Reputation Awards 2017, The Walt Disney Company l’azienda più ‘reputata’ in Italia

7 aprile 2017

Fabio Ventoruzzo, Director Reputation Institute Italia, e Daniel Frigo

di Serena Poerio


È Walt Disney Company l’azienda con un maggior punteggio di reputazione in Italia (84,5), seguita sul podio da Ferrero (84,7) e Ferrari (84,2). Ad aver scattato la fotografia delle 150 aziende che godono della più alta reputazione presso la popolazione italiana Reputation Institute, società specializzata in servizi di misurazione e consulenza sulla reputazione.

Ieri durante i Reputation Awards 2017, evento organizzato dall’istituto di ricerca in collaborazione con Sky Italia, Iulm e Ferpi, è stata svelata la classifica Italy RepTrak®  e sono state premiate le aziende italiane che si sono distinte in quest’ambito.

Daniel Frigo, presidente, The Walt Disney Company Italia nel ricevere il riconoscimento ha affermato: “Il business model di The Walt Disney si è sempre ispirato alla magia e alla speranza, che permeano tutti i nostri messaggi. Abbiamo un grande amore per la nostra azienda e grandi partner che ci accompagnano”.

Nel 2017 la reputazione delle aziende in Italia è cresciuta (+1,2 punti) rispetto all’indice dello scorso anno portando il valore medio al punteggio di 70,8 punti/100. Tale valore – in crescita per il terzo anno consecutivo – dimostra come le aziende abbiano saputo ristabilire rapporti di fiducia con gli italiani ed entrare, per la prima volta, nella fascia reputazionale considerata ‘forte’ con un punteggio che va da 70 a 79 punti/100.

“Reputation Institute ha misurato la reputazione in 40 Paesi di 326 aziende – ha dichiarato Stefano Cini, managing director di Reputation Institute -. Si nota che mentre l’Europa resiste alla globalizzazione, l’Italia ‘soffra’ un po’ di esterofilia”.

Al contrario di quello che accade nei principali Paesi europei – dove vengono premiate le imprese nazionali (ad esempio Michelin in Francia, Philips in Olanda, Lego in Danimarca) in Italia le aziende straniere godono di una reputazione più forte (72,8 punti) di quelle nostrane (68,6), di cui solo quattro si piazzano tra le prime 20: con Ferrero, al 17esimo posto nella classifica globale, premiata come azienda italiana più reputata al mondo con il riconoscimento certificato dalla Global RepTrak® 100.

Insieme all’azienda di Alba figurano nella lista internazionale Ferrari (84,2), Lavazza (81,6) e Giorgio Armani (80,5). Tra i settori a cui è indirizzato un indice più basso di reputazione il gaming e il financial bank, mentre a livelli più alti figurano comparti che veicolano un concetto aspirazionale come l’elettronica, i prodotti di lusso e, in testa, il retail online (80,9), che abbraccia l’interesse sia dei Millenial che degli over 35.

Tra i miti da sfatare, Cini ha segnalato come non esista correlazione tra awareness e reputazione: “In un’epoca di grandi trasformazioni sociali gli Italiani reputano più importante ‘chi sei’ rispetto a ‘ciò che vendi’. Il 6% della reputazione deriva dal giudizio dell’azienda che sta dietro il prodotto, solo il 34% dall’opinione del prodotto/servizio venduto/erogato. In particolare cresce l’importanza dei 3 elementi di Corporate Social Responsability: Governance – trasparenza ed eticità del modello di business -, Citizenship – impegno sociale – Workplace – qualità dell’ambiente di lavoro”.

Ad Amazon (82,1) è andato il premio ‘Best for Millennials’, novità introdotta quest’anno per premiare quelle aziende che godono della miglior reputazione tra gli italiani di 18-34 anni. A Lego Group, invece, è stato consegnato il ‘Best for Corporate Social Responsibility’ per essersi fatta apprezzare dai consumatori per il suo impatto sociale rispetto alla responsabilità verso l’ambiente e la società, la trasparenza e il luogo di lavoro.

Michele Tesoro – Tess, executive partner di Reputation Institute ha dichiarato: “Oggi c’è un’esplosione del numero dei canali che si possono utilizzare. Occorre riequilibrare gli investimenti tenendo conto della grande importanza rivestita dagli owned media, che mi consentono di avere una relazione diretta con il consumatore, oltre i paid  (33,1% di reach ndr)e gli earned media (con una reach del 48,4%, ndr). La reputazione fa parte dell’81% dei valori intangibili aziendali, che a sua volta incidono in buona parte su quelli tangibili”.