La ‘scommessa’ digitale della Cernuto Pizzigoni & Partners

18 luglio 2016

Luca Oliverio

di Andrea Crocioni


Nata nel 2009, la Cernuto Pizzigoni & Partners in questi anni si è evoluta dando forte impulso ai servizi digitali dell’agenzia. A raccontarci questo processo di sviluppo il Digital Strategy Manager Luca Oliverio, arrivato a rafforzare il team della struttura nel 2013.

“Abbiamo proseguito un cammino di crescita, tracciato fin dal principio da Aldo Cernuto, Roberto Pizzigoni e Barbara Arioli, guidati da almeno due fattori: una black box forte, composta da un nucleo di coppie creative e account che hanno instaurato un processo autopoietico, dall’altro lato l’ingresso in squadra di nuove figure digitali con competenze che vanno dal social media management alla UXDesign”, ha raccontato il manager.

E ha continuato Oliverio: “Il nostro obiettivo, oggi più che mai, è quello di progettare ‘Esperienze di comunicazione interattive’ che consentano al consumatore di trovare i brand e instaurare una compartecipazione alla creazione di istanti significanti, dove il ruolo dell’agenzia crediamo sia quello di alimentare la magia di questi incontri attraverso la strategia e la creatività messa a disposizione dei reparti marketing delle aziende”.

Anche se nell’era dei progetti integrati e multimediali è sempre più difficile scorporare le attività digitali dal resto dell’offerta di un’agenzia, quanto pesano oggi i progetti digitali sul fatturato complessivo della Cernuto Pizzigoni & Partners? Quanto, invece, lo sviluppo di tali servizi ha influenzato il modo di operare della vostra struttura nel quotidiano?

Una delle prime scelte che abbiamo fatto con l’agenzia è stata proprio quella di voler diffondere, al nostro interno, un processo di progettazione nuovo con al centro l’idea creativa pensata per il ‘micro-istante’ in cui il consumatore avrebbe fruito della nostra comunicazione, per farlo innamorare della marca e del prodotto, indipendentemente dal touchpoint…

A grandi linee comunque, se per esigenze giornalistiche dovessimo dividere il nostro fatturato, possiamo dire che siamo intorno al 40% digital, 40% tradizionale e 20% btl, infatti oltre Melinda, Subaru, Barilla, SEA e gli altri clienti di ATL, da un paio di anni seguiamo anche Conforama e Olio Carli, per tutta la comunicazione che una volta, per comodità, veniva posizionata ‘below the line’.

Avete realizzato un’analisi delle principali tendenze del mercato sul fronte della comunicazione digitale e più orientata all’innovazione. Quali sono i trend che avete individuato per questo 2016? 

I due trend più importanti secondo noi sono la progettazione per il micro-momento, l’hic et nunc, l’istantaneità nella quale il consumatore vive e durante la quale vuole parlare, raccontare o ascoltare una marca che deve saper essere disponibile lì e in quel momento. Dall’altro lato siamo sempre più convinti che il trend del futuro sarà legato agli assistenti virtuali e tutto ciò che questo comporta: dall’uso dei big data per fare analisi predittive a un nuovo concetto di SEO legato proprio agli agenti virtuali che interagiscono col mondo fisico attraverso l’internet delle cose. Tutto ciò ci consente di ideare strategie che creino ecosistemi di esperienza dove gli utenti possono scoprire, esplorare e connettersi con la marca.

Il ruolo della nostra agenzia è quello di stabilire le regole di ingaggio, disegnare le emozioni e l’atmosfera da vivere al fine di ottimizzare i processi di decisione del cliente, facilitare le transazioni e le relazioni.

Come vi state attrezzando, come agenzia, per rispondere a questi mutamenti del mercato? Cosa vi chiedono i clienti oggi? C’è un progetto realizzato per un cliente emblematico del vostro modo di operare?

Il modo migliore che abbiamo trovato è quello di dialogare con i clienti e progettare insieme il futuro. Faccio un esempio molto concreto. Per Subaru abbiamo curato il lancio sul mercato di un nuovo modello: Levorg. Il lancio dell’auto è stato fatto quasi esclusivamente attraverso i media proprietari. È stato creato un ecosistema esclusivo con i fan del brand, che si è concluso con la possibilità di ottenere un tête-à- tête con la nuova auto, coinvolgendo anche la concessionaria di riferimento, prima dell’uscita ufficiale sul mercato. Quando invece l’auto è arrivata sul mercato è stata presentata nei punti di maggiore interesse per il pubblico. Se prima la tara della comunicazione era ‘stupire’, oggi è ‘far vivere un’esperienza’ perché il cliente desidera vivere l’identità della marca dallo zero moment of truth alla social care in un rapporto dialogico anche con l’advertising che non può più essere solo display e tanto meno GRPs.