Vivendi sbarca in Italia e studia l’offerta sui diritti tv e cinema

7 giugno 2017

Arnaud de Puyfontaine

Come si è letto ieri sui principali quotidiani nazionali sta per nascere Vivendi Italia Spa che avrà sede a Milano a partire da fine mese.

Ad annunciarlo è stato il ceo della media company Arnaud de Puyfontaine, che ha sottolineato l’interesse sull’intrattenimento: sport (soprattutto il calcio), cinema ed eventi, con la volontà di riportare in auge il progetto della Netflix europea, messo da parte dopo il naufragio dell’accordo con Mediaset sulla pay-tv Premium.

Sono allo studio alcuni accordi con la Mostra del Cinema di Venezia e Cinecittà. La media company intende inoltre aprire scuole per registi e sceneggiatori nel nostro Paese.

“Vogliamo contribuire a rilanciare il cinema italiano, far diventare l’Italia un polo di attrazione per giovani talenti – ha spiegato de Puyfontaine -. Operiamo in un’industria locale che sta diventando sempre più globale. E per competere con i colossi Usa, e in prospettiva con quelli cinesi, bisogna poter contare su economie di scala, creando un network che permetta di rendere efficienti gli investimenti in contenuti”.

Il Sole 24 Ore ha scritto che la prima mossa della nuova Spa (dove potrebbe approdare l’ex presidente Telecom Giuseppe Recchi) potrebbe essere sui diritti del calcio, per poi magari coinvolgere Telecom e tentare di ricucire lo strappo con Mediaset.

De Puyfontaine ha ammesso che c’è un interesse per le prossime aste (per i diritti della Serie A la scadenza per la presentazione delle offerte è fissata alle ore 10 di sabato 10 giugno), perché se il gruppo vuole diventare un player globale non può permettersi di trascurare alcuna occasione.

Il manager ha fatto riferimento all’asta per la Champions League in Francia che Altice si è aggiudicata, battendo proprio Vivendi, per 350 milioni l’anno, un prezzo che a suo giudizio non consente margini di guadagno.

Per la Serie A si parte da altre basi, con il pacchetto multimediale da 400 milioni e gli altri pacchetti, per piattaforma, da 100-200 milioni. Il calcio potrebbe essere un’arma da giocarsi per ricucire il rapporto con Mediaset, di cui Vivendi detiene il 28,8%.

“Mi piacerebbe molto tornare a discutere con loro, ma per il momento non ci sono incontri in agenda – ha specificato -. Io comunque resto ottimista sulla possibilità di trovare un accordo”.

La settimana prossima il manager transalpino andrà invece all’incontro fissato con l’Agcom per spiegare come Vivendi intende ottemperare alle prescrizioni dell’Authority delle Comunicazioni che ha giudicato contra legem la contemporanea presenza in Telecom e Mediaset con quote superiori al 10%.

È ormai certo che Vivendi sterilizzerà i diritti di voto eccedenti in Mediaset (è arrivata fino al 29,9% col blitz di dicembre), ma senza rinunciare a contestare una decisione che non condivide.

“Ricorreremo al Tar e alla Ue – ha ribadito ieri de Puyfontaine – Il mondo del resto va in in un’altra direzione: basta ricordare l’operazione AT&T-Time Warner”.

La probabile scelta di congelare la quota Mediaset è l’ennesimo segnale dell’importanza che Vivendi attribuisce alla sua partecipazione in Telecom Italia.

Il nuovo presidente del gruppo lo ha ribadito anche ieri: “Siamo investitori di lungo periodo, siamo impegnati a fare investimenti infrastrutturali e vogliamo far tornare grande Telecom Italia. Non siamo il cavallo di Troia di Orange – ha dichiarato de Puyfontaine citato da MF -. Telecom è un pilastro fondamentale della nostra strategia. All’inizio degli anni Novanta era meglio di France Telecom, di British e Deutsche, ma poi non ha mantenuto le promesse”.