normalità.

Medicine

Ma se la normalità è ‘Medicine’ di Salomon Lightelm, la struggente storia di una vecchia coppia con gli Stetson, che vive nel ricordo della loro splendida giovinezza, ma quando lei diventa cieca decide di farla finita montando al volante del loro pick-up e partendo per il Grande Viaggio (tranquilli, alla fine lui la salva); se è ‘Johanna: under the ice’ di Ian Derry, la favolosa esperienza della sub apneista finlandese Nordblad, che si rifugia sotto la banchisa in magiche riprese a colori ‘condannate’ al bianco e nero da neve, arbusti e acque profonde; se è l’inquietante ‘One week in april’ di Matthew Palmer, che racconta la drammatica settimana dal 20 al 26 aprile 2016 in cui Kiyan, Sha’quille, Za’veon e Holston, tutti bambini sotto i 3 anni, trovarono in casa delle armi da fuoco e si spararono involontariamente; se è ‘Afternoon class’, di Ho Seoro (è il lavoro con cui si è diplomato), dove il sonno prende il sopravvento su un’intera classe durante una pesante lezione di matematica post-prandiale, nonostante la strenua resistenza del nostro protagonista la cui testa si trasforma metaforicamente in martello, mattone, macigno, cassaforte e via andare; se è ‘ABC of death’ dei genietti tedeschi studenti di regia Dorian & Daniel (non nuovi a simili prodezze, avendo già stupito gli addetti ai lavori con lo spot autoprodotto l’anno scorso per Johnnie Walker), dove vari personaggi, con nomi dalle iniziali in successione, si suicidano nei modi più disparati, finché Gary (con la G) scampa al suo destino perché usa una Volvo; insomma, se la normalità è questa, ebbene lecchiamoci egualmente i baffi.

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