Sharing economy, solo il 5% degli italiani non interessato ai servizi in condivisione

23 maggio 2016

Federcio Capeci

Al Ferrara Sharing Festival la tavola Rotonda dedicata a ‘Le nuove piattaforme: servizi, prodotti, processi’ ha visto il confronto di Federico Capeci, cdo & ceo Italia, TNS, Aldo Bonomi,  sociologo, Istituto di ricerca Aaster, Gea Scancarello, autrice di ‘Mi fido di te’, Guglielmo Apolloni, co-founder School Raising, Social Seed (Italia), Carlo De Los Rios, progetto Vesta, tecnologo, moderati da Elena Comelli, giornalista del Sole 24 Ore.

“La crescita della sharing economy in Italia è una crescita con il freno a mano – ha dichiarato Federico Capeci -. Da un lato vi è un’alta propensione del cittadino a provare e usare servizi in condivisione, dall’altro, sia dal fronte dell’offerta e sia da quello delle istituzioni, gli attori del sistema sono al palo. Il consumatore è ben più avanti delle imprese e delle istituzioni in quanto ci mostra un insieme di possibili utilizzi e di motivazioni della sharing economy molto vasti, solo in parte colte dagli attori attuali”.

Uno dei motivi sottostanti a queste pratiche è il risparmio economico (lo studio effettuato da TNS segnala che il saving è una motivazione per il 41% degli utilizzatori), ma non è l’unico motivo per dare e chiedere servizi in sharing: ci sono utenti mossi da desiderio di condivisione, da motivi di solidarietà; dalla volontà di fare un’esperienza di uso più ricca; dalla voglia di fare impresa; dalla voglia di sperimentare nuove pratiche e essere al centro delle novità sociali. In Italia, la sharing economy è conosciuta dal 70% della popolazione.

Un Italiano su 4 la utilizza e la prospettiva è di ulteriore crescita: la maggior parte dei non utilizzatori sono propensi all’uso futuro (22%) o necessitano di maggiori informazioni (18%). Fra gli utilizzatori, un 10% di intervistati dichiara di usare alcuni dei servizi suggeriti, ma non li associa spontaneamente al mondo ‘sharing’. Fra i servizi utilizzati, gli italiani fruiscono di Servizi di mobilità (26%), Servizi organizzati di scambio e baratto di oggetti di vario tipo (10%), Servizi di alloggio di una camera o casa private (9%), Servizi culturali (8%), Servizi di Social lending, prestiti fra privati (4%). Ma quali sono le barriere? La difficoltà a fidarsi e la mancanza di regole chiare e garanzie nell’utilizzo, penalizzano purtroppo ancora lo sviluppo.

“Quello che vediamo da un punto di vista delle tutele e degli inquadramenti fiscali, assicurativi e sociali – ha affermato Capeci – è che le istituzioni sono al palo di fronte a questa crescente complessità e come risultato, stanno frenando l’esplosione di quella che potrebbe essere una leva di crescita di assoluto rispetto per il nostro paese”.

“Dal lato dell’offerta – ha continuato Capeci – le proposte non sono in grado di seguire l’ampia gamma di opportunità, segmenti e servizi con chiari posizionamenti e benefit concreti per l’utente. La visione da parte dei Player dovrebbe mettere al centro l’utente, ‘ascoltarlo’ per valutarne aspettative ed esperienze concrete, in un continuo processo di finetuning ed ottimizzazione della proposta e della comunicazione. Gli utenti sono aperti all’utilizzo di nuovi modelli di business, come testimonia l’elevato livello di conoscenza dei servizi in condivisione e anche la propensione all’uso in futuro, considerando che solo il 5% degli intervistati si dichiara non interessato a questa tipologia di servizi”.

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