Advertising, una grande occasione per la musica

22 giugno 2017

Josh Rabinowitz

di Andrea Crocioni


La musica dà valore ai brand, ma anche la pubblicità ha il potere di portare al successo una canzone, trasformandola in una hit.

È questa la ‘lezione’ che si può trarre da ‘A Biased History of Music and advertising’, lo speech tenuto ieri pomeriggio da Josh Rabinowitz nell’ambito dei Lions Entertainment.

Con oltre 8.500 brani prodotti per marche, cinema, etichette discografiche e televisione, l’executive vp/director of music di Townhouse (Wpp) rappresenta una delle voci più autorevoli nel settore.

Dagli estratti di ‘Beastie Revolution’ dei Beastie Boys utilizzati da British Airways in un popolare spot senza l’autorizzazione della band con conseguente indennizzo (con il quale il trio prese un appartamento a Manhattan) a ‘I’d Like To Buy The World A Coke’ (in Italia noto come ‘Vorrei cantare insieme a voi’) cantato nel 1971 per Coca-Cola da ragazzi provenienti da tutto il mondo, Rabinowitz ha proposto una carrellata delle più eclatanti occasioni di incontro fra comunicazione commerciale e musica.

Proprio il jingle della popolare bibita rappresenta una delle case history più significative della storia della pubblicità.

Da un’idea originale del direttore creativo dell’agenzia McCann-Erickson, Bill Backer che, insieme ai musicisti Roger Cook e Roger Greenaway, scrisse testo e composizione, il pezzo, cantato dai New Seekers, divenne un grandissimo successo internazionale. Poi ci sono i casi in cui è la musica a rendere ancora più invitante un prodotto.

Negli annali l’utilizzo di un classico come ‘Revolution’ dei Beatles nello spot di lancio delle ‘rivoluzionarie’ Nike Air.

“Se i Batles hanno dato il permesso di utilizzare una loro canzone sarà sicuramente ‘cool’, questo il messaggio che è arrivato ai consumatori”, ha sottolineato Rabinowitz.

In altri casi invece la pubblicità ha il potere di far riscoprire della musica che non è riuscita ad attirare ‘da sola’ l’interesse del pubblico. Un esempio in questo senso è ‘Pink Moon’ di Nick Drake.

Il musicista britannico, poco noto in vita e morto prematuramente in circostanze drammatiche, è stato riscoperto grazie a uno spot di Volkswagen. Siamo di fronte a un caso di successo postumo che fa riflettere sulla forza trainante dell’advertising come mezzo espressivo.

“Per questo – ha ricordato Rabinowitz – gli artisti non devono aver paura della pubblicità. Prestare la propria opera per uno spot rappresenta, per chi fa musica, una grandissima opportunità in grado di generare valore”.