Riforma Rai, il ddl è legge: con il nuovo canone +26% di introiti

23 dicembre 2015

Tra i punti principali della riforma della governance della Rai ci sono l’introduzione della figura dell’amministratore delegato, un cda più snello non più eletto dalla Vigilanza, il presidente di garanzia

 

L’aula del Senato ha approvato ieri il ddl per alzata di mano, cioè senza la registrazione dei voti, sulla riforma della Rai.

Tra i punti principali della riforma della governance della Rai ci sono l’introduzione della figura dell’amministratore delegato, un cda più snello (da 9 a 7 membri) non più eletto dalla Vigilanza, il presidente di garanzia nominato dal Cda fra i suoi componenti. La scorsa settimana tutto era saltato all’ultimo momento per la mancanza del numero legale. Al Senato sono state ora confermate le norme già approvate alla Camera.

Tra le novità previste dalla riforma, c’è il canone Rai in bolletta elettrica. E un rapporto dell’area Ricerche & Studi di Mediobanca fornisce le prime stime sul nuovo canone: l’introito complessivo- stima il rapporto – aumenterebbe di circa 420 milioni con una crescita del 26% rispetto a oggi, che farebbe del gruppo televisivo a maggioranza pubblica quello con più ricavi nel settore in Italia. Un toccasana per la Rai, che negli ultimi cinque anni ha cumulato perdite nette per 287 milioni, nonostante la plusvalenza dal collocamento in Borsa di Rai Way. Nel 2014 infatti la Rai è a un totale di ricavi di 2.450 milioni, dei quali 1.569 generati dal canone: alla quota teorica di 2.870 milioni con l’incasso totale del nuovo contributo scavalcherebbe Sky Italia (2.690 milioni) e anche le attività italiane di Mediaset, che a livello aggregato somma 3.374 milioni, dei quali però quasi mille vengono generati in Spagna. La stima di R&S Mediobanca sul canone in bolletta si basa sul nuovo importo previsto di 100 euro e un’evasione al 5% rispetto all’attuale 30,5%.