L’industria culturale e creativa vale il 3% del Pil italiano. Value gap e pirateria le minacce

25 gennaio 2017

di Andrea Crocioni


Con 880 mila occupati diretti (oltre il milione considerando gli indiretti) e un valore economico di 48 miliardi di euro prodotto nel 2015, in crescita del 2,4% rispetto al 2014, l’industria creativa e culturale italiana è il terzo settore per occupazione nel nostro Paese e vale il 3% del Pil nazionale. E’ quanto emerge dalla seconda edizione dello studio ‘Italia Creativa’, realizzato da EY (Ernst&Young) con il supporto delle principali associazioni di categoria guidate da MIBACT e SIAE (grandi assenti i rappresentanti del comparto pubblicitario) e presentato ieri alla Triennale di Milano alla presenza del ministro dei Beni e delle Attività culturali e del turismo, Dario Franceschini.

L’indagine ha analizzato i dati relativi al comparto  in Italia ponendo l’accento sulle minacce che ne frenano lo sviluppo e sulle opportunità di crescita ancora da sfruttare. Siamo di fronte a un’industria che secondo la ricerca ha un valore potenziale annuo di 72 miliardi di euro.

Con la cultura, dunque, si mangia eccome.

E’ il terzo datore di lavoro in Italia, preceduto solo da ristorazione ed edilizia. Ma si potrebbe mangiare ancora di più, tenendo conto di un tale potenziale inespresso che potrebbe garantire altri 530 mila posti di lavoro.  Guardando al focus che lo studio di EY ha riservato alla pubblicità, nel 2015 il comparto ha raggiunto un valore economico di 7,4 miliardi di euro (+1,3%), con un peso non certo marginale sul totale della ‘torta’. Il settore dà lavoro a oltre 92 mila persone, con un incremento dello 0,8%.

Tornando a un discorso più generale sulla nostra industry culturale sono due i principali nemici finiti sotto la lente: il value gap, ovvero il divario tra quanto viene generato dai contenuti creativi in Rete e quanto viene restituito a chi ha creato quei contenuti, e la pirateria (un fenomeno che erode un valore compreso tra i 4,6 e gli 8,1 miliardi di euro).

Il tema è stato approfondito durante una tavola rotonda, moderata dal giornalista Marco Fratini di La7, che ha coinvolto Filippo Sugar, presidente di SIAE, Donato Iacovone, ad di EY in Italia, Antonella Mansi, vice presidente di Confindustria, Luciano Fontana, direttore del Corriere della Sera, il musicista Manuel Agnelli, e il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri.

“Questi valori evidenziano la centralità del diritto d’autore, che rappresenta il motore di questa industria”, ha sottolineato Sugar. “Quest’anno – ha aggiunto il manager – l’obiettivo dell’analisi condotta con Italia Creativa è stato anche quello di evidenziare ad operatori di settore e istituzioni le principali opportunità di crescita, individuando le misure utili a contrastare i fenomeni che ne minacciano l’espansione. Il digitale non è una minaccia, ma un’opportunità. L’errore è pensare che il digitale sia un mondo governato da regole diverse”.

“L’analisi messa a punto da EY – ha spiegato Donato Iacovone – evidenzia le sfide che questa industria deve affrontare e superare come quella della competitività italiana nel mondo e quella dell’innovazione e del digitale. Le nuove tecnologie possono, infatti, avere delle ricadute positive sull’intera area creativa, stimolando sinergie e contaminazioni tra i diversi settori, con ritorni economici positivi, sia sulla filiera creativa stessa che in settori contigui, come quello turistico”.

Analizzando i singoli sotto-settori, in una selva di segni più, emerge il calo di oltre l’8% del segmento Quotidiani e Periodici.

“Il pericolo più grosso per i giornali è la rassegnazione a gestire il declino – ha commentato Fontana -. Non ci sono mai stati tanti lettori quanto oggi. Il digitale è un’enorme opportunità. La sfida è quella realizzare prodotti diversi per pubblici diversi e di far capire che il nostro lavoro ha un valore”.

Sul banco degli ‘imputati’sono finiti i grandi operatori del digitale, gli OTT.

“Google e Facebook sono ancora normati dalla direttiva Ue sull’e-commerce – ha detto Fedele Confalonieri -. Il problema è avere delle regole uguali per tutti. In Rete la parola d’ordine è ‘gratis’. Bisogna fare un importante lavoro di educazione sulle nuove generazioni (il ministro Franceschini ha paventato l’ipotesi di una campagna nelle scuole, ndr), anche se la sensibilità è cresciuta. Ricordiamoci che il digitale è solo una piattaforma di distribuzione. Oggi l’80% dei contenuti che si producono in Europa sono realizzati da broadcaster. Solo se tutti pagano continueremo ad avere contenuti di qualità con benefici per tutta la filiera”.

Sollecitato a parlare della forte presenza dei francesi nelle società italiane,il presidente di Mediaset – che a margine dell’evento aveva dichiarato che non c’era stata nessuna richiesta da parte di Vivendi di entrare nel Cda dell’azienda – ha spiegato che secondo lui questo succede “perché sono più forti nella difesa e nell’attacco. Sono più organizzati”, ricordando poi la sfortunata ‘avventura’ del Biscione oltralpe con La Cinq.

L’appuntamento si è concluso con la consegna al ministro Franceschini di una lettera indirizzata al Governo, sottoscritta da 26 associazioni di categoria, in cui viene chiesto un impegno concreto nella protezione dei diritti dei titolari dei contenuti creativi e culturali in Europa.

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Emanuele Nenna (Assocom): “Italia Creativa? Alla prossima edizione vogliamo esserci”

Emanuele Nenna

AESVI, AFI, AGIS, ANEC, ANEM (Associazione Nazionale Editori Musicali), ANEM, (Associazione Nazionale Esercenti Multiplex), ANICA, APT, Assomusica, CCI, Confcultura, Confindustria Radio Televisioni, Dismamusica, FAPAV, Federculture, FEM,FIEG, FIMI,FPM, Nuovo IMAIE ,PMI, SIAE e Univideo: nel lungo elenco delle realtà rappresentative della industry culturale e creativa italiana che ha sottoscritto la lettera consegnata ieri al ministro Dario Franceschini, in occasione dell’evento ‘Italia Creativa’, il grande assente è il mondo della pubblicità.

“Dalla prossima edizione ci piacerebbe essere coinvolti”, ha dichiarato il presidente di Assocom, Emanuele Nenna, a Today Pubblicità Italia.

E ha spiegato: “Ci siamo già mossi in questo senso prendendo contatti e fisseremo a breve un incontro. Sin dal mio insediamento ho posto grande attenzione agli eventi importanti per l’associazione in termini di rappresentatività. Crediamo che Assocom possa dare un contributo fondamentale per far crescere l’industria creativa italiana anche in una sede come questa. Questa ‘assenza’, che sia per una distrazione loro,  o per una nostra scarsa attenzione, deve essere uno stimolo ulteriore ad accrescere la visibilità dell’associazione e il suo peso sul mercato culturale”.

Tematica, quella della visibilità di Assocom, finita sul tavolo del primo Consiglio direttivo presieduto da Nenna lo scorso 16 gennaio.

“C’è molta voglia di accelerare – ha detto il fondatore di The Big Now -. Abbiamo definito i primi tavoli di lavoro. Per aumentare la visibilità e la presenza dell’associazione abbiamo dato vita a un gruppo dedicato alla comunicazione esterna guidato da Andrea Cornelli, ceo di Ketchum Italy. Con Guido Surci, invece, stiamo lavorando sulla trasformazione del Centro Studi che avrà un ruolo centrale e di conseguenza una struttura più complessa con deleghe e responsabilità individuali assegnate agli associati. Questo è un modo per garantire un supporto concreto alle agenzie, con dati e strumenti utili, e per stimolare la partecipazione. Un altro obiettivo è l’organizzazione di un evento aperto al pubblico, che vorremmo fissare per il mese di febbraio, per presentare una ricerca sulle gare. In parallelo sto proseguendo il lavoro di recruiting: ho una lunga lista di promesse che andrò a sollecitare. C’è grande entusiasmo da parte di tutti e volontà di fare le cose tanto che, cosa piuttosto anomala, abbiamo deciso di darci un nuovo appuntamento già per il prossimo 27 gennaio”. (A.Cr.)