Chiambretti: “Dall’adv segni di risveglio. La creatività risolve i problemi di budget”

19 maggio 2016

Piero Chiambretti

di Andrea Crocioni


Lei ha sempre dichiarato il suo amore per il mondo della pubblicità. L’ha fatta da testimonial, da autore, segue i Festival e da tanti anni conduce il GrandPrix. Cosa le piace della comunicazione italiana? 

La pubblicità ha il grande vantaggio di consigliarti e tormentarti allo stesso tempo. Il bombardamento è pressante, ma va detto che la ripetitività è proprio la sua forza. Colgo segni di risveglio. Con meno soldi a disposizione i grandi marchi scommettono sulla soluzione creativa che risolve anche i problemi di budget. Quello che non mi piace sono le star internazionali che ormai hanno l’hobby di venire in Italia a fare i testimonial pubblicitari!

La tv tende a replicare se stessa, puntando sull’effetto nostalgia. Si può dire che abbia abdicato lasciando la sperimentazione a internet?

La televisione è invecchiata insieme al suo pubblico. Non è la tv della memoria, ma un mezzo che ripropone semplicemente quello che le persone conoscono, garantendo una continuità di flusso. I telemorenti, come li ha definiti Gianni Boncompagni, accendono il teleschermo e si ritrovano a casa. Non c’è nostalgia, ma un’astuta strategia di marketing e un attento studio del pubblico televisivo. Abbiamo fatto tanto in passato: abbiamo assistito alla nascita delle tv commerciali che ha alimentato il mercato delle star, la competizione, oggi siamo nell’era della spending review.  La visione della televisione, peraltro, è sempre più rapida e frammentata. La tv si è spostata dal centro dell’interesse generale. Non ho mai contestato Auditel, resta importante per capire le tendenze, ma non può più scattare una fotografia realistica di un pubblico in continua mutazione.

Oggi quasi tutti i programmi si definiscono ‘social’. Tra Twitter e Facebook tutti hanno la pretesa di essere interattivi. Eppure l’equazione Twitter-Auditel è un grosso equivoco e spesso tutta questa massa di commenti si ‘consuma’ nel giro di una notte, non lasciando il segno e di fatto ‘nascondendo’ anche i pochi contenuti rilevanti. Esiste un antidoto a tutto questo?

Non esiste un antidoto. Nel momento in cui si possono dare informazioni sull’andamento del programma, uno le rende pubbliche anche se non sono necessariamente specchio di un successo di ascolto. La Rete è spesso popolata di gente contro e quindi contro la tv. La contraddizione è che le pagine social più seguite sono proprio quelle dei programmi televisivi. C’è chi si vanta di non guardare la tv per poi accendere il computer e fare la cronaca via social di quello che succede in video. Va anche detto che non sempre quello che funziona sul web funziona in tv e viceversa. E’ capitato anche a me di portare in video persone con tantissimi fan sui social, ma che una volta presentati al grande pubblico televisivo non risultavano nemmeno ‘registrati all’anagrafe’.