Fra social di cittadinanza e funzionali, Blogmeter fotografa gli italiani ‘digitali’

30 marzo 2017

di Andrea Crocioni


Perché gli italiani usano i social media e quali sono i loro impieghi nella vita di tutti i giorni? Blogmeter ha deciso di esplorare questo scenario con la ricerca  ‘Italiani e Social Media’. La società  italiana specializzata in social media intelligence ha condotto lo studio intervistando, nella seconda metà di febbraio, 1500 residenti nel nostro Paese, un campione rappresentativo (per sesso, età e area geografica) degli iscritti ad almeno un canale social.

L’analisi di Blogmeter non si sofferma sulle stime di volume, come ha sottolineato Alberto Stracuzzi, Customer Intelligence Director della società: “I numeri dei social già ci sono, forniti dagli stessi operatori, ma anche da realtà indipendenti.Il mercato, invece, chiede di integrare questi dati con informazioni legate alla comprensione delle motivazioni che spingono le persone a iscriversi ai social e che ne condizionano i comportamenti”.

Attraverso questo lavoro di ricerca, Blogmeter è arrivata a identificare due tipologie di social: quelli di cittadinanza e quelli funzionali.

 

“Esistono social che sono nostri compagni di vita che ci definiscono nella nostra identità digitale e nelle nostre relazioni – ha spiegato  Stracuzzi -.  Questi social di cittadinanza sono quelli che usiamo tutto il giorno, più volte al giorno e più volte a settimana. Un brand che sceglie di interagire con le persone in questi spazi deve tenere compagnia, esserci sempre. Le aziende hanno la necessità di adeguarsi ai linguaggi e alle motivazioni. I social non sono solo un dove, ma anche un come”.

Il maggior rappresentate di questa categoria è Facebook (l’84% degli intervistati ha dichiarato di utilizzarlo più volte al giorno), ma ci sono anche YouTube, Instagram e Whatsapp.

“Ci sono poi i social funzionali – ha sottolineato il Customer Intelligence Director di Blogmeter – che invece soddisfano un bisogno specifico. In questo caso l’accesso sarà più saltuario, ma mirato”.

I principali sono Google Plus, Twitter e Linkedin: rispettivamente il 40%, il 35% e il 31% degli intervistati afferma di usarli saltuariamente. Dalla ricerca emerge che gli italiani non hanno remore a disiscriversi dai social. Il social più abbandonato in assoluto è Tinder: ben 3,5 italiani su 10 dichiarano di essersi iscritti e poi cancellati.

“Ma va anche detto – ha aggiunto Stracuzzi – che ci ha colpito la serenità con cui gli intervistati citano la propria iscrizione a social dedicati al dating”.

In termini di età, i risultati dell’analisi dimostrano che al crescere dell’età decresce il numero di social a cui si è iscritti: nella fascia di età compresa tra i 18 e i 34 anni, la media di social e servizi di messaggistica posseduti è superiore a sette, dopo i 45 anni, invece, scende a tre canali. I giovanissimi – utenti di età compresa tra i 15 e i 17 anni – dichiarano inoltre di dedicare più tempo a Instagram e YouTube, ma al crescere dell’età subentrano Facebook (18-24) e televisione (per gli italiani dai 35 anni in su). Tra le motivazioni più gettonate spiccano la curiosità e l’interesse (ben il 21% degli utenti ha dato questa risposta); il 17% ha dichiarato che lo scopo di utilizzo è legato alla creazione di relazioni nuove e personali, mentre il 14% afferma di utilizzarli per svago o piacere. È interessante notare come il 4% degli intervistati pensa che sia inevitabile iscriversi ai social.

“Nel raccontare la propria vita social – ha precisato Stracuzzi – gli intervistati hanno spesso citato applicazioni che non sono propriamente definibili come social network, modificando di fatto i confini di questo sistema. Diventa dunque social ciò che l’utente definisce tale. Per le persone ormai tutto ciò che è condivisione è considerato social”.

Se da un lato Facebook si configura come il social a cui dedichiamo in assoluto la maggior parte del tempo, dall’altro canali di comunicazione più tradizionali come la televisione e i magazine continuano a mantenere una forte credibilità anche tra gli utenti del web.

Infatti gli intervistati considerano come assolutamente credibili per informarsi tv e stampa, mentre al contrario ritengono poco affidabili Facebook, YouTube e i Blog. Quando però si tratta di acquistare, i canali che gli italiani digitalizzati considerano più attendibili sono i siti di acquisti online (Amazon e Ebay) e siti di recensione (TripAdvisor).

Nell’ultima parte della sua ricerca, Blogmeter ha esplorato il mondo delle celebrities e degli influencer. Se cantanti, giornalisti e scrittori sono i personaggi di cui gli intervistati dichiarano di fidarsi di più, musicisti e personalità televisive risultano i più seguiti (secondo il 33% del campione). Dall’analisi, emerge anche che il rapporto con gli influencer èsfaccettato: se fan-base e credibilità sono aspetti non sempre correlati, età e numero di influencer seguiti sì.

I giovani seguono un numero maggiore di personaggi appartenenti a categorie diverse, mentre invecchiando si diventa più selettivi. Le aziende devono quindi comprendere bene a quali target ci si rivolge nella scelta di un determinato influencer.