Legambiente lancia #Unsaccogiusto con il boss della serie tv Gomorra

10 giugno 2016

È stata presentata ieri mattina alla Casa del Cinema di Roma la campagna di Legambiente #UnSaccoGiusto, composta dal cortometraggio ‘Un sacco giusto’. Il video della durata di 3 minuti da ieri e per tutto il mese di giugno sarà diffuso sul web e in oltre 250 sale cinematografiche in tutta Italia grazie alla collaborazione di Movie Media.

Inoltre, grazie al supporto di Sky, la versione da 15” sarà veicolata anche sui canali della piattaforma satellitare. Realizzato e prodotto da Kfield e Dont’Movie, il corto è interpretato dal testimonial d’eccezione Fortunato Cerlino, volto della serie tv Gomorra nei panni del boss Pietro Savastano: l’attore ha prestato la sua immagine per denunciare questo nuovo business della criminalità organizzata.

Parliamo di un giro d’affari considerevole che sottrae risorse all’economia sana, all’erario e danneggia l’ambiente e i cittadini. Si considera che circa la metà dei sacchetti in circolazione siano illegali, un volume pari a circa 40 mila tonnellate di plastica, una perdita per la filiera legale dei veri shopper bio pari a 160 milioni di euro, 30 solo per evasione fiscale. Una filiera nera che danneggia chi produce correttamente bioplastiche compostabili e disincentiva gli investimenti nel settore.

Il tutto senza considerare i gravi danni all’ambiente e al mare, oltre all’aggravio dei costi di smaltimento dei rifiuti quantificato in 50 milioni di euro. Con un singolare espediente creativo, il testimonial invita a guardare dietro le cose, a stare attenti anche a quello che può esserci dietro un sacchetto. Con la campagna si vogliono chiamare all’azione anche i singoli cittadini che sul sito legambiente.it/unsaccogiusto potranno segnalare le illegalità e gli esercizi dove vengono usati shopper taroccati.

Il corto è anche dedicato alla storia della CoopVentuno, una piccola start up fondata da Gennaro Del Prete e Massimo Noviello, accomunati dalla morte dei rispettivi padri uccisi dalla camorra perché avevano cercato di fermare il racket delle buste di plastica, che produce prodotti compostabili e che promuove la legalità in questo settore proprio a Castel Volturno.