Direct Lions: Italia a bocca asciutta, Grand Prix alla Svezia

21 giugno 2016

di Eugenia Morato


Sono 293 le campagne che sono arrivate in shortlist nella categoria Direct a Cannes Lions. Tra questi, solo un lavoro italiano. È Publicis Milano a entrare in shortlist, nella sottocategoria ‘Corporate Image’, con The Dilemma per Heineken (già un argento in Promo & Activation), che però non si aggiudica nessun leone.

Il Grand Prix quest’anno è stato conquistato dalla Svezia con la campagna ‘The Swedish Number’ realizzato da Ingo Stockholm per la Swedish Tourist Association. Idee legate a doppio filo con le emozioni e focus sui grandi brand che oggi usano la creatività per migliorare l’umanità: questi i due punti fermi che hanno guidato la giuria, presieduta da Mark Tutssel, Global Chief Creative Officer di Leo Burnett Worldwide e Global Creative Chairman di Publicis Communications.

“Cannes Lions è la festa della creatività che guida i brand verso il successo – ha detto Tutssel -. È stato meraviglioso premiare una campagna che è un’autentica festa dei 250 anni della libertà di stampa nel Paese e, forse ancora di più, una campagna che è una celebrazione delle persone stesse e dei diritti umani”.

È una creatività contaminata dalla più profonda umanità quella che hanno voluto premiare i giurati di Direct nella campagna dell’Ente del Turismo della Svezia. E tra i giurati, c’era anche Jack Blanga, creative & digital director di TBWA\Italia.

“Quello che abbiamo fatto per individuare il Grand Prix non è stato semplicemente individuare i lavori più belli, ma trovare quelli che sono a tutti gli effetti il top del top. Siamo davvero voluti andare al cuore della qualità, per impatto ed esecuzione – ha detto Blanga -. Cercavamo qualcosa che potesse influenzare la categoria nel futuro e sono convinto che l’abbiamo trovato”.

Prosegue, poi, andando nello specifico della campagna vincitrice del Grand Prix “In ‘The Swedish Number’, 35.000 svedesi si sono registrati per diventare essi stessi brand ambassador. È stato un lavoro di ambassadorship incredibile perché ha messo in evidenza la capacità di un brand di dar vita a una campagna fatta dalle persone stesse”.

Sono i brand che fanno un passo indietro rispetto alla scena e mettono al centro le persone, come protagonisti assoluti. “È una grande dimostrazione di fiducia – ha detto Blanga – è come dare le chiavi del brand in mano alle persone”.

E riguardo alla presenza di lavori italiani nella categoria ha detto: “I progetti italiani presentati quest’anno avevano delle componenti di direct, ma non aveva il direct come core. E in questa categoria, invece, serve che i lavori siano davvero rilevanti alla base. – ha proseguito – Questo sicuramente ci ha penalizzati, così come forse il fatto che a Cannes Lions pesa molto il come si raccontano le campagne e i loro risultati e noi forse tendiamo ancora a essere troppo frettolosi nell’impacchettare le campagne per il Festival”.