Il second hand nella circular economy vale 19 miliardi di euro (1,1% del Pil)

28 marzo 2017

Il mercato dell’usato si conferma un settore in continua crescita in Italia e oggi genera un impatto di 19 miliardi di euro (+1 miliardo rispetto al 2015) pari all’1,1% del Pil del Paese.

Ieri a Milano è stato presentato l’Osservatorio 2016 Second Hand Economy condotto da Doxa su un campione rappresentativo della popolazione italiana attraverso 1.001 interviste CATI (Computer Aided Telephone Interviews) per Subito.

I dati rilevano che il 33% di chi non ha mai acquistato o venduto second hand è propenso a farlo, in crescita del 5% rispetto al 2015. Tra chi lo fa già, il 53% degli acquirenti dichiara di aver comprato almeno una volta ogni 6 mesi (+10% rispetto al 2015), così come il 48% dei venditori. In calo la fascia di popolazione che non ha mai acquistato usato perché preferisce comprare oggetti nuovi (45% vs 53% del 2015) e che non ha mai venduto perché si dichiara particolarmente legata ai propri beni (5% vs 10% del 2015).

La Second Hand Economy online vale 7,1 miliardi di euro (+300 milioni rispetto al 2015) trainata dal settore motori (5 miliardi di euro), e seguita da per la casa e la persona (984 milioni), elettronica (647 milioni) e sport & hobby (465 milioni).

Il 15% della popolazione italiana acquista o vende online, attività che consente a ogni cittadino di guadagnare (o risparmiare) in media 900 euro all’anno. Il web viene scelto perché è il canale più veloce (66% – in crescita del 6% rispetto al 2015): Internet ha infatti reso la Second Hand Economy più accessibile e ampia (68%), offrendo la possibilità di trovare facilmente ciò che si cerca (58%) e di fare buoni affari (50%).

L’atteggiamento degli italiani nei confronti del mondo dell’usato è molto positivo perché ritenuto un modo per favorire il riuso e lo sviluppo della sostenibilità ambientale (60%, dato cresciuto del 12% rispetto al 2015), un modo intelligente di fare economia (48%) e infine un’opportunità per acquistare oggetti unici e vintage (44%). Chi fa Second Hand Economy dichiara infatti di considerarla una scelta consapevole (58%, in crescita del 5% rispetto al 2015), oltre a farla per risparmiare.

“La progressiva digitalizzazione del Paese e un uso sempre maggiore di smartphone e tablet stanno progressivamente riducendo l’acquisto e la vendita di beni in mercati e negozi dell’usato a favore delle piattaforme digitali generaliste e verticali”, spiega Guido Argieri, Customer Interaction & Monitoring, Head of Department di Doxa.

“L’economia circolare non è una moda passeggera, ma una radicale trasformazione del nostro modo di intendere produzione, consumo e, conseguentemente, benessere. Serve un nuovo approccio, anche empirico, alla misurazione del valore prodotto dall’economia circolare e dal contributo che essa apporta alla crescita economica”, commenta Luciano Canova, l’economista e divulgatore scientifico. Allungare il ciclo di vita di un prodotto ha quindi il duplice effetto di alimentare da un lato l’investimento in qualità e dall’altro l’industria della Second Hand Economy. In uno scenario che vede l’online affermarsi come canale privilegiato, Subito si conferma un partner strategico per chi decide di comprare o vendere oggetti usati grazie ai 6 milioni di annunci suddivisi in 37 differenti categorie merceologiche.

“Second Hand Economy e Subito sono ormai parte integrata e integrante di un moderno modello di economia nazionale e globale, la Circular Economy – dichiara Melany Libraro, ceo di Subito -. Subito può quindi favorire attivamente la crescita del Sistema Paese soprattutto in ambito digitale sia incoraggiando i consumatori a usare ancora di più la Second Hand Economy online sia sostenendo le attività di commercio online delle piccole e medie imprese italiane all’interno del proprio ecosistema”.