Da David Copperfield a Brian Eno, alla ricerca di nuovi spunti tra magia e sperimentazione

21 giugno 2016

Brian Eno

di Giovanni Pagano


Uno veramente bravo deve essere lo strategic planner che a livello programmatico tenta di ricondurre tutte le variegate iniziative del Festival alla matrice comunicativa. Per la verità l’ennesima mossa geniale dell’Organizzazione è stata proprio sganciarsi dall’appartenenza pubblicitaria e ambire al ben più olistico titolo di Festival internazionale della Creatività. A questo punto vale tutto. E infatti.

Sui vari palcoscenici si succedono personaggi la cui attinenza al nostro lavoro (perché comunque sempre dal mondo della comunicazione proviene l’assoluta maggioranza dei delegati) sovente non risulta immediatamente individuabile.

Così ho deciso ahimè di privarmi di Gwyneth Paltrow, ma ho voluto scorgere nello show di David Copperfield una vicinanza tematica maggiore. Onestamente non è andata così (se si eccettua un’allusione a quello storytelling che ormai non può mancare nel bagaglio di chiunque pratichi qualunque forma di comunicazione), ma sicuramente il modo in cui questo straordinario personaggio si rapporta al suo pubblico ha tanto da insegnare ad aziende e agenzie: David Copperfield è il migliore al mondo, eppure la simpatia e la confidenza con cui mantiene un contatto continuo con la gente (“Come state?” ci ha chiesto con semplicità all’inizio, ironizzando alla fine: “Domande da fare?” di fronte a una platea strabiliata e in visibilio) spiega in parte il successo del suo brand.

Ma quello che è stato davvero prezioso ascoltare è Brian Eno: emerge da decenni di avanguardia un personaggio complesso e poliedrico, che ha fatto della sperimentazione e della creatività la sua stessa ragione d’essere. Quando ha parlato di “The ship project. Creativity through machine intelligence” mi sono dovuto trattenere dal correre ad abbracciarlo. Capite? Questo autentico genio adesso non vuole più creare musica, vuole creare una macchina in grado di creare musica, immagini ed altro, in maniera autonoma e interattiva. E mentre ascoltavo queste melodie sfuggenti e osservavo queste visioni cangianti, mi chiedevo affascinato: “Dove sarebbe l’umanità se ogni tanto non ne nascesse uno così?”, e subito dopo aggiungevo: “E dove, se ne nascessero di più così?”