Cristina Scocchia (L’Oréal): “Necessario investire in comunicazione e in conoscenza del consumatore”

30 giugno 2016

CRISTINA SCOCCHIA

di Valeria Zonca


Citando il Foreign Direct Investment Confidence Index 2015 (dove l’Italia ha recuperato 8 posizioni ed è 12esima), l’ad di L’Oréal Cristina Scocchia, intervistata sul palco di Upa dal vice direttore del Tgr Enrico Castelli, ha dichiarato che “il brand Italia sta recuperando la fiducia degli investitori stranieri, ma dobbiamo aumentare innovazione, produttività e digitale”.

L’Oréal è l’esempio di un’azienda che riesce a essere produttiva, sostenibile e sociale grazie all’introduzione dell’energia verde e alla collaborazione con l’Accademia del Cuore o la Comunità di San Patrignano. “Il consumatore sta cambiando – ha spiegato Scocchia – e vuole imprese che abbiano un impatto positivo sulla collettività: il 78% chiede etica e responsabilità, il 52% paga di più per una marca che ha benefici sociali o ambientali”.

Sulla crisi degli investimenti in adv post 2008, la manager ha commentato che “una parte della quota dei budget è stata dirottata sulle promozioni, ma questa corsa ha portato a una dispersione del valore di marca e non si è tramutata in crescita dei volumi di vendita. L’industria di marca deve tornare a investire sia in comunicazione per recuperare il valore della marca sia in conoscenza del consumatore”. E non è vero che uno tra i target più inseguiti, quello dei Millennials, sia ‘allergico’ alle marche.

“Sono cambiate le modalità di ingaggio: ora il concetto di somiglianza ha sostituito quello dell’aspirazionalità”. E sul digitale ha aggiunto: “Abbiamo quadruplicato gli investimenti sul digitale, ma non è una strategia aggiuntiva: vogliamo sviluppare strategie di business e di comunicazione in un contesto digitale, rafforzato dai big data senza i quali è difficile fare business: ma solo 1 azienda su 6 li utilizza e solo 1 su 8 sta investendo”.

Infine la manager ha rilasciato un commento sulla Brexit: “Il risultato ha consolidato la preoccupazione sulla perdita di importanza dell’Europa: ora è ancora più urgente tornare all’ispirazione originaria e ricreare un’Europa coraggiosa e forte che parli di crescita, occupazione e sicurezza. Per evitare le possibili ricadute economiche le imprese devono puntare a una crescita su scala internazionale”.