Le sfide della comunicazione di oggi e di domani tra i vecchi e i nuovi media

14 novembre 2016

Andrea Zappia, Maria Latella, Gad Lerner e Luca Colombo

di Serena Poerio 


“Di questo vecchio non potrete fare a meno”. Intendendo per ‘vecchio’ il mondo dei grandi artigiani della comunicazione giornalistica, Gad Lerner, presidente del Comitato Editoriale di Laeffe si è confrontato durante il 5 Forum di Wpp con Luca Colombo, country manager di Facebook Italia e Andrea Zappia, ad di Sky Italia in una sessione dal titolo ‘Le sfide della comunicazione di oggi e di domani’.

Sulla nuova comunicazione Colombo ha dichiarato: “La dieta mediatica è cambiata negli ultimi 20 anni. Il digitale sta crescendo molto velocemente, c’è un grande accesso all’informazione. Mediamente spendiamo 3 ore al giorno su mobile e accediamo al cellulare circa 150 volte. I click non possono rappresentare da soli il successo di una campagna, né possiamo basarne l’efficacia valutandone l’ultimo miglio. Necessitiamo di accelerare il mondo della comunicazione utilizzando metriche ‘Peolple Based’. Bisogna sapere dove si muove il consumatore valutando le audience, le brand e i sales outcomes. Occorre misurare l’impatto per questi elementi e non più per silos. Il concetto di logiche esclusivamente digitali deve essere abbandonato”.

“Il tema dei dati è fondamentale. Il nostro compito è comprendere quali sono le domande che vogliamo porre per interpretare i dati in nostro possesso – ha fatto seguito Zappia -. Lavoriamo sempre di più con contenuti originali e strumenti che aiutano l’utente a orientarsi efficacemente nella scelta dei contenuti. AdSmart (tecnologia di Sky ndr) consente di unire per la prima volta i benefici di intertnet alla grandezza della comunicazione”.

In riferimento alle logiche che regolano il mondo dell’informazione, Lerner ha segnalato: “Tutto sembra congiurare verso un fenomeno di proletarizzazione degli operatori della comunicazione, con un impetuoso abbattimento dei costi”.

Nonostante questo, però “c’è un’attenzione costante a come i giornali parlano, rimanendo i riferimenti di autorevolezza a cui agganciare le proprie strategie aziendali. Rinunciare a un’informazione autorevole sarebbe un autogol”.