The creative (r)evolution, il pezzo pregiato alla fiera della creatività

27 giugno 2016

Un frame del progetto 'Loving Vincent'

di Giovanni Pagano


Ok, Cannes non è più il Festival della Pubblicità: è la Fiera della Creatività, facciamocene una ragione. Certo, i premi ai migliori lavori dell’anno precedente restano (di più: aumentano, e costituiscono comunque un formidabile volano commerciale), ma la gente non si fionderebbe al Palais da tutto il mondo solo per rivedere materiale già beccato online.

Lo fa invece proprio per assistere dal vivo a tutto quello che avviene alla Fiera in questa settimana: seminari, show, interviste, personaggi, ma anche paccottiglia e specchietti per allodole. Una marea di delegati di tutte le razze gira, annusa, pilucca, assaggia la merce esposta, e gli sta bene così.

E come in ogni fiera c’è tanta ‘fuffa’, ma alcuni pezzi pregiati li trovi sempre. Io, per esempio, mi faccio sempre più l’idea che varrebbe la pena di venire a Cannes anche solo per il New Director’s Showcase, l’annuale immancabile appuntamento perpetrato dalla Saatchi & Saatchi.

Questo tunnel claustrofobico e malsano, da cui alla fine non vedi l’ora di riemergere indolenzito dalle emozioni e dalla violenza, è il cuore pulsante di creatività della manifestazione, molto più delle innumerevoli logorroiche cerimonie di premiazione.  Dico la verità, non mi sono ancora ripreso dall’edizione di quest’anno, ‘The creative (r)evolution’. Ma ho ben chiaro in testa quale miniera di stimoli rappresenti la ventina di filmati esplosi sullo schermo, da un punto di vista pubblicitario (partendo dal già conosciuto ‘How do you feel me?’ di Reed Morano per Coordown, e continuando con ‘Shoplifters’ di Layzell Bros per Harvey Nichols, in cui vengono usati veri filmati di furti in negozio per aizzare all’acquisto i clienti onesti), sperimentale (‘Go’, filmato onirico interamente generato dal computer; ma anche viceversa la delicata ricostruzione del mondo di Van Gogh realizzata artigianalmente da Dorota Kobiela per ‘Loving Vincent’), narrativo (straordinaria la tesa cronaca con cui Caroline Bartleet racconta per Operator l’assistenza telefonica a una donna terrorizzata dalle fiamme fino all’arrivo dei pompieri; struggente la giornata di libertà del giovane Amish di ‘In the woods’ di Connor Hurley) e tecnico (letteralmente mozzafiato i montaggi di ‘High school never ends’ di Matt Lambert e ‘Who wants it’ di Nicolas Davenel, prodighi di violenza quanto di poesia).

E come ogni anno mi sento in convalescenza dopo la febbre, e come ogni anno ricomincio ad aspettare la prossima infezione.

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