GrandPrix Advertising Strategies: il Premio ‘Comunicazione e Spettacolo’ a Lino Banfi

18 maggio 2017

Lino Banfi

di Andrea Crocioni


È un popolare volto della tv, ma prima ancora un attore di cinema versatile e stimato da un pubblico vastissimo che negli anni ha continuato a seguirlo e ad amarlo anche per la sua grande carica umana. Parliamo di Lino Banfi che il prossimo 24 maggio salirà sul palco del Teatro Nazionale CheBanca!, a Milano, per ritirare il Premio Comunicazione e Spettacolo nell’ambito dell’International GrandPrix Advertising Strategies organizzato da TVN Media Group.

Qual è il rapporto di un’icona della commedia italiana come lei e il mondo della pubblicità?

Quello della pubblicità è un mondo che mi ha sempre affascinato, anche per la chiave comunicativa diretta. Iniziai con Silvio Berlusconi quando non si occupava di politica, ma di tv. Mi disse: “Lino mi devi aiutare con la pubblicità della Standa”. Allora ci trovammo una sera ad Arcore e pensammo insieme a un’idea per lo spot. Io gli dissi che mi sarebbe piaciuto fare delle facce, senza aprire bocca, mentre il classico speaker parlava, e dire solo alla fine di tutto ‘Effettivamende’. Questa cosa a lui piacque e la realizzammo così. Si può dire che i creativi fummo noi, prima ancora di parlare con l’agenzia. Il tutto era fatto con il ‘linguaggio di Banfi’, con le mie pause, con una vocina di testa: prese subito piede e fu un grande successo.

C’è una campagna che non ha ancora fatto e  le piacerebbe girare?

Per una grande compagnia telefonica o un importante marchio di caffè. Ho il rammarico di aver fatto poche pubblicità per aziende grandi che hanno più mezzi economici e di conseguenza possono acquistare spazi anche di un minuto, così da avere più tempo a disposizione per costruire anche dei piccoli sketch. Però devo dire che nonostante questo gli spot che ho fatto sono andati a segno. Sono sempre stato dell’idea che può bastare una parola per essere efficaci. Al momento, sto facendo la pubblicità per  Energas. Uno spot che va molto sulle reti Sky e Mediaset durante le partite. Avendo a che fare con un formato breve, meno di 10 secondi, ho proposto un coretto dedicato al brand accompagnato da una risatina finale. La cosa funziona.

Il testimonial può fare la differenza?

È il personaggio che fa la pubblicità. Se è anche creativo di se stesso e dà una mano all’agenzia arriva prima nella testa delle persone. A volte basta un modo di dire, un’espressione. Perché poi soprattutto i ragazzi, che in questo momento sono il mio pubblico, fanno subito quello che fai tu: ripetono il gesto, la frase.

Oltre al lavoro di attore, che la impegna molto, si sta lanciando in una nuova avventura nell’agroalimentare. Come nasce il marchio ‘Bontà Banfi’?

L’idea è quella di diffondere prodotti pugliesi tipici e genuini. Si tratta di una serie di prodotti che andranno nella grande distribuzione nei prossimi mesi. Sulle confezioni ci sarà scritto ‘Io ci metto la faccia e il cuore, la Puglia fa il resto’. Devo dire la verità, l’ho fatto anche un po’ per megalomania (ride, ndr). Mi sono detto: la gente non si occupa più di Totò, non si ricorda di Renato Rascel e di Aldo Fabrizi, ti pare che si ricorderanno di Banfi?! Allora io li frego tutti con il mio marchio e la mia faccia sulle confezioni di orecchiette, sulle bottiglie d’olio e di salsa. ‘Bontà Banfi’ andrà pure all’estero, con dei cesti di prodotti che, con un gioco di parole, abbiamo chiamato ‘Cesto-Lino’. Sempre in campo alimentare, con la mia famiglia stiamo aprendo un’orecchietteria take away a Roma . In questi progetti userò molto le mie frasi tipiche.Ci sarà un sugo piccante alla ‘porca puttena’. Il piatto Bizona, un bis di primi. Il 5-5-5  di Oronzo Canà: che potranno essere cinque olive, cinque pezzi di caciocavallo e cinque tarallini. Farò incontrare i miei personaggi con la mia passione per i cibi.