Con ‘Extreme’, il MUST va ‘alla ricerca delle particelle’

12 luglio 2016

Esposizione permanente in collaborazione con CERN e INFN

 

Apre oggi al pubblico ‘Extreme. Alla ricerca delle particelle’, la nuova esposizione permanente, la prima in Italia, progettata e realizzata dal Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci in partnership con CERN – Organizzazione europea per la ricerca nucleare e INFN – Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.

L’esposizione permette di gettare uno sguardo su un ambito di ricerca che esplora la trama della materia nelle sue componenti più infinitesimali.

Extreme svela ciò che accade all’interno dei laboratori del CERN e dell’INFN, due dei più grandi istituti di ricerca che svolgono esperimenti legati alla fisica delle particelle. Oggetti, anche di grandi dimensioni e di valore storico, insieme a installazioni multimediali e interattive caratterizzano l’esperienza del visitatore.
“Per il Museo è di grande importanza favorire il dialogo tra scienziati e cittadini – dichiara Fiorenzo Galli, direttore generale del Museo -, anche sui temi della ricerca fondamentale. È una responsabilità, oltre che una sfida complessa, aver deciso di dedicare alla fisica delle particelle – e progettato direttamente – un’esposizione permanente per pubblici diversi, lavorando con enti di ricerca d’eccellenza quali CERN e INFN. Centinaia di migliaia di persone all’anno saranno coinvolte nell’esperienza di visita di una esposizione originale che descrive ricerche, risultati e modelli di lavoro in cui la scienza italiana gioca un ruolo così decisivo”.
La mostra, sostiene Stefania Giannini, Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, “ha il merito di spiegare al grande pubblico nazionale e internazionale l’importanza della ricerca di base e il suo forte legame con ogni scoperta scientifica utile per la conoscenza e per la società. Abbiamo bisogno anche dei musei scientifici per divulgare e promuovere tra i cittadini la bellezza della scienza come chiave del progresso umano e soprattutto per coinvolgere le nuove generazioni nella costruzione di questo progresso, anche in settori spesso affascinanti quanto ignoti”.
Il racconto espositivo parte dal concetto di traccia, intesa come l’elemento che permette di riconoscere e ricostruire un evento che non è possibile osservare direttamente. Come molte altre discipline scientifiche – dall’archeologia alle scienze forensi – anche la fisica delle particelle si basa sull’osservazione delle tracce.
Il percorso prosegue con gli strumenti utilizzati dai fisici per trovare le tracce delle particelle, i rivelatori. Attraverso l’esperienza in prima persona, l’esposizione permette di sperimentare il ‘silenzio cosmico’ inseguito dai ricercatori sott’acqua o sotto terra, luoghi estremi in cui spesso gli esperimenti portano a posizionare i rivelatori.
Un’area racconta anche la quotidianità dei fisici, degli ingegneri e dei tecnici che lavorano agli esperimenti.
Tre diverse installazioni interattive presentano lo stato attuale di conoscenza delle particelle subatomiche e due temi ancora oggetto di studio e dibattito: l’esistenza della materia oscura e di extradimensioni.
Una parte rilevante dell’esposizione è dedicata agli acceleratori, gli strumenti che permettono, facendo collidere le particelle a energie sempre maggiori, di creare nuove particelle e nuove tracce da esplorare. In quest’area è protagonista LHC, il grande anello acceleratore attualmente in uso al CERN.