Atlantis Company, un anno di ‘energia per la solidarietà’

2 febbraio 2016

Francesco Quistelli

di Cinzia Pizzo


Nasceva esattamente un anno fa, il 2 febbraio 2015, Atlantis Company dalla visione del suo fondatore e attuale ceo Francesco Quistelli “di rispondere ai bisogni sociali di imprese e associazioni offrendo loro servizi di comunicazione e marketing – spiega -. Siamo un’azienda for profit che lavora in modo diretto con il mercato non profit, un centro strategico di sviluppo per il terzo settore che intende ‘dare energia alla solidarietà’ che è proprio il nostro claim”. Fundraising, campagne con sms solidale e comunicazioni di sensibilizzazione sociale sono solo parte dell’offerta di Atlantis Company, come spiega a Today Pubblicità Italia Francesco Quistelli.

Quali sono le vostre aree di attività?

Operiamo su tre ambiti: Fundraising, Comunicazione e Formazione. Offriamo analisi, ricerche e pianificazione strategica di fundraising ma anche gestione concreta di operazioni di fundraising, dal corporate fundraising, grant scouting e major donor, fino a campagne lasciti e campagne sms solidale. Attraverso Flowers, un network di professionisti della creatività interno ad Atlantis Company, realizziamo campagne di comunicazione sociale. Il team di Flowers è composto da art director, copywriter, video maker, web designer, programmatori e siamo così in grado di affiancare il cliente dal concept creativo fino alla produzione esecutiva. Organizziamo corsi e workshop di fundraising e comunicazione tenuti da manager del settore e docenti universitari. Ci rivolgiamo sia ai nuovi aspiranti professionisti del non profit sia a coloro i quali, pur già lavorando in questo campo, necessitano di aggiornamento.

Perché un’azienda o un’associazione dovrebbe rivolgersi a una struttura specializzata come la vostra?

Il non profit è un settore di attività con dinamiche proprie e con modelli differenti dal business tradizionale. Se un’azienda profit non riesce a raggiungere gli obiettivi questo andrà a impattare sull’utile, se un’associazione, fondazione o ong non riesce a sostenere la sua causa questo andrà a influire sulla capacità di assistere chi ha bisogno o sulla capacità di fare ricerca, un impatto decisamente diverso. Il successo di alcune realtà non profit è dovuto proprio alla capacità di comunicarsi in maniera corretta e di fare fundraising. Per questo chi lavora in questo settore, oltre a un’attitudine personale, deve possedere formazione e competenze tecniche specifiche.

Qual è la tipologia dei vostri clienti?

Associazioni, fondazioni, ong, cooperative, enti. In questo primo anno di attività abbiamo già sviluppato progetti per AIRC, Albero della Vita, Fondazione Piatti, Immagimondo, Terres des Hommes e stiamo lavorando a grandi progetti culturali, tra cui l Festival delle Lettere, Mare culturale urbano e Non Riservato. Tra i nostri clienti anche brand e aziende per i quali sviluppiamo soprattutto progetti di filantropia d’impresa. Se un’azienda vuole portare avanti un progetto di responsabilità sociale, Atlantis è in grado di selezionare come partner la realtà non profit più in linea con il progetto stesso e di svilupparlo con strumenti di marketing e comunicazione ad hoc, come può essere una sponsorizzazione, un evento di raccolta fondi o la creazione di un logo on pack.

Possiamo fare un bilancio di questo primo anno di attività?

Il primo e il secondo anno sono i più importanti per la costruzione di un nuovo brand. In questi primi 12 mesi abbiamo lavorato con oltre 10 organizzazioni non profit e per il 2016 puntiamo al raddoppio, sia nel numero di clienti sia in termini di fatturato.

I prossimi obiettivi di Atlantis?

Oltre a consolidarci in Italia, ci piacerebbe lavorare con i paesi emergenti dove il terzo settore è in via di sviluppo, penso all’est Europa e ambiziosamente anche all’Asia.  Inoltre puntiamo a fare rete con associazioni di respiro internazionale.

Alla fine di questa intervista ritorniamo un po’ alle origini. Come è nata la sua decisione di mettersi in proprio e creare Atlantis Company?

Ho incominciato a lavorare nel settore della comunicazione sociale già durante gli anni dell’Università, coltivando una passione anche personale per la solidarietà. Dopo 5 anni in COOPI come responsabile fundraising e comunicazione e poi in IDMC come direttore marketing e sviluppo, è nato il desiderio di essere autonomo e di dare il mio contributo al settore, creando una squadra di professionisti ad alto valore aggiunto, fortemente concentrata sui risultati e sull’innovazione.

Come mai la scelta del nome Atlantis?

Perché chi lavora per il non profit deve immaginare mondi che non esistono e renderli reali. E poi perché chi fa questo mestiere deve ‘scendere’ in profondità per ottenere grandi risultati.