Omnicom Media Group, semestre 2017 a +25%. Allo studio nuove partnership e acquisizioni su IA

di Serena Poerio


Con importanti acquisizioni nel 2016 per un valore di 250 milioni di euro pari al 35% di tutto il billing in gara, Omnicom Media Group sta lavorando quest’anno a un’organizzazione che sia sempre più in grado di ‘scaricare a terra’ le potenzialità del mondo digitale e far sì che queste si traducano in reale valore aggiunto per i clienti.

“Occorre rivedere i processi operativi e inserire in organico una serie di profili professionali altamente specializzati – ha dichiarato a margine dell’incontro di Assocom Comunicare Domani Marco Girelli, ceo di Omnicom Media Group Italia e vicepresidente di Assocom -. Stiamo testando modalità e metodologie innovative che ci consentano di essere più veloci”.

E per essere al passo con i tempi ed evolvere in un mondo che si fa sempre più complesso a fronte di molteplici strumenti offerti, sono allo studio studio nuove partnership e acquisizioni nell’area dell’intelligenza artificiale.

“Ci sono molte start up che permettono di mantenere la velocità dei processi e al contempo garantiscono la qualità dell’output – ha continuato Girelli -. Oggi il tema è avere un data gathering in grado di raccogliere la grande quantità di informazioni in maniera pulita così da ritrasmetterla in modo sistematico a chi si occupa di insight analytics. L’agenzia media ha il dominio del dato e quindi un punto di vista privilegiato rispetto al messaggio che deve essere poi deliverato sui diversi cluster”.

In un mercato in cui il centro media ha un ruolo sempre più consulenziale, “Bisogna riuscire a calare le attività di comunicazione in un contesto più ampio – ha proseguito il manager -, in modo tale che possano avere un impatto sul business”.

Omnicom Media Group che con il new business dello scorso anno (tra i clienti acquisiti anche Volkswagen e Poste Italiane, ndr) ha avuto una crescita importante si appresta ad avere “un andamento per il primo semestre a circa +25% – ha affermato Girelli -. A perimetro omogeneo è un anno moderatamente positivo”. Anche la crescita organica ha seguito l’andamento con circa 450 persone che lavorano in OMG.

Sulle recenti vittorie Girelli, facendo riferimento alla gara digital di Eni in cui il Gruppo ha conquistato il budget insieme a TBWA/ con la sigla Annalect (vedi notizia) ha concluso: “Lavoreremo per il cliente fornendo la piattaforma e la tecnologia in grado di distribuire i contenuti in maniera customizzata, tutte potenzialità offerte dal digitale”.

Social e ‘Post-social’ a Comunicare Domani: lo stato dell’arte e le opportunità

di Laura Buraschi


“Parliamo ancora di social perché siamo in un mondo social ma non lo conosciamo ancora a fondo. Oggi però non indaghiamo il presente ma il futuro, per capire come si sta evolvendo questo settore”: così il Presidente di Assocom Emanuele Nenna ha introdotto la giornata di lavori dell’annuale convegno Comunicare Domani, incentrato quest’anno sul tema #Post-social. Abbiamo raccolto alcuni insight emersi nel corso della tavola rotonda moderata dal giornalista Emilio Cozzi.

Derrick De Kerckhove, direttore scientifico di Media Duemila e dell’Osservatorio TuttiMedia

Oggi occupiamo tre spazi incrociati ma indipendenti: mentale, fisico e virtuale. Dobbiamo imparare a pensare a come interagiscono tra loro e a come migliorare il nostro spazio virtuale. Le piattaforme, di conseguenza, si evolvono in modo sempre più relazionale: Facebook è un giornale fatto dalla comunità di ciascuno di noi, Internet è un sistema limbico sociale, trasporta emozioni. L’analisi dei social permette quindi di avere istantaneamente e in continuità il sentimento della gente: è da questa osservazione che nascono i nuovi mestieri: data scientist, media designer, information broker.


Luca Sofri, direttore del Post

Quello delle fake news è un tema di grande attualità di cui tutti parlano ma in realtà è un tema che viene da lontano e che, per quanto riguarda il nostro paese, soffre della mancata distinzione tra quotidiani autorevoli e tabloid. I contenuti di queste due pubblicazioni convivono nei principali giornali italiani e di conseguenza manca quella autorevolezza che possa fare da contraltare alle informazioni sbagliate che circolano su internet, al contrario di quello che accade all’estero. C’è però oggi maggiore disponibilità da parte dei lettori di pagare per avere dei contenuti di qualità: allo stesso tempo il lettore è stufo della pubblicità display o video, si aspetta innovazione e qualità.


Sylvain Quernè, head of marketing Facebook

Facebook è nato quando il mobile esisteva già ma era molto diverso e negli anni si è trasformato da ‘fine’ a ‘mezzo’. Il nostro focus oggi è quello di costruire community, siamo convinti che ci sia ancora un grande potenziale da sviluppare nei prossimi 5-10 anni. È ancora presto per buttare tutte le nostre forze su intelligenza artificale e realtà virtuale: oggi, quello che ci guida in un mondo sempre più complesso sono le immagini, basti pensare che scattiamo 3 trilioni di foto l’anno e rispetto alle previsioni di qualche anno fa siamo arrivati molto più velocemente del previsto al dominio dei video. Ecco perché occorre puntare sulla rilevanza: cerchiamo valore nell’advertising per rendere migliore l’esperienza degli utenti e non dare fastidio.


Giorgio Giordani, presidente Spencer & Lewis

Molti brand vendono gli influencer semplicemente come un paid media. Stiamo però assistendo a uno sviluppo verticale di questo fenomeno: in alcuni segmenti di mercato gli influencer si stanno unendo in crew per riuscire a portare trasversalmente le audience di uno sull’altro. Allo stesso tempo c’è uno sviluppo orizzontale: ogni singolo utente è un influencer e tutti insieme creano una community che può catturare l’interesse anche di brand di largo consumo. Creare sinergia sui contenuti è l’aspetto essenziale per poter restare sulla cresta dell’onda.


Davide Boscacci, consigliere Assocom, group creative director di Leo Burnett

I brand sui social media parlano di sé poi ti chiedono di comprare qualcosa. Non è così che deve funzionare una relazione. Comunicare significa creare relazione tra marca e le persone, volta a provocare una reazione che si traduca a sua volta in un risultato. I cinque punti per instaurare una relazione sono: essere nel posto giusto (contesto), parlare la stessa lingua (linguaggio), saper ascoltare (dati), proporre argomenti interessanti (contenuti), accettare il confronto (crisis management). La buona notizia è che abbiamo uno strumento potentissimo per instaurare relazioni (i social) ma non lo stiamo usando appieno.


Maurizio Melis, divulgatore scientifico e conduttore radiofonico

Le città sono un social network, sono la rete di relazioni. Oggi sulla città si è innestata dimensione del digitale. I social possono essere il media attraverso cui fare democrazia partecipata e assistiamo a casi virtuosi di utilizzo dei social da parte degli enti pubblici: per dare comunicazioni, per gestire eventi o situazioni di crisi. Ma non sono i social a creare cultura della partecipazione: casomai dove essa è presente i social la intercettano e sono un mezzo adatto a farla crescere.


Luca Della Dora, marketing & innovation director di We Are Social

Prima dovevamo convincere le persone ad acquistare prodotti, entro 10 anni dovremo convincere algoritmi e non persone. Le competenze di chi lavora in comunicazione dovranno essere riviste: se prima la tecnologia era lasciata fuori dai reparti creativi, ora non si può più prescindere da essa. Non solo: alcuni player, a partire da Amazon, hanno modificato il rapporto tra consumatori e aziende e i brand dovranno imparare a collaborare con essi.


Vincenzo Piscopo, head of branded content Ciaopeople Media Group

I social network sono ormai entrati nel ciclo produttivo del branded content, influiscono sulla scelta dei mezzi e sulla definizione del linguaggio. Ma è essenziale rispettare una community già esistente che è abituata a un certo linguaggio: prima le aziende sceglievano un testimonial che veicola il messaggio in accordo con il brand. Ora attraverso il branded content andiamo ad attivare delle community e grazie ai social c’è la possibilità di misurare i risultati attraverso il feedback diretto.

Honda Motor Europe avvia una gara creativa

Secondo la stampa estera Honda Motor Europe avrebbe aperto i colloqui con agenzie creative per la ricerca di un nuovo partner.

L’azienda avrebbe contattato le agenzie due settimane fa con un briefing in linea per coprire 22 mercati in tutta Europa. Resta inteso la gara non influisce sul rapporto attualmente in corso con Wieden & Kennedy London e Mcgarrybowen.

Un portavoce di Honda ha dichiarato: “Non abbiamo commenti da fare riguardo la revsione in corso, ma siamo ansiosi di continuare la nostra lunga e proficua relazione con W&K e Mcgarrybowen nel 2018”.

Nel 2016 il gruppo ha nominato DigitasLBi la nuova content agency di Honda Motor Europe.

L’agenzia di Publicis Groupe è stata incaricata della definizione di un piano editoriale focalizzato sui brand automobilistici della Honda, con la volontà di far provare al potenziale acquirente l’esperienza di guidare il veicolo del gruppo prima di farlo realmente.

Il FreeWheel Council for Premium Video atterra in Europa

A seguito del successo del FreeWheel Council for Premium Video (FWC) nel Nordamerica, il FWC annuncia il suo lancio europeo, rafforzando così la sua missione di sostegno del settore premium video a livello internazionale.

Il FreeWheel Council for Premium Video Europe (FWCE) è un advocacy group composto, al momento del lancio, da 13 membri, tra cui i principali operatori ed emittenti europei (Canal+ Régie, Channel 4, Discovery Networks International, Medialaan, MTG, Nelonen, Proximus, RTÉ, SBS Broadcasting, SFR Régie, Sky Media UK, Sky Media Germany e TF1 Publicité).

Il gruppo intende porsi al servizio degli interessi condivisi degli operatori del settore premium video attraverso la definizione di posizioni di leadership, la ricerca e il sostegno alla promozione dell’economia premium video.

“Il lancio del FreeWheel Council in Europa ci consentirà di mettere in luce l’importanza e il valore del premium video per un pubblico sempre più vasto”, afferma Jonathan Lewis, responsabile Digital and Partnership Innovations di Channel 4 e membro di FWCE -. In questo modo gli attori dell’economia premium video avranno la possibilità di esprimersi e di condividere conoscenze a vantaggio del settore della pubblicità, del marketing e dei media. È un onore far parte di questo gruppo; lavoreremo con entusiasmo per lo sviluppo del mondo del premium video advertising, un ambito in rapidissima espansione”.

A suggello della creazione del FWCE, il gruppo ha pubblicato il suo primo documento programmatico dal titolo ‘L’importanza del premium video per gli inserzionisti: una prospettiva europea’ (freewheel.tv/fwcouncil/#freewheel-council-positions) che definisce il significato di premium video e presenta un quadro delle differenze rispetto al settore digitale in generale. Il documento costituisce il primo prodotto congiunto del FWCE e si basa su conoscenze condivise maturate dai leader di mercato. Il testo definisce il significato di premium video e presenta un quadro delle differenze rispetto al settore digitale in generale. Il documento contraddistingue il premium video è la sua capacità di promuovere la partecipazione sia nei confronti del contenuto degli editori, sia verso la relativa pubblicità.

“Troppo spesso il settore si propone di misurare il premium video sulla base di standard tipici di altri formati – si legge in una nota -, limitando la valutazione del suo valore a metriche quali la visibilità, senza nessun riferimento alle potenzialità in termini di partecipazione del consumatore. E in ambienti simili a quello televisivo, la sicurezza del marchio viene garantita e il rischio di truffe è praticamente inesistente; gli inserzionisti sono in grado di raggiungere persone in carne e ossa, che partecipano ai contenuti che hanno scelto di visionare”.

Attraverso il FreeWheel Council for Premium Video, FreeWheel (società del Gruppo Comcast) intende promuovere gli interessi dell’intero settore.

Thomas Bremond

“È un piacere sfruttare l’opportunità del successo conseguito dal FreeWheel Council nel Nordamerica mettendo il suo supporto e la sua leadership di pensiero a disposizione di un pubblico completamente nuovo in Europa – afferma Thomas Bremond, managing director FreeWheel International -. L’analisi dei temi che caratterizzano il settore in questa regione sarà estremamente stimolante”.

Continua Emmanuel Josserand, brand, agency and industry relations di FreeWheel, nonché pioniere del lancio europeo: “Per prosperare, l’ecosistema premium video deve operare in stretta collaborazione. Pur concentrandosi sul sostegno ai provider premium video, il FWCE condividerà ricerche e opinioni approfondite che attingeranno alla vasta esperienza e conoscenza dei suoi membri e di terzi. Il nostro obiettivo è collaborare con tutte le parti interessate del settore, compresi gli investitori e in generale gli operatori, in modo da spingere insieme questo settore verso il futuro”.

Connexia presenta la campagna ‘#AdottaUnMillennial nel Cda!’

Connexia, Data Driven Creativity Agency del Gruppo Doxa e tra i maggiori player della comunicazione multicanale, presenta ‘#AdottaUnMillennial’, iniziativa rivolta ai Cda delle aziende italiane per incentivarne e accompagnarne i processi di digital transformation.

“Abbiamo avuto occasione di constatare più volte come i membri dei Consigli di amministrazione, che in Italia hanno un’età media di 57 anni (fonte Consob – Commissione Nazionale per le Società e la Borsa) non siano sempre totalmente consapevoli della velocità esponenziale del cambiamento in atto e delle disruption che presto saremo chiamati ad affrontare – dichiara Paolo D’Ammassa, ceo di Connexia -. Abbiamo quindi pensato di proporre a 3 Cda italiani di farsi affiancare da un advisory team composto da Millennial di Connexia, che periodicamente possa aggiornare il Cda rispetto a tutti i fenomeni in atto nella industry di riferimento e in quelle attigue, e sugli scenari a breve e medio termine derivati dall’impatto delle tecnologie esponenziali”.

‘Adotta un Millennial nel Cda!’ vuole essere un’opportunità di confronto disruptive, un approccio originale e un po’ insolito per far incontrare generazioni differenti che molto hanno da condividere reciprocamente.

La call sarà aperta fino al 30 settembre: all’indirizzo connexia.com/adottaunmillennial, in meno di un minuto, i membri dei Consigli di amministrazione delle medie o grandi aziende italiane potranno inserire la propria application attraverso la compilazione di 5 campi, tra cui la motivazione, che costituirà l’elemento determinante per la selezione dei 3 Cda. Connexia metterà gratuitamente a disposizione dei 3 Cda selezionati 3 advisory meeting bimestrali per ciascun Consiglio di amministrazione, da pianificare nel corso del primo semestre 2018.

Connexia promuoverà inoltre una nuova modalità di allocazione del budget di comunicazione, che deve in parte diventare territorio di sperimentazione e consentire alle aziende di testare progetti innovativi: ‘80% Consolida’ – attività di marketing e comunicazione collaudate, a supporto dei Kpi di business; ‘10% Osa’- attività innovative, come, ad esempio, la creazione di un chatbot o l’apertura di un profilo Snapchat; ‘10% Scommetti’ – vere e proprie scommesse che, se non vanno a buon fine, non incidono sui Kpi di business, ma che, se funzionano, possono accelerare il processo d’innovazione e proiettare il brand e l’azienda verso una nuova dimensione.

Connexia, nel percorso di accompagnamento dei propri clienti al cambiamento, è technical partner di Singularity University Italy Summit, una due-giorni immersiva che si svolgerà il 27 e 28 settembre a Milano e in cui verranno messe in campo esperienze, metodologie e azioni concrete in grado di trasformare gli obiettivi più ambiziosi in grandi opportunità di business e di innovazione.

Filmmini, cinque anni di approccio crossmediadiale alla ricerca dei talenti

Filmmini, la unit di Filmmaster Productions dal modello agile e cross mediale nata nel 2012, in questi 5 anni ha realizzato 144 produzioni crescendo in modo esponenziale anche grazie a un’ampia rete di partner e collaboratori e alla costante ricerca di talenti, soprattutto giovani.

I contenuti prodotti da Filmmini hanno uno sguardo crossmediale, originale e spesso distante dai modelli canonici. Ecco perché in questa unità speciale di Filmmaster Productions le idee prendono forma e vengono modellate da un linguaggio visivo, accattivante ed efficace.

Filmmini oggi è formata da tre giovani talenti: Cinzia Morandi, Mattia Longhi e Margherita Bardari che gestiscono la unit con entusiasmo e dedizione e con grande attenzione ai nuovi linguaggi della comunicazione contemporanea.

“Oggi Filmmini è una realtà forte e indipendente e per Filmmaster Productions rappresenta un osservatorio su tendenze, tecnologie e giovani talenti – dichiarano -. Siamo orgogliosi di aver fatto tutta questa strada, ma per noi il viaggio è appena iniziato” .

Le aziende italiane guardano a Oriente con ‘KAIHUA – Seeding your brand in China’

di Fabio Sarpa


Il convegno, tenutosi ieri a Milano, ‘KAIHUA – Seeding your brand in China’, era dedicato alle aziende del mondo food, fashion e design desiderose di andare alla scoperta di quello che forse, oggi, è uno dei mercati più interessanti del mondo.

Organizzato da YAM112003 e The George, agenzia di comunicazione, e Chiomenti, studio legale internazionale, si è aperto con Alberto Rossi, responsabile Marketing e Analista CeSIF (Centro Studi per l’Impresa Fondazione Italia Cina), che ha spiegato come la Cina offra oggi tantissime opportunità per il mercato italiano, identificando due dinamiche principali per chi è intenzionato a confrontarsi con il mercato cinese: la costante crescita dei consumi trainata dall’urbanizzazione che apre opportunità di retail sia in settori a basso costo sia in comparti del lusso, a patto però di calibrare bene le modalità di accesso al mercato, di posizionamento e di distribuzione; e la crescita del livello tecnologico della produzione industriale cinese, una circostanza che richiederà nel breve periodo competenze e conoscenze specializzate.

Siebe Gerbranda, Agency Director The George e Isabel Chen, Strategy Manager The George hanno spiegato come la Cina si stia muovendo velocemente verso un mercato guidato dal cosiddetto ‘New Mainstream’, ossia la generazione di giovani più selettivi in merito a dove spendere: dalla massa al premium, dai prodotti ai servizi.

Per ingaggiare i potenti giovani consumatori cinesi, un brand deve offrire un’esperienza integrata e sempre connessa capace di mantenere alta l’attenzione: il 32% dei Millennial utilizza il mobile per fare la spesa rispetto all’8% degli americani, e il 59% sceglie il pagamento digitale contro il 26% degli statunitensi.

“Il mercato cinese in questo senso porta delle sfide molto interessanti – spiega Laura Corbetta, ceo e founder YAM112003 -. I driver principali sono essenzialmente due: da un lato l’ecommerce, quindi il fatto di essere presente sempre e ovunque, e dall’altro il segmento degli influencer. È su questi due fattori che lì si basa la costruzione di un brand, la sua reputation, e quindi anche la sua visibilità nell’ottica di diventare un marchio interessante per il target di riferimento”.

Yamamay rinnova lo store online con Triboo Digitale e Bootique

Sempre più orientato sull’omnicanalità, Yamamay rinnova il suo store online (yamamay.com), sia nella grafica che nei contenuti. L’obiettivo è di evidenziare con più forza il legame tra l’esperienza di acquisto off line e online. Il sito è stato realizzato grazie alla partnership e alle sinergie con Triboo Digitale e Bootique, rispettivamente l’eCommerce company e la digital communication agency del Gruppo Triboo.

“L’omnicanalità è un’evoluzione necessaria della presenza online dei brand – spiega il team di Triboo coinvolto nel progetto -. Per questo motivo, insieme a Yamamay, stiamo puntando all’integrazione di offerte e servizi online e offline per guidare il Brand verso un percorso di sviluppo, maturazione e crescita continua che possa al contempo aumentare l’engagement e la customer satisfaction dei suoi clienti”.

Conferme di questo percorso evolutivo arrivano anche dal gruppo Yamamay stesso: “Si apre la nuova dimensione digitale per Yamamay. Una strategia incentrata sull’integrazione tra i vari canali di vendita, per una nuova shopping experience, che accompagna il consumatore nel suo viaggio di acquisto. Non solo attività di omnicanalità, ma un vero e proprio ingresso nel mondo dei servizi, delle innovazioni e delle proposizioni di ricerca. Dallo sviluppo del prodotto, alla riconoscibilità del cliente, dalla promozione personalizzata al cloud marketing”.

Il restyling del sito, inoltre, reso più piacevole la shopping experience dei suoi consumatori, dall’inizio fino alla conclusione del processo d’acquisto.

Il nuovo store è stato infatti concepito all’insegna di una usability chiara a lineare: un banner full page conferisce risalto alle immagini di campagna, i prodotti sono presentati nelle relative schede con full zoom, ed il check out a carrello è stato resto molto più immediato e veloce.

Per venire ulteriormente incontro alle esigenze dei consumatori, è stata migliorata anche la fruibilità da mobile e si è scelto di rendere la piattaforma disponibile in 5 lingue diverse, ovvero italiano, inglese, francese, spagnolo e tedesco, e di prevedere una gestione dei contenuti diversa a seconda dei diversi paesi in cui Yamamay è presente con i suoi punti vendita.

Da segnalare anche un importante novità, ovvero la presenza della sezione ‘Yhome’, dedicata alla collezione casa di Yamamay, con le sue linee ‘letto’, ‘bagno’ e ‘oggettistica’. Una delle prossime evoluzioni della piattaforma sarà l’adozione di una serie di soluzioni in chiave omnichannel come, ad esempio, il Click And Collect sul territorio italiano che coinvolgerà più di 400 punti vendita a partire dalla prossima stagione.

Emanuele Nenna: “La comunicazione deve tornare a essere rilevante”

di Serena Poerio


È una sfida importante quella a cui sono chiamati i pubblicitari oggi: “La comunicazione deve tornare a essere rilevante – ha dichiarato a margine dell’incontro Comunicare Domani a Today Pubblicità Italia Emanuele Nenna, presidente di Assocom e co-founder e ceo di The Big Now -. Bisogna nuovamente farsi scegliere. La pubblicità deve essere fatta meglio, la comunicazione deve essere più interessante”.

Un obiettivo non semplice tenuto conto di un “mercato che cresce poco”, ma raggiungibile “lavorando sul recuperare la fiducia tra agenzia e cliente”.

Nenna ha una visione positiva del suo semestre alla guida dell’associazione, di cui ieri si è tenuta l’assemblea per l’approvazione del bilancio: “Abbiamo riscontri interessanti dai nostri associati e dall’inizio del mio mandato contiamo una quindicina di nuovi iscritti. Siamo a lavoro su diversi progetti e l’11 luglio presenteremo un evento dedicato al tema delle gare”.

Sulla positiva esperienza di PR Hub all’interno di Assocom e su un ruolo delle pubbliche relazioni sempre più trasversali, Nenna ha commentato: “Avere al nostro interno un gruppo di agenzie che crede che il contesto di gioco sia più allargato con un’esperienza verticale è per noi un grande valore. Il modello PR Hub potrebbe essere applicato anche ad altri ambienti verticali, pensando per esempio a un Digital Hub. Questo non significa ritornare a una logica a ‘pacchetti’, ma valorizzare le esperienze e le professionalità delle singole agenzie, aprendo tavoli di lavoro nella creazione di contenuti che siano più rilevanti anche all’esterno”.

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Assocom prevede una chiusura 2017 a quota +1,6% con ulteriore +2,5% nel 2018

di Laura Buraschi


“Ci sono aspetti di tranquillità e stabilità e trend rassicuranti”: così Guido Surci, presidente Centro Studi Assocom e chief strategy & innovation officer Havas Media Group, ha introdotto i risultati della ricerca condotta come ogni anno dal Centro Studi Assocom, in collaborazione con i centri media. Rispetto al 2016, il mercato pubblicitario chiuderà l’anno in corso a quota 7,487 miliardi, in crescita dell’1,6%.

Per il 2018 è previsto un ulteriore incremento del 2,5% nel 2018, per arrivare a superare i 7,6 miliardi di euro. Una crescita lenta ma costante:

“Ormai è qualche anno che il mercato degli investimenti pubblicitari fa segnare dei tassi di crescita molto contenuti – sottolinea Surci -. Da un lato questo è legato alla lenta crescita economica del paese, ma non dobbiamo sottovalutare la capacità che ha l’innovazione nel catalizzare nuove risorse. Un’innovazione strutturale, come nel caso dell’affissione che investe in impianti digitali, o un’innovazione di metodi che rendono la comunicazione più performante, come nel caso del mobile. Questo non vuol dire che il mercato debba necessariamente crescere subito, ma se come settore riusciremo a tenere il focus sull’innovazione sono convinto che potremo contare su una spinta più decisa nei prossimi anni”.

Guido Surci

L’innovazione deve passare dai cambiamenti di comportamento dei consumatori a cui l’industria si adegua col tempo: “Oggi gli investimenti sono ancora allineati con le audience di 5 anni fa – ha evidenziato Surci -. Inventory, impatto e conoscenza sono alcuni dei motivi di questa distanza”.

Per quanto riguarda i singoli mezzi, la stampa nel 2017 è ancora in flessione (-6%), cinema, radio, tv e outdoor sono pressoché stabili, il digital cresce del 7,6%.

Per il 2018 è prevista un’accelerazione su tutti i mezzi. In particolare, il digital ritornerà nel sopra al +8% e a quel punto, supererà i 2 miliardi di euro e deterrà una quota del 26,6% sugli investimenti complessivi in comunicazione.

È interessante osservare come questi siano ripartiti al loro interno: crescono a doppia cifra sia il settore video, che si espande al ritmo del 20,5% e che nel 2018 è destinato a intercettare quasi un terzo dell’investimento nel digitale, sia il mobile, che già nel 2018 farà segnare un incremento del 18,8%, andando a superare la carta stampata in termini di puro investimento.

Cresce, ovviamente, il programmatic: è previsto quasi +30% nel 2018, che si tradurrà in poco meno di una impression su tre.

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Via libera della Camera al testo che regola la pubblicità degli influencer

Via libera dalla Camera al Ddl sulla concorrenza che ora passa al Senato per la quarta lettura. Il testo contiene anche disposizioni riguardo alla pubblicità promossa in modo occulto da parte di vip e web influencer.

Dopo una sollecitazione da parte dell’Unione nazionale consumatori, è stato presentato un ordine del giorno che impegna il Governo a intervenire a livello legislativo “affinché l’attività dei web influencer sia regolata, permettendo ai consumatori di identificare in modo univoco quali interventi realizzati all’interno della rete internet costituiscano sponsorizzazione”.

In questo modo, nelle foto o nei video postati sui social network dovrà essere indicato esplicitamente quando i personaggi pubblicizzano un prodotto dietro corrispettivo economico.

Adglow firma il successo di UCI Cinemas generando nuovi lead

Le campagne di promozione su Facebook dei film hanno offerto agli utenti un’esperienza coinvolgente e di forte impatto, grazie a contenuti interattivi ed engaging

Grazie anche alle soluzioni evolute di social advertising impiegate da Adglow Italia, le campagne di promozione su Facebook dei film di UCI Cinemas hanno registrato una crescita significativa del numero di lead: ne sono stati infatti raccolti oltre 40 mila con una riduzione del 50% del costo di acquisizione. I risultati hanno generato dei picchi di traffico verso il sito web in corrispondenza della promozione di alcuni titoli quali Animali Fantastici, Pets, Smetto quando voglio, Star Wars, Passengers, Assassin’s Creed e La bella e la bestia. La collaborazione tra il network di Social Adv, Marketing Partner a livello internazionale di Facebook, Instagram, Twitter (e da quest’anno anche di Pinterest e Snapchat) e UCI Cinemas nasce un anno fa, quando la catena, leader in Italia del mercato cinematografico con 49 multisala e 495 schermi, incarica Adglow di supportare, all’interno del territorio nazionale, la propria strategia di social media per offrire agli utenti un’esperienza coinvolgente e di forte impatto, grazie a contenuti interattivi ed engaging, realizzati per il lancio dei film.

“Il successo di queste campagne è il frutto di una strategia integrata di produzione e promozione di contenuti ad hoc per ogni film, una strategia che è stata in grado di stimolare e coinvolgere ampi pubblici in target con il genere e le tematiche di ogni produzione cinematografica, unita ad una mirata attività di pianificazione e ottimizzazione delle campagne su Facebook – spiega Maurizio Boneschi, Sales Director di Adglow Italia (nella foto) – la nostra tecnologia evoluta e la nostra esperienza internazionale in campagne performance ci ha permesso di sfruttare tutte le potenzialità di profilazione e tracciamento del comportamento dell’utente offerte da Facebook”.

Adglow Italia ha creato due tipologie di campagne in contemporanea con obiettivi differenti per ogni film sponsorizzato: Purchase per intensificare l’acquisto dei ticket e Lead Generation per la generazione di nuovi contatti e incrementare il Database del cliente. “L’utilizzo del Pixel di Facebook è stato fondamentale per poter tracciare il comportamento degli utenti sul sito – continua Boneschi – mentre la strategia di segmentazione del target ha riguardato un’attività di prospecting su pubblici con interessi specifici in base al film da promuovere, oltre all’utilizzo di Audience create dal CRM del cliente, Custom Audience e rispettive Lookalike. Infine abbiamo realizzato una serie di attività di Remarketing sulle Audience generate dall’attività di prospecting registrate grazie al Pixel di Facebook.” Oltre a questi risultati di performance le campagne hanno anche ottenuto una grande visibilità massimizzando la copertura dei target di persone interessate al cinema presenti su Facebook con 9,6 milioni di utenti raggiunti e oltre 100 milioni di impressions. “Alla luce di questi risultati – conclude Boneschi – la collaborazione tra Adglow e UCI Cinemas continuerà a svilupparsi e confido che insieme avremo l’opportunità di realizzare nuovi successi commerciali.”

Rai, nuovo racconto dell’Italia con i palinsesti autunnali. A breve il piano sull’informazione

di Valeria Zonca


Rai, approvati dal Cda solo venerdì scorso, dopo le polemiche su tetto dei compensi agli artisti e dopo l’uscita anticipata dell’ex direttore generale Antonio Campo Dall’Orto.

Il suo successore Mario Orfeo ha tessuto le lodi della tv di Stato, forte dei 36 milioni di italiani che la seguono ogni giorno, dei 13 mila dipendenti, delle migliaia di collaboratori e dei talenti ‘indispensabili, attaccati da privati e istituzioni con numerose critiche.

“La Rai resta la prima azienda culturale del Paese – ha dichiarato il dg -. Fino a qualche settimana fa alcuni di questi grandi talenti che contribuiscono alla realizzazione di programmi di qualità rischiavano di lasciarci. Non è successo perché abbiamo avuto la ferma convinzione che perderli sarebbe stato un colpo al cuore stesso del servizio pubblico. La sfida è stata difendere le loro competenze e il loro talento nell’interesse dell’azienda. Una scelta che ho difeso sin dal primo giorno e che oggi difendo ancora di più. Togliamo il velo di ipocrisia che si è creato: il rinnovo del contratto a Fabio Fazio è un vantaggio per la Rai in termini di valore di prodotto e di benefici economici. Il nostro obiettivo – ha proseguito – è quello di moltiplicare il valore e i talenti della Rai e cominciare con loro a costruire il futuro con linguaggi diversi per pubblici differenti”.

Dare identità più definita e più forte alle reti attraverso degli asset consolidati, a partire dalla “Fiction, che si arricchirà di coproduzioni internazionali e di impegno civile: la Rai deve essere motore di una riflessione e dare questo messaggio – ha detto Orfeo -. Anche l’Intrattenimento avrà un’offerta più attuale e contemporanea. La Cultura sarà trasversale alle reti, perché non è un genere ma è ovunque: da quella pop alla divulgazione scientifica, dalla storia all’arte per raccontare la bellezza dell’Italia nel mondo esportando i nostri prodotti. L’Informazione avrà 189 ore in più rispetto all’anno precedente: edizioni straordinarie, speciali e approfondimenti, con i nostri Tg che sono già la voce più autorevole e seguita del Paese. Il tratto distintivo è quello di parlare a tutti, dai fatti locali ai temi universali. Vogliamo però cambiare il racconto che facciamo della società, della politica e del costume, allontanandoci dalla spettacolarizzazione della cronaca, trovando nuove forme di presentare la realtà con molta attenzione sul sociale. Con questo obiettivo metteremo in campo delle squadre con giornalisti e conduttori per rafforzare il rapporto tra le testate e le reti. Abbiamo già sperimentato questo approccio a Uno mattina, ma io vorrei che diventasse ‘sistema’ e che in pochi mesi la Rai possa dare una nuova narrazione in cui lo spettatore, più che impressionarsi, possa riconoscersi”.

Per quanto riguarda il piano sull’informazione, bocciato due volte sulla proposta dei due precedenti dg Luigi Gubitosi e Campo Dall’Orto, Orfeo ha assicurato di aver già preso in mano la ‘pratica’ e che la nuova proposta sarà pronta nel giro di qualche mese, con focus su “razionalizzazione e sviluppo della parte digitale dove abbiamo un oggettivo ritardo”.

Per quanto riguarda l’offerta sulla Sport, altro pilastro dell’offerta, Orfeo ha parlato di grande interesse su “Mondiali di calcio, Olimpiadi invernali e Champions League”, dopo il passaggio dei diritti a Sky.

Anche sul Festival di Sanremo la Rai sta cominciando a lavorare con “tanti candidati potenziali, ma procediamo per priorità”, ha detto il dg.

I direttori di Rai 1, Rai 2, Rai 3 e Rai 4 hanno poi presentato gli highlights dei canali (vedi notizia).

Rai 1, con il claim ‘La tv degli italiani’, puntando su informazione, impegno solidale con Airc e Telethon, viaggi e territorio, intrattenimento, sport, fiction di serialità e nuove, cultura con la prima della Scala il 7 dicembre, riparte con vecchi e nuovi protagonisti, a cominciare da Fabio Fazio che trasloca da Rai 3 con Che tempo che fa “e darà una nuova forma al prime time della domenica”, ha commentato il direttore Andrea Fabiano.

Rai 2 si presenta con lo slogan ‘Fedeli al cambiamento’, che rispecchia la metamorfosi avvenuta negli ultimi anni con la ricerca di nuovi linguaggi e nuovi target. “Il successo si riscontra nei risultati social raggiunti dal secondo semestre a oggi: su Facebook siamo passati da 160 mila fan a quasi 1,5 milioni – ha detto il direttore Ilaria Dallatana -. Una parte del palinsesto sarà dedicata agli adolescenti”.

Rai 3 prosegue nella mission della narrazione integrata e “sarà ancora più ‘dentro alla verità’ con la sperimentazione di nuovi format”, ha anticipato Daria Bignardi, direttore della rete ormai orfana di Fazio e di ‘Zoro’, passato a La7.

Il volto di Rai 4 sarà sempre più social e cult. “Una rete ‘mutante’ che nel primo semestre 2017 ha registrato +50% negli ascolti sul totale individui e il +35% sul target 15-54 anni ed è stata l’ottava rete in prime time a maggio e giugno”, ha concluso Angelo Teodoli, direttore di Rai Gold.

Rai Pubblicità, primo semestre a -1%. Piscopo: “Obiettivo 2017 a 684 milioni (+2%)”

di Valeria Zonca


Un mercato flat, volatile e con poca coerenza.

L’ha definito così l’ad di Rai Pubblicità Fabrizio Piscopo che ha quantificato per la concessionaria una perdita dell’1% sui sei mesi, nonostante un buon maggio a cui ha fatto seguito un giugno sottotono, mentre luglio è ancora da costruire.

“All’inizio 2017 – ha detto l’ad – abbiamo nettizzato la raccolta 2016 pari a 702 milioni di euro togliendo i circa 30 milioni di raccolta con Europei e Olimpiadi. Quindi siamo ripartiti da 670 milioni con l’obiettivo di crescere del 2% (previsione condivisa anche da Upa e dai principali centri media) per arrivare a 684 milioni a fine anno. Dovremo accelerare nel secondo semestre arrivando a fare +3% per raggiungere l’obiettivo, ma si tratta di un anno dispari senza eventi di sport, ma con un possibile guadagno maggiore con la collocazione di Fabio Fazio su Rai 1”.

Nonostante un Giro d’Italia che ha raccolto 3,5 milioni, Piscopo ha identificato alcune cause che hanno provocato il gap attuale di circa 10 milioni.

“Non possiamo vendere le campagne adv del comparto betting che vale 50 milioni e che cresce del 25-30% ogni anno: stiamo aspettando a giorni una delibera dell’Agcom ma sono stati persi 3 milioni – ha commentato l’ad -. La mancata messa in onda di The Voice, che valeva 12-13 milioni, ha provocato la perdita di circa 4 milioni. Inoltre, sono stati tolti dei break importanti come quello che precedeva Report, con un ulteriore calo di 2 milioni. Senza dimenticare i tre canali del dtt che non raccolgono più la pubblicità. Rai Pubblicità non può forzare sulle tariffe – ha proseguito -. Abbiamo due strade da percorrere: puntare su grandi eventi su cui siamo imbattibili come Sanremo, i Mondiali o gli Europei di calcio, o la serata con il concerto di Vasco Rossi che ha già raccolto 2 milioni, e aumentare il prezzo in modo indiretto, privilegiando clienti che hanno bisogno di spazi e che godono di sconti più bassi, senza però scontentare i big. La Rai detiene il 5% dei Grp di tutto il mercato con il 4% di affollamento”.

A risollevare la situazione sono i canali tematici del digitale terrestre. “Nel primo semestre, il fatturato di Rai 4 è cresciuto del 40%, quello di Rai News del 25% – ha dichiarato l’ad -. È chiaro però che la svolta generalista di Rai 4 porterà a degli sconti diversi. Il pacchetto delle specializzate nel 2016 ha raccolto 80 milioni con un +8-9% nel primo semestre”.

In crescita anche i mezzi digital, radio e cinema.

“Il primo beneficia del lancio di RaiPlay con una chiusura dei sei mesi a +2-3% al lordo degli eventi sportivi – ha precisato Francesco Barbarani, capo dell’area Web, Radio e Cinema -. Il driver di crescita è il video e ci attendiamo un secondo semestre positivo con l’ultimo trimestre in forte crescita. La pianificazione sul digital vive del prodotto Tv, con una viewability degli spot del 90%. Il contenuto relativo a sport e news ha un ciclo di vita breve, mentre quello VDO con cinema e fiction prosegue nel tempo. Il fatturato digital nel 2017 sarà tra i 10 e i 15 milioni. La radio chiude il primo semestre a +5% con giugno in doppia cifra. Prevediamo per l’anno tra i 35 e i 40 milioni di fatturato. Il cinema cresce del 30% nel semestre e registrerà 5-7 milioni nell’anno”.

Mediaset, approvato bilancio 2016 con una perdita di 294,5 milioni di euro

Fedele Confalonieri su Vivendi: “Abbiamo circoscritto l’impatto negativo dell’aggressione”. Nuova causa per l’esecuzione del contratto su Premium

di Serena Poerio


L’Assemblea degli azionisti di Mediaset, riunitasi ieri sotto la presidenza di Fedele Confalonieri, ha approvato il bilancio d’esercizio di Mediaset al 31 dicembre 2016, il bilancio consolidato e le relazioni degli amministratori così come deliberato dal Consiglio di Amministrazione del 19 aprile 2017.

Il gruppo francese Vivendi non ha depositato azioni per partecipare all’incontro dei soci. A essere presenti in assemblea 428 azionisti, per il 51,68% del capitale.

Dalla lettura del libro soci è stato confermato che Silvio Berlusconi tramite Fininvest detiene il 39,5% della società e Vivendi il 28,8%. Mediaset inoltre detiene il 3,79% di capitale proprio.

A fronte di un esercizio 2016 in cui hanno pesato le vicende con Vivendi (con effetti negativi non ricorrenti pari a un totale di 341,3 milioni di euro), i principali risultati del bilancio consolidato 2016 registrano ricavi consolidati netti pari a 3.667 milioni di euro (3.524,8 milioni di euro nell’esercizio 2015), Ebit negativo per 189,2 milioni di euro rispetto ai +230,7 milioni di euro del 2015 e risultato netto di Gruppo negativo per 294,5 milioni di euro rispetto ai +3,8 milioni di euro dell’anno precedente.

L’assemblea degli azionisti ha approvato la copertura della perdita dell’esercizio pari a euro 150.985.000,54, mediante parziale utilizzo della riserva straordinaria.

Con l’approvazione del bilancio 2016 è scaduto il mandato conferito alla società Reconta Ernst & Young S.p.A., l’assemblea ha provveduto ad affidare alla società di revisione Deloitte & Touche S.p.A., l’incarico di revisione legale dei conti per gli esercizi 2017-2025, approvando il relativo compenso.

L’assemblea ha nominato il collegio sindacale.

Sulla vicenda Vivendi si è espresso il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri, affermando che il 2016 per Mediaset “è stato un anno difficile”, ma che si è riusciti a “circoscrivere l’impatto negativo dell’aggressione” di Vivendi, salita al 29,9% dei diritti di voto del gruppo televisivo. Il gruppo francese secondo il presidente voleva “entrare in Mediaset dalla porta di Premium per poi scalarla”.

“Non siamo contro il mercato, anzi – ha continuato -, ma siamo contro le scorrerie soprattutto da parte di chi si era presentato come partner”. Confalonieri ha parlato anche del contenzioso in atto con Vivendi, che non riguarda soltanto i “diritti violati” ma “frena anche i progetti futuri” di Mediaset: l’alleanza doveva essere “qualcosa di molto positivo ed è diventato un elemento fortemente negativo, un intralcio, un condizionamento pesante al nostro sviluppo”.

A Mediaset infatti “è preclusa ogni iniziativa che possa direttamente o indirettamente incidere sui settori tv e telecomunicazioni, proprio a causa della presenza di Vivendi in posizione di controllo in Telecom di collegamento in Mediaset”.

Riguardo la situazione di Premium, a seguito dell’acquisizione lo scorso 19 giugno dell’11,1% della società, Mediaset detiene oggi il 100% del capitale sociale della pay tv. L’obiettivo è quello di “ristrutturare il business model, rendendolo sostenibile”.

In autunno ci sarà una nuova asta per i diritti tv della serie A a cui Mediaset Premium parteciperà, non escludendo un probabile accordo con Tim.

L’assemblea ha dato il via libera al piano di acquisto di azioni proprie fino al 10%, che consentirebbe a Fininvest di non incorrere nell’obbligo di lanciare un’Offerta pubblica di acquisto su tutto il Biscione.

La misura rappresenta una azione difensiva che dovrebbe favorire l’aumento della presa di Fininvest sulla stessa Mediaset, proprio nell’ambito della guerra di posizione con i francesi di Vivendi.

“Poche settimane fa – ha spiegato Confalonieri – abbiamo nuovamente citato in tribunale Vivendi per violazione contrattuale, concorrenza sleale e violazione della legge sul pluralismo televisivo”.

“Non vogliamo il risarcimento dei danni, vogliamo l’esecuzione del contratto”, ha dichiarato poi l’ad di Mediaset, Pier Silvio Berlusconi, riferendosi alla nuova causa intentata da Mediaset nell’ambito della vicenda Vivendi. Non cambia, dunque, la strategia del ‘Biscione’, che continua a chiedere il rispetto degli accordi siglati dal gruppo francese.

“La prima causa – ha specificato l’ad – è legata alla rottura del contratto, mentre questa è la conseguenza di ciò che è avvenuto dopo”.

La raccolta pubblicitaria del gruppo Mediaset nel primo semestre dell’anno dovrebbe, invece, chiudersi lievemente positiva.

“Ad aprile c’è stato un calo del 2,7% del totale del mercato – ha affermato Berlusconi -. Noi stiamo andando bene e stiamo conquistando quote nel primo semestre, che chiuderemo con un segno positivo relativamente piccolo”.

Approvato, anche con il voto a favore del Fondo Amber, il piano di buy back di Mediaset che non fa scattare il superamento delle soglie dell’Opa per gli azionisti di maggioranza relativa.