Sviluppo digitale: Italia al 25° posto nella classifica europea 2017

6 marzo 2017

Italia ancora in ritardo in termini di sviluppo digitale in Europa.

Nel 2017, infatti, il Paese, sui 28 che fanno parte dell’Unione, è fermo  al 25esimo posto guardando ai dati dell’indice di digitalizzazione dell’economia e della società (DESI) 2017, resi noti dalla Commissione europea.

Per quanto riguarda la situazione generale dell’Europa, si delinea un miglioramento compiuto dai vari stati membri dell’Ue, con progressi per le prestazioni digitali di 3 punti percentuali sul 2016. Danimarca, Finlandia, Svezia e Paesi Bassi rimangono in testa alla classifica. I 3 paesi più digitalizzati dell’Ue guidano anche la classifica mondiale. Slovacchia e Slovenia hanno registrato i maggiori progressi. Sulla base dei risultati del Desi 2017, la Commissione presenterà in maggio la revisione di medio percorso della strategia sul Mercato Unico Digitale per identificare quali proposte legislative dovranno essere presentate per affrontare le sfide future. Nel dettaglio, sul fronte connettività l’Italia, spiega il DESI, ha compiuto progressi significativi grazie soprattutto al forte aumento della copertura delle reti Nga.

Tuttavia, la diffusione della banda larga fissa è ancora bassa, nonostante i prezzi diminuiti. Per quanto riguarda il capitale umano, sempre più persone sono online, ma le competenze restano basse in tutti gli indicatori. Se il 67% degli italiani accede a internet (dato in crescita) la media europea è del 79%.

Carenti le competenze digitali elementari, pochi gli specialisti Ict e i laureati nelle discipline scientifiche.  Quanto all’uso di Internet, il Paese è 27esimo su 28, in ritardo su e-commerce (il 42% degli utenti ha fatto shopping online negli ultimi 3 mesi contro il 66% europeo), internet banking (42% vs 59%), video on demand (15% vs 21%), informazione (60% vs 70%) e social network (60% vs 63%). Solo la fruizione di musica, video e giochi online (79% vs78%) è in linea con la media.

Per quanto riguarda la digitalizzazione delle imprese, il 30% utilizza la fatturazione elettronica, contro una media europea del 18%. Le aziende comunicano sempre di più attraverso i social media, ma le Pmi ricorrono ai canali di vendita elettronici solo nel 7% dei casi, contro il 17% dell’Europa. Infine, il nostro Paese segna buoni risultati per quanto riguarda l’erogazione online dei servizi pubblici e gli open data, ma ha uno dei livelli più bassi di utilizzo dei servizi di e-government. Solo il 16% degli utenti entra in contatto con la PA tramite piattaforme digitali (percentuale dimezzata rispetto alla media europea e in calo.

“Nei prossimi mesi, con gli interventi previsti già oggi e non ancora rilevati dal Desi, l’Italia è destinata a scalare la classifica internazionale – ha commentato il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Antonello Giacomelli -. La direzione intrapresa è quella giusta, la crescita italiana sugli indici relativi alla connettività è sostenuta e superiore a quella della media europea. Tuttavia, la classifica non tiene conto degli interventi nelle aree a fallimento di mercato che scattano a partire da quest’anno ma soprattutto, essendo un indice solo percentuale, non coglie due elementi che caratterizzano lo sviluppo della banda ultralarga nel nostro Paese”.

Piano che “da un lato consente di avere una rete di proprietà pubblica nelle aree a fallimento di mercato per raggiungere con la fibra ogni cittadino e impresa” e dall’altro “ha accelerato la competizione infrastrutturale tra privati”.