Discovery Italia arruola Crozza e punta al total video

15 giugno 2016

Marinella Soldi

Cipriani (Discovery Media): “Raccolta del primo semestre in crescita a doppia cifra con il 2 davanti. Obiettivo 2016 superare i 600 clienti”

di Valeria Zonca

Dall’1 gennaio 2017 Maurizio Crozza sarà sotto contratto con Discovery Italia. Dopo i rumors degli ultimi giorni, la conferma è arrivata ieri a Milano, durante la presentazione dei palinsesti autunnali del broadcaster. La collocazione del comico genovese sarà il canale Nove, con uno show in prime time.

E’ questa la principale novità della media company che fa parte di Discovery Networks Southern Europe di cui è direttore generale Marinella Soldi, anche ad di Discovery Italia, che ha introdotto: “E’ un’area che fa grandi numeri e che negli ultimi cinque anni è cresciuta 13 volte in termini di audience e 4 volte in termini di raccolta. Il network, con 29 canali, 2 OTT e vari siti web, raggiunge ogni mese 85 milioni di spettatori”.

In questa regione brilla l’Italia con i suoi 13 brand tra free e pay, con 600 ore all’anno di produzioni locali e 600 ore di sport. Alcuni format italiani come Unti e Bisunti, o Undressed sono stati esportati all’estero. “Il punto distintivo è la visione integrata degli schermi. La sigla ‘tv’ per noi non è più televisione, ma significa ‘total video’”, ha dichiarato Soldi.

“La tv è un mezzo importante, ma il pubblico evolve e vuole fruire di contenuti su ogni piattaforma – ha ribadito Alessandro Araimo, SVP & COO Discovery Networks Southern Europe -. L’ambizione di essere una social destination significa riuscire a intrattenere con modi e contenuti smart, cioè contemporanei”. I numeri lo dimostrano: 5 milioni tra fan e follower sui social media, 11 milioni di utenti unici del servizio OTT DPlay (giugno 2015-maggio 2016), con oltre 1 milione di utenti unici e oltre 3 milioni di visualizzazioni al mese.

“Ma anche la share complessiva è in crescita del 15% sul 2015, raggiungendo a giugno il 7,2% sul pubblico totale, il 9,3% sul target commerciale 15-54 anni e il 10% sui millennials – ha proseguito Araimo -. DPlay è un’antenna importante che ci da la possibilità di sperimentare contenuti che a volte approdano in tv. La pay rimane un mercato interessante, con una rilevanza sempre crescente di Eurosport, su cui sono previsti investimenti continui”.

“Uno dei nostri principali punti di forza è la costante evoluzione della proposta editoriale – ha commentato Laura Carafoli, SVP Content & Programming Discovery Italia -. Una forma di intrattenimento originale, ‘open minded’, con un respiro internazionale ma con forti radici locali: show avvincenti, con una voce distintiva, agili nella forma, con un linguaggio sempre connesso alla realtà e ‘always on’ per creare una relazione sempre più solida con il pubblico. Un approccio ben rappresentato dal primo anno del brand generalista Nove e dalle conferme di Real Time, DMax, degli altri canali free e di tutto il portfolio pay”.

Dopo aver registrato +18,7% sul pari periodo 2015, nei primi 4 mesi dell’anno (75,9 milioni), con aprile a +21% (19,1 milioni) – fonte Nielsen -, “per la raccolta pubblicitaria si può stimare una crescita a due cifre nel primo semestre con un 2 davanti – ha anticipato Giuliano Cipriani, SVP AdSales Southern Europe-Direttore generale Discovery Media -. Abbiamo chiuso il 2015 con 600 clienti, l’obiettivo per il 2016 è di superare questa soglia. Per noi, è fondamentale lo sviluppo del canale Nove che pesa nei primi sei mesi poco meno del 20% del totale: un rendimento che è andato aldilà delle nostre aspettative commerciali. I ricavi della pay tv e del web pesano per ora meno del 5%, ma quest’ultimo ha grandi potenzialità e sono convinto che tra cinque anni ci sarà un ‘ribaltamento’ a favore del non lineare.  In questa direzione, stiamo investendo molto su DPlay. Non essere grandissimi ci da inoltre dei vantaggi, come quello di lavorare con budget medi, per i quali sviluppiamo progetti speciali. Un esempio su tutti, le 70 ore di ‘vero’ branded content che produrremo nel 2016: questa attività che dipende dalla unit Brand Solutions vale il 20% dei ricavi totali”.

Per il momento, la concessionaria intende concentrarsi sul suo ulteriore sviluppo, senza “essere in trattativa con editori terzi”, ha concluso Cipriani.