Con Tavolo Editori Radio (TER) le emittenti trovano una “casa comune”

14 aprile 2016

Nicola Sinisi

Nel 2017 il settore avrà una nuova ricerca ‘proprietaria’ per la misurazione degli ascolti del mezzo, che vale circa 370 milioni di euro di raccolta pubblicitaria. Ancora aperto il dialogo con Upa

di Claudia Cassino


Si è riunito ieri per la prima volta il cda della Tavolo Editori Radio (‘TER’), organo di rappresentanza dell’intero comparto della radiofonia italiana. Una “casa comune”, come sottolineato da Marco Rossignoli, presidente dell’associazione Aeranti Corallo, sotto il cui tetto vivono senza distinzione “emittenti locali e nazionali, pubbliche e private, commerciali e comunitarie”.

Presieduta da Nicola Sinisi (direttore della divisione Radio Rai), la società costituita il 1° aprile scorso (vedi notizia) nasce con l’obiettivo di realizzare nel 2017 una nuova ricerca ‘proprietaria’ per la rilevazione dell’audience delle emittenti, dopo il fallimento di Audiradio avvenuto nel 2011.

“Tra i diversi compiti di TER, oltre a quello di rappresentare gli interessi del comparto della radiofonia – hanno spiegato ieri promotori della società – c’è anche quello di realizzare un sistema di ricerche finalizzato a misurare l’ascolto del mezzo radiofonico e delle emittenti radio in qualsivoglia caratteristica tecnologica e territoriale su tutte le piattaforme trasmissive in maniera oggettiva e imparziale, a cui si aggiunge la promozione delle attività radiofoniche sul territorio italiano”.

Il cda rappresentato per il 70% dalle emittenti nazionali e per il 30% dalle associazioni delle radio locali, sarà composto da 17 membri, che dureranno in carica per tre esercizi e così fino all’approvazione del bilancio al 31 dicembre 2018. Ne ricordiamo la composizione: Nicola Sinisi (presidente), Antonio Marano e Giuseppe Pasciucco (Rai), Marco Rossignoli e Alessia Caricato (Aeranti Corallo), Antonio Niespolo (Kiss Kiss), Francesco Dini e Carlo Ottino (Elemedia), Ivan Ranza (Sole 24 Ore), Alberto Mazzocco e Marco Montrone (FRT), Federico Di Chio (Rti – Radio 101), Mario Volanti (Radio Italia), Lorenzo Suraci (Rtl 102.5), Claudio Fabbri ed Elisa Todescato (Finelco), Massimiliano Montefusco (Rds).

Nominati anche i 16 membri del Comitato Tecnico. Secondo quanto risulta a Today Pubblicità Italia, ne fanno parte Michele Gulinucci e Marco Catena (Rai), Maurizio Sina e Rossana Viggiano (Finelco), Elisabetta Tamagni e Gianni Barbieri (Elemedia), Stefania Niccolai (Rtl 102.5), Giovanni Riepolo (Rds), Marco Pontini (Radio Italia), Barbara Leonesio (Sole 24 Ore), Angelo Tomaselli (Radio Kiss Kiss), Francesco Ottoveggio (Rti Radio 101), Fabrizio Berrini e Gianni Prandi (Aeranti Corallo), Stefano Ghezzi e Carlo Momigliano (FRT).

Forte di oltre 35 milioni di ascoltatori nel giorno medio (1 milione in più del 2014) e di circa 370 milioni di euro di raccolta pubblicitaria, la radio “è il mezzo di comunicazione di massa più antico e anche quello maggiormente in evoluzione”, ha ricordato Sinisi. Compito di TER sarà proprio quello di trovare uno o più sistemi di ricerca in grado di cogliere al meglio l’evoluzione del mezzo. Per far questo, all’ordine del giorno del cda anche l’analisi di esempi di rilevazione internazionali.

Come hanno fatto notare i consiglieri Mario Volanti (Radio Italia) e Massimiliano Montefusco (Rds), solo la Svizzera ha un sistema di rilevazione passivo basato esclusivamente sul ‘meter’. In tutto il resto del mondo sono utilizzate ricerche ‘miste’: negli Stati Uniti e in Canada, per esempio, il meter si affianca a una più tradizionale ricerca Cati (realizzata tramite interviste telefoniche), mentre in nazioni più vicine a noi come Francia, Spagna, Germania e Grecia si utilizza addirittura il solo metodo Cati. Proprio quest’ultima metodologia, che gli editori italiani sosterrebbero con l’introduzione di alcuni add-on tecnologici, sembra essere all’origine delle perplessità di Upa sull’adesione alla proposta della TER.

“L’intenzione è di incontrare e ragionare con Upa”, ha sottolineato il presidente Sinisi, anche se i contatti precedenti alla nascita della società non sono andati a buon fine, come ha ricordato Volanti.

Ma quanto dovrà costare la nuova ricerca, fermo restando che dovrà essere indetta una gara per la selezione della società a cui affidarla? “Non è detto che se un’indagine costa di più valga di più. Dovrà costare il giusto”, ha concluso Volanti.

Di sicuro non tanto quanto la vecchia Audiradio, arrivata a costare circa 6 milioni di euro l’anno. Un limite non è stato posto, ma secondo quanto riportato al momento della costituzione della società (vedi notizia), i costi dell’indagine “dovranno incidere sul fatturato dell’industria radiofonica in misura non dissimile dall’incidenza delle altre currency sui fatturati dei relativi comparti”. Il che secondo stime non ufficiali potrebbe significare circa 2 milioni di euro, forse qualcosa di più.