30 anni di Epica Awards. Sulla creatività italiana, Mark Tungate: “Forte il focus sul craft”

10 ottobre 2016

Mark Tungate

di Serena Poerio


Sono 30 le edizioni che quest’anno taglia Epica Awards, il premio dedicato alla creatività internazionale la cui giuria è composta da rappresentanti della stampa di settore. La  giuria (di cui fa parte anche TVN Media Group ndr) si riunirà ad Amsterdam dal 14 al 17 novembre. La data entro cui iscrivere i lavori è stata prorogata fino al 14 ottobre. In occasione di questo anniversario Today Pubblicità Italia ha intervistato Mark Tungate, Editorial Director di Epica, che ha raccontato l’evoluzione che la competizione ha avuto negli anni, fornendo un focus sulla partecipazione delle agenzie italiane.

Epica si appresta a spegnere 30 candeline. Come è cambiato il Premio in questi anni?

Nel corso del tempo abbiamo naturalmente introdotto nuove categorie, per riflettere l’evoluzione del mondo della pubblicità: Digital, Mobile e più recentemente Branded Content. Quest’anno abbiamo istituito per la prima volta il Design Grand Prix. Ma il cambiamento più importante è avvenuto nel 2012 quando il Premio è passato dall’essere prettamente europeo all’essere internazionale. In quell’occasione abbiamo ridisegnato il nostro sito e realizzato un nuovo logo. Da allora penso che siamo diventati ancora più di alto profilo, e ci si augura, più prestigiosi.

Qual è stato il grado di partecipazione delle agenzie italiane nelle passate edizioni?

Sembra preferiscano la qualità alla quantità! L’anno scorso per esempio abbiamo avuto circa 120 iscrizioni da parte dell’Italia, rispetto alle quasi 500 da parte della Francia. E l’Italia ha vinto tre ori.

In quali categorie ha maggiormente partecipato? Guardando alle scorse due edizioni posso affermare che tendenzialmente le agenzie italiane concorrono in quelle che potremmo definire categorie non tradizionali: Pubblicazioni, Mobile Advertising, Pr. Ma anche nelle categorie Craft come Fotografia e Illustrazione. Uno degli ori dell’anno scorso è stato per un libro: Film In Five Seconds di H-57.

Che cosa reputa sia peculiare della creatività italiana?

Il focus sul craft. Nel valutare il tipo di lavori che ha vinto nelle passate edizioni di Epica, si evince che avete una grande cultura del design. Ma forse sono un po’influenzato dal fatto di avere una moglie che è una giornalista di moda, tengo ad associare l’Italia con il fashion design. Mi piace anche l’esuberanza con cui è vissuta la quotidianità in Italia. Forse questo si riflette anche nella creatività.

Potrebbe portarci qualche esempio di lavori italiani che hanno vinto Epica che riflettono questo suo pensiero?

L’anno scorso mi è piaciuta molto la campagna per Samsung cameras di J. Walter Thompson, che metteva foto leggendarie al centro di contesti nuovi. Ha vinto un argento, il che prova che non mi è permesso votare! Nel nostro libro annuale le abbiamo dato una bella visibilità. Sempre in riferimento a Samsung, nel 2014 Maestros’ Academy di Leo Burnett ha miscelato sapientemente tradizione e contemporaneità.

C’è un consiglio che darebbe per fare a livello creativo un ulteriore salto internazionale? 

L’apertura alle influenze straniere è sempre positiva. Credo che la creatività nasca dalla diversità. Dopo la Brexit, sono preoccupato che altri paesi europei si concentrino maggiormente internamente. Dovremmo tutti viaggiare di più, incontrare le altre culture e scambiarci idee. E questo è esattamente il senso di Epica.