Italiani, a tavola un popolo di eVangelist

15 marzo 2016

Andrea Cornelli

di Andrea Crocioni


Siamo un popolo di evangelisti alimentari. A dirlo lo studio Food2020 firmato da Ketchum che mette in luce proprio il nuovo ruolo dei Food eVangelist sempre meno ‘influencer’ di nicchia e sempre più ‘mainstream’.

La ricerca, presentata ieri a Milano, è stata condotta in 11 Paesi tra Nord e Sud America, Asia ed Europa, Italia compresa, e commentata durante una tavola rotonda che ha visto coinvolti Raoul Romoli Venturi (Ferrero), Leonardo Romanelli, critico enogastronomico e giornalista, Gian Luca Ranno (Gnammo), e Alessandro Frassica (inventore della paninoteca gourmet ‘Ino).

Soltanto due anni fa erano i cosiddetti ‘Food eVangelists’, coloro che impegnano una buona parte della giornata in conversazioni reali o virtuali sul cibo, dettavano legge in quanto a stili e abitudini alimentari. Oggi si può dire che siamo diventati tutti un po’ evengelisti di noi stessi (l’incidenza è passata dal 10 al 24% della popolazione). L’Italia è in ‘pole position’ con un incremento numerico di rappresentanti più alto della media mondiale: sono passati dal 37% al 43% della popolazione.

“Siamo di fronte a una dominante forza di mercato destinata a diventare la ‘nuova normalità’ tra i consumatori”, ha  sottolineato Andrea Cornelli, ceo e vp di Ketchum Italia. A livello globale, la metà dei genitori intervistati dichiara che i propri figli hanno un ruolo attivo nella scelta degli alimenti che la famiglia mette in tavola. Il 39% confessa che i propri figli leggono le etichette e il 38% evita gli alimenti con determinati ingredienti ritenuti poco salutari.

“Non sorprende quindi, che molti bambini abbiano le stesse convinzioni e preferenze dei genitori. Ciò che invece stupisce, ed è in forte crescita, è il fatto che i più giovani abbiano un ruolo attivo e decisivo negli acquisti e stili alimentari della famiglia”, ha affermato Cornelli.

“I dati confermano che i figli dei food eVangelist sono pronti a diventare gli influenzatori di domani”, ha aggiunto. In questo scenario si stanno ridefinendo i paradigmi del mangiare sano: pesano fattori quali la tracciabilità degli ingredienti, la territorialità, le modalità di produzione da parte delle aziende. Tra i risultati più rilevanti c’è la preferenza per gli alimenti prodotti e coltivati localmente. A margine della presentazione Andrea Cornelli ha commentato l’anno di  Ketchum Italia: “Il 2015 si è chiuso in modo positivo, con una crescita a due cifre, un trend che si sta confermando nel primo trimestre del 2016”.

A proposito della ricerca presentata ieri, il manager ha osservato che proprio il food sia uno dei temi chiave per le nuove generazioni.

“Studi come questo – ha aggiunto – sono molto importanti. Andare a svelare alcune tendenze, condividere sapere, aiuta il mercato e quindi, indirettamente, influenza positivamente il business. Sono soddisfatto per quanto fatto dalla nostra agenzia per interpretare le logiche della comunicazione che vanno al di là della quotidianità. Ci muoviamo in un mercato che ci vede confrontarci ogni giorno con piattaforme, media e interlocutori nuovi. Da questa consapevolezza nasce una realtà associativa come PR Hub, una piattaforma di condivisione. Non esistono più rigidi confini di un tempo fra Pr, advertising, media. Dobbiamo tutti ragionare in termini di ‘ottimizzazione’ per aiutare i nostri clienti a investire meglio i propri soldi e credo che in questo scenario si possano candidare ad avere una centralità strategica”.