Il ‘potere’ della creatività sul conflitto Colombia-Farc e sul processo di pace

27 giugno 2016

José Miguel Sokoloff

di Valeria Zonca


Il 23 giugno sarà ricordato dagli europei come il giorno della Brexit, ma un altro fatto storico è avvenuto lo stesso giorno al di là dell’Oceano. A L’Avana è stato firmato l’accordo per il cessate il fuoco definitivo tra il governo colombiano e la frangia guerrigliera della Farc, alla presenza del segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, volato poi a Cannes il giorno successivo.

Il palco del Lions Festival ha ospitato José Miguel Sokoloff, presidente MullenLowe GroupGlobal Creative Council e co-chairman, chief creative officer di Lowe SSP3 Colombia, che ha presentato il seminario ‘The disruptive Power of soft Power’. Nell’ultimo decennio il Ministero della Difesa del paese sudamericano ha incaricato l’agenzia Lowe SSP3 di sviluppare una comunicazione finalizzata alla smobilitazione delle formazioni della Farc.

“Si tratta di un conflitto che dura da oltre 50 anni – ha esordito Sokoloff – causando 6 milioni di sfollati e 220mila morti. Paura, rapimenti e terrorismo sono stati i danni collaterali della guerra. Dovevamo trovare un modo per convincere le bande a  lasciare la lotta armata. La nostra strategia è partita dal concept di considerare i guerriglieri ‘prigionieri’ dell’organizzazione ancora più degli ostaggi”.

Nel 2010 Lowe SSP3 ha lanciato ‘Operation Christmas’, votata l’anno successivo come la campagna più efficiente. Nella giungla, vicino alle postazioni della Farc, vennero accese 2.000 lampadine che portavano questo messaggio: ‘Se Natale può arrivare nella giungla, tu puoi arrivare a casa. Smobilizzati’.

In seguito a quella azione, 331 guerriglieri deposero le armi. Qualche anno dopo, l’agenzia di Sokoloff replicò la strategia con ‘Rivers of Light’: 6.300 messaggi, compreso quello del presidente della Colombia Juan Manuel Santos, contenuti in una palla di vetro illuminata furono fatti galleggiare in un fiume (sempre nelle zone ‘calde’ e con il messaggio ‘Se le luci possono arrivare fino alla giungla tu puoi arrivare a casa’).

“Soldati e guerriglieri non sono differenti. Siamo la stessa gente: la nostra idea non era quella di separare, ma di riunire le parti – ha proseguito Sokoloff -.  Abbiamo lanciato da un elicottero sulle postazioni della Farc dei palloni di calcio autografati dai campioni sportivi e diffuso alcuni video: uno sulle forze armate impegnate a combattere la guerriglia, uno di Ingrid Betancourt, rimasta 7 anni in ostaggio delle Farc, che puntava sul concetto della ‘riconquista della libertà’, un altro che doveva essere ‘l’esempio da seguire’ nel quale i vertici dell’Eta, la formazione terroristica dei Paesi Baschi, annunciava l’abbandono delle armi, perché ‘la violenza non conduce da nessuna parte’.

Poi abbiamo distribuito delle cartoline in cui si vedevano dei bambini, mentre la body copy puntava sulla frase di una ‘ipotetica’ madre: ‘Prima di essere guerrigliero/a eri mio figlio/a, per incentivare i ragazzi e le ragazze a tornare a casa’. La mission è stata raggiunta, ma ora bisogna lavorare al prossimo passo: la pace”. Un esempio di come la pubblicità, attraverso azioni mirate, possa avere effetti nel lungo periodo.