Il cambiamento evolutivo

14 marzo 2016

Carlo Cavallone

di Carlo Cavallone


“Chi si ferma è perduto, mille anni ogni minuto” diceva il poeta… un appellativo che ben si adatta sia a Dante sia a Totò. Nella nostra epoca e situazione culturale mi sembra che questo antico detto abbia più che mai valore e significato. E non mi sto riferendo in generale allo sviluppo incalzante della tecnologia, o al logorante ritmo della vita moderna (cosa di cui si lamentava già negli anni ‘50 Ernesto Calindri col suo Cynar) ma, piuttosto, a come sia necessario nel nostro campo professionale rendersi conto che il cambiamento continuo è l’unica possibilità di sopravvivenza, successo e soddisfazione per qualsiasi compagnia, e per qualsiasi individuo che ne operi all’interno.

Se ci fermiamo un attimo a constatare che cosa è successo negli ultimi dieci anni ci rendiamo conto che la pubblicità è passata attraverso una trasformazione epocale durante la quale abbiamo visto avvicendarsi una infinita serie di mode, trend e rivoluzioni – come quella del digitale prima e quella del social oggi – che hanno portato ad un radicale cambiamento dei media, dei budget e anche delle forme espressive.

La sensazione che genera la constatazione di cui sopra può essere, a grandi linee, di due tipi. Uno: un senso di angoscia e di paura misto a un certo senso di nostalgia per i bei tempi che furono. Due: un senso di opportunità, un piacevole ed eccitante feeling che le cose si fanno sempre più interessanti, a patto che si sia capaci di rinnovarsi in maniera costante.

In che modo? Nella mia esperienza personale, e in quella della nostra compagnia, il primo passo è rappresentato dal non temere il cambiamento e, anzi, cercare di anticiparlo. Seguito dalla capacità di non attaccarsi nostalgicamente a niente, e dall’essere in grado di sovvertire, radicalmente, i modi di fare che sono stati utili e ti hanno aiutato fino al giorno prima. Per quanto riguarda i metodi e i processi di lavoro, è un fatto che la pubblicità di oggi non consente più di avere i tempi di sviluppo e di produzione che si avevano dieci, o anche solo cinque, anni fa.

Quindi essere flessibili e in grado di agire in maniera rapida, integrando nel processo creativo, dall’inizio, tutte le discipline dalla strategia alla produzione, alla strategia dei media, è essenziale. Muoversi a diverse velocità, a seconda dei budget e delle risorse che si hanno, e continuamente ri-organizzarsi e ristrutturarsi internamente sembra essere una buona pratica. Anche cambiare gli interpreti e le persone attorno al tavolo di lavoro e all’interno della compagnia è utile.

Integrare scrittori, giornalisti, blogger che si occupano di sport, tecnologia, moda o professionisti di altre discipline, dalle PR agli eventi, nel processo creativo è non solo molto interessante e stimolante, ma anche molto efficiente se si vuole arrivare a un risultato non-tradizionale, come richiedono la maggior parte delle campagne che facciamo di questi tempi.

Infine, visto che i trend pubblicitari tendono a essere sempre più dogmatici e totalizzanti, è importante essere capaci di prevedere quali potranno essere i prossimi ma è altrettanto importante essere in grado di non farsi suggestionare troppo. Mantenere la calma. Non saltare su nessun treno in corsa. Essere sempre pronti a cambiare ma non preoccuparsi del cambiamento in sé sembra essere una buona regola.

 

Il contributo integrale di Carlo Cavallone, partner di 72andSunny Amsterdam sul numero di febbraio di Pubblicità Italia. A questo link l’estratto del magazine