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Samsung e Leo Burnett dedicano Wemogee ai pazienti afasici

12 aprile 2017

di Laura Buraschi


Si chiama Wemogee la prima app gratuita di instant messaging pensata per permettere ai pazienti colpiti da afasia e in generale a tutte le persone affette da disturbi legati alla comunicazione verbale di esprimere idee, attività e emozioni, con i propri familiari e amici. La nuova app sarà disponibile da fine aprile per Android, iOS e Galaxy Apps di Samsung.

L’idea è nata in Leo Burnett Italia, come spiega l’executive creative director Francesco Bozza: “Un nostro creativo si è trovato ad affrontare questa patologia con il papà. Da lì è nata l’idea che ha visto il coinvolgimento di un team di specialisti. Una volta sviluppato il progetto lo abbiamo presentato a Samsung, che ha sposato l’iniziativa”.

Da ormai diversi anni infatti Samsung Electronics Italia e l’agenzia collaborano per progetti di corporate social responsability, che hanno portato allo sviluppo di ‘Samsung Maestros Smart Bike’, ‘Samsung Women Run The Show’, ‘Samsumg Windshield’ e ‘Samsung Playboard’.

Con Samsung Wemogee, inizialmente proposto solo per l’Italia (in italiano e inglese) ma con l’aspettativa di portarlo anche in altri Paesi, l’obiettivo è colmare un gap espressivo che affligge gli oltre 3 milioni di persone nel mondo (200.000 solo in Italia) che soffrono di afasia, una patologia molto complessa, che comporta la perdita della capacità di comporre o comprendere il linguaggio.

Allo sviluppo del progetto hanno collaborato Elio Clemente Agostoni, direttore del Dipartimento Neuroscienze presso l’Ospedale Niguarda di Milano, Francesca Polini, dottoressa logopedista e docente presso l’Università degli Studi di Milano e  Giuseppe Sciarrone, consulente neurochirurgo presso l’ospedale Humanitas Gavazzeni di Milano.

Dotata di una interfaccia semplice e intuitiva, l’app Samsung Wemogee funziona come una sorta di traduttore testo-emoji e viceversa.

Il vocabolario dell’app comprende una library di più di 140 frasi relative ai bisogni primari così come alla sfera affettiva con le frasi prevedibilmente più utili per le comunicazioni dei pazienti afasici; queste frasi sono state tradotte in sequenze logiche di emoji e suddivise in 6 macro categorie di riferimento (vita quotidiana; mangiare e bere; sentimenti; aiuto, attività ludico-ricreative, ricorrenze e celebrazioni); le persone afasiche sceglieranno ciò che vogliono comunicare tra un panel di opzioni visive, inviando la sequenza di emoji selezionata al destinatario non afasico. La persona non afasica riceve il messaggio in forma testuale e potrà rispondere utilizzando parole scritte; allo stesso modo, il paziente afasico riceverà la comunicazione in forma di emoji.

Samsung Wemogee non è solo una chat di messaging a distanza: questa app, infatti, può essere anche strumento di training in situazioni di compresenza, a supporto delle tradizionali metodologie di riabilitazione, grazie alla funzione display che permette di visualizzare su un unico dispositivo la frase selezionata, sia in forma emoji, sia in forma testuale.

Mario Levratto, head of marketing & external relations di Samsung Electronics Italia, commenta: “Abbiamo creduto fortemente nel progetto Samsung Wemogee fin dalle prime fasi di sviluppo, e l’approvazione da parte dei nostri partner sulla reale efficienza dell’app per tutte le persone afasiche, ha rafforzato ancora di più in noi la convinzione sulla sua effettiva utilità sociale. Con questo progetto confermiamo la nostra vocazione nel mettere a disposizione della società tutto il nostro know-how tecnologico, perché la responsabilità sociale è uno dei valori cardine di Samsung, sia in Italia che a livello globale, e siamo coscienti di quanto la tecnologia possa essere un potente strumento di emancipazione e inclusione sociale”.

Il progetto viene comunicato attraverso un video su YouTube e con la presenza sui canali social di Samsung, con l’hashtag #SamsungWemogee. Per l’agenzia Leo Burnett Italia hanno lavorato gli executive creative director Francesco Bozza e Alessandro Antonini, il creative director  Nicoletta Zanterino, l’innovation director e head of art Mattia Montanari, l’art director e creative technologist Stefano Knoll, il copy Nicoletta Zanterino. La casa di produzione è Basement HeadQuarter con la regia di Vittorio Bonaffini, executive producer Francesco Crespi.