Digital Magics promuove l’Open Innovation Summit e dice ‘no’ agli Unicorni

5 luglio 2016

Alberto Fioravanti

Accantoniamo gli Unicorni, le startup valutate oltre 1 miliardo di dollari, e facciamo in modo che anche solo il 5% delle 200.000 imprese italiane, con più di 10 addetti, ‘adottino’ una startup digitale, creando migliaia di nuovi posti di lavoro, facendo crescere il PIL e la competitività del sistema imprenditoriale italiano.

È questa la ricetta lanciata in occasione dell’Open Innovation Summit 2016 (che si è svolto l’1 e il 2 luglio scorsi a Saint-Vincent), organizzato da Digital Magics, che ha riunito i principali attori del mercato, istituzioni, investitori, incubatori e startupper.

Erano presenti, fra gli altri, anche Paolo Barberis, consigliere per l’innovazione della presidenza del Consiglio dei Ministri, Stefano Firpo, direttore generale del Ministero dello Sviluppo Economico e Marco Gay, presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria e vp di Digital Magics.

Hanno partecipato inoltre i vertici di Bricoman, Cisco, Club degli Investitori, dPixel, Ernst & Young, euro engineering (Gruppo Adecco), H-Farm, Iban, IBM Italia, Italia Startup, Kanso, Nana Bianca, PoliHub, QVC Italia, Smau, Talent Garden e Tamburi Investment Partners. “L’Open Innovation Summit 2016 – spiega Alberto Fioravanti, fondatore e presidente esecutivo di Digital Magics – è il terzo incontro del GIOIN, il primo network dedicato all’innovazione delle imprese italiane riservato agli imprenditori, al top management e ai professionisti, nato da un’idea di Enrico Gasperini. L’appuntamento ha come obiettivo quello di diventare il punto di riferimento annuale per misurare lo stato dell’Open Innovation In Italia”.

“Favorire i rapporti fra le PMI italiane e le startup, con programmi di ‘Open Innovation’ – afferma Gay – innescherà circoli virtuosi e creerà valore aggiunto per entrambi le parti. Questo modello, che può portare a corporate venture capital, viene applicato in molti Paesi del mondo con successo. L’incontro fra le imprese e le startup deve portare all’acquisizione di queste ultime e a exit industriali. Il matching con la nuova impresa digitale rappresenta un acceleratore naturale per l’innovazione dell’industria tradizionale, che porterà la nostra tradizione e il nostro Made in Italy a competere con ancora più successo nella competizione internazionale”.

“Oggi – spiega Layla Pavone, ad di Digital Magics per l’Industry Innovation – quando si parla di startup, il mantra è la parola Exit, ovvero le giovani imprese innovative italiane nascono per poter essere vendute al miglior offerente dopo qualche anno. È evidente, in questo senso, la visione speculativa che si attribuisce a chi decide di fare impresa, cosi com’è altrettanto evidente che il ruolo del venture capital assuma un’importanza strategica nel breve termine. L’obiettivo è avere un ritorno d’investimento molto elevato nel giro di pochi anni”.

Nel 2009 – è stato detto durante l’Open Innovation Summit 2016 – c’erano solo 4 startup al mondo valutate più di un miliardo di dollari. Oggi, secondo i dati di CB Insights, ce ne sono 152 nel mondo. In Europa 47 (Fonte GP. Bullhound). In Italia c’è stato fino a oggi un solo Unicorno: Yoox che ad aprile 2016 aveva un valore di 4 miliardi di dollari.

Secondo Digital Magics, gli Unicorni non possono costituire il fondamento dell’ecosistema delle startup, anche perché spesso sono il frutto di sopravvalutazioni. Ci sono quasi 6.000 startup iscritte nella sezione speciale del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio e oltre 200.000 grandi e medie imprese italiane con almeno 10 addetti. Se solo 10.000 (il 5%) di queste ultime facessero sinergia con le startup in un processo di contaminazione proficuo si creerebbe un’occasione di rilancio dell’economia italiana e del nostro PIL.