GrandPrix Advertising Strategies: a Martín Guevara Duarte il Premio ‘Comunicazione e Letteratura’

19 maggio 2017

Martín Guevara Duarte

di Valeria Zonca


Martín Guevara Duarte, il nipote di Che Guevara, il rivoluzionario più famoso del mondo, racconta l’influenza esercitata dallo zio sulla sua vita nel libro ‘A la sombra de un mito’, inedito in Italia. Salirà sul palco dell’International GrandPrix Advertising Strategies per ricevere il Premio Comunicazione e Letteratura per il suo costante impegno critico e il contributo offerto alla divulgazione dei valori di coerenza e anticonformismo incarnati dal ‘Che’, icona pop fra le più trasversali della cultura contemporanea.

“Si dice che la figura di Che Guevara abbia trasformato il mondo più dell’immagine di Cristo – spiega -. È morto giovane e coerente, per difendere degli ideali di uguaglianza: caratteristiche che hanno contribuito a renderlo un mito per l’Occidente. Nel libro ho voluto raccontare come mio zio ha influenzato la vita della mia famiglia, così come il rispetto e la trasmissione di quello che il suo esempio mi ha lasciato da un punto di vista interiore”.

Martín Guevara, nato a Buenos Aires, ha poi scelto la Spagna come patria elettiva, ma ha vissuto 10 anni a Cuba dal 1973, durante il periodo della sua adolescenza.

“Le prime cose che mi colpirono furono la natura rigogliosa e le persone di colore che vedevo per la prima volta. Scoprii  che mio zio era considerato un eroe perché lottò per i poveri e i più deboli, ma questa parentela mi aveva trasformato in una sorta di vip. La presenza del Che, a Cuba, era dappertutto ed era quasi mistica: questo mi imponeva di essere sempre ‘valoroso’, così facevo a botte anche quando non ne avevo voglia. Dovevo essere un ‘rivoluzionario’ all’altezza, ma a Cuba significava anche denunciare un bambino che stava copiando un compito a scuola. Nonostante a Cuba ci fossero, e ci sono, aspetti positivi e unici, come la sanità e l’istruzione accessibili a tutti, io critico l’onnipresenza del controllo sulla vita individuale”.

L’immagine del Che come ‘guerrillero heroico’ si è trasformata in un’icona di marketing al servizio del merchandising.

“L’immagine realizzata da Jim Fitzpatrick della fotografia di Alberto Korda ha fatto il giro del mondo negli anni ‘60 e ’70: in quegli anni apparteneva soprattutto alla gente che stava ideologicamente allineata a sinistra, ma con il passare del tempo riuscì a coinvolgere un pubblico più ampio. La proliferazione di quella immagine sarebbe stata negativa se fosse stato distorto il messaggio fondamentale della vita del Che, ma quello resta vivo: la sua coerenza, la sua dedizione a una causa e soprattutto il concetto di ‘fare quello che si dice’ e ‘dire quello che si pensa’, elementi che caratterizzavano il Che come figura politica diversa dagli altri. Credo che la sintesi del suo pensiero non sia stata distorta né corrotta. Oggi i giovani lo considerano un’icona anticonformista”, è convinto Guevara.

Lo scrittore e giornalista, su richiesta di un editore, sta assemblando del materiale che comprende alcuni suoi articoli di opinione su Cuba, Sud America ed Europa.

“Inoltre sto lavorando a un racconto ambientato in Europa su un personaggio che è una sorta di ‘difensore dei diritti umani’ della nostra epoca che combatte la corruzione, soprattutto in Spagna, e parla dell’impunità della finanza, delle banche e della costruzione di un sistema che lascia finire la gente per strada senza pagarne le conseguenze”, conclude.