And the winner is…

27 giugno 2016

di Giovanni Pagano


L’ho incrociato per caso su uno degli scaloni interni del Palais. Quasi non lo riconoscevo senza abito nero e cravatta. Pantaloni khaki e camicia a quadrettoni, un mazzo di documenti e cellulare in mano, di corsa come noi comuni mortali, ho dovuto consultare fugacemente il suo badge per averne conferma. Terry Savage al lavoro. E vogliamo dirlo? Ha fatto un gran lavoro.

Terry Savage

Terry Savage

Perché è possibile ironizzare sulla sua smaccata propensione commerciale, sui premi che d’incanto da 100 sono diventati 1.500, sulla confusione che questi continui mutamenti strutturali e concettuali continuano a sollevare anno dopo anno, ma poi non si può evitare di riconoscere che le direzioni precedenti difficilmente avrebbero saputo gestire una crisi economica e pubblicitaria che, senza idee nuove e decisione, avrebbe probabilmente finito col travolgere un Festival preoccupantemente malato. Pertanto vi dico la mia: the winner is senza dubbio Terry e il suo entourage, che senza andare troppo per il sottile ha operato il paziente col machete restituendogli prima la vita, e adesso la salute.

Certo, per un nostalgico come me è penoso vedere relegare la proiezione dei film, che mi ostino a considerare la categoria regina del Festival, in un salottino di passaggio con una dozzina di divani in parte occupati da delegati addormentati. Se ripenso a quei mitici venerdì in cui interminabili shortlist venivano proiettate nelle 3 sale maggiori traboccanti di riverenti pubblicitari, ecco mi viene il magone. Del resto quanto più emozionante era il campionato di calcio quando tutte le partite si giocavano assieme la domenica alle tre del pomeriggio? Quelle interruzioni che ti spedivano il cuore in gola: “Scusa Ameri, scusa Ameri!”, hanno dovuto arrendersi alle soperchierìe delle tivù commerciali. Amen.

Devo aggiungere che la qualità dei servizi offerti è cresciuta vertiginosamente: dopo anni di cinghie bruscamente tirate, quest’anno finalmente un esercito di assistenti ha reso la vita più facile (sciami di banchi d’informazione e hostess dappertutto) e sicura (i controlli ai diversi punti d’ingresso sono diventati asfissianti).

Guardate: se dipendesse da me darei a Mr. Savage anche il Très Grand Prix (che istituirei a questo punto per premiare il migliore della trentina di Grand Prix ormai elargiti: Terry, permettimi di regalarti questo consiglio per l’anno prossimo) per la creatività dimostrata nell’inventare i nomi della cascata di categorie in proliferazione continua, e non era impresa facile. Anche perché spesso la sostanza dei vari premi finisce per coincidere, ma occorre tentare di mantenerli differenziati in qualche modo: come giustificare altrimenti il fenomeno (in crescita costante) delle vagonate di Leoni conferiti a un’unica idea?

Sentite questi: nella categoria Print siamo arrivati a premiare ‘Original print & publishing: covers including special or limited edition’; nella categoria Cyber brilla ‘Spatial tech’; nella categoria Digital Craft come non restare affascinati da ‘Overall aesthetic design’? Ammettiamolo, certi nomi sono capolavori di fantasia e cripticità.

Anche qui, Terry, sento che potrei darti una mano: che ne diresti di ‘Use of customer phobias’ per Promo, o ‘Reassuring smile of the President’ in Public Relations?

Scusa Ameri, c’est la vie.

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