L’espansione di Cannes Lions… e del Palais

21 giugno 2016

di Giovanni Pagano


E alla fine il Palais è tracimato.

Tempo fa ridacchiavo fra me e me: “Non possono materialmente continuare con questa crescita esponenziale di contenuti, di seminari, di categorie. Le 2 mitiche Film e Print di non molto tempo fa sono ormai diventate 24 categorie (solo nel 2010 erano appena 12!): una proliferazione inarrestabile che però ha un limite logistico: il Palais stesso, questo monumentale contenitore icona dell’esposizione moderna e delle sue potenzialità. Ma per quanto enorme questo Leviatano accucciato sulla spiaggia, quest’astronave dai recessi goticamente sconosciuti, ha dei limiti terrestri che non consentono ulteriori superfetazioni. E dove le mettono? Non c’entrano più!” pensavo. Sbagliavo.

Come una sofisticata forma di vita specializzata nella sopravvivenza, il Palais sta colonizzando gli spazi attorno a sé, si espande impossessandosi del Palais 2 precedentemente sfiorato solo da party e festeggiamenti estemporanei, ma soprattutto deborda sulla Croisette e sulla spiaggia con momentary costruzioni sempre più consistenti e comprese ufficialmente nella cintura di sicurezza ormai del tutto esterna al Palais.

A questo punto mi arrendo. Un’espansione di questo tipo non ha potenzialmente limiti. No, nemmeno il mare a sud può costituirvi ostacolo, se penso alle palafitte di Venezia e Hong Kong, a yacht e chiatte di varie dimensioni, o alla passeggiata di Christo sul lago d’Iseo.

Cannes reclama il ruolo di Festival della creatività e lo fa cominciando proprio dalla geniale soluzione di ciclopici problemi logistici. Non c’è proprio più niente da ridacchiare. C’è da osservare e subire affascinati anno dopo anno. Previsioni? No, per favore, non chiedetemele. E chi sono, Giulio Verne?