Adci Awards, l’editoriale che (forse) potevamo risparmiarci

10 novembre 2015

I team di Bcube e Ogilvy vincitori del Grand Prix

di Andrea Crocioni


In attesa di avere dall’organizzazione i numeri della seconda edizione di IF! Italians Festival, quello che si può dire senza ombra di dubbio è che gli Adci Awards 2015 sono stati un grande successo. A parlare sono i numeri: sono stati oltre 800 i lavori iscritti e per il Club, che ha nel premio una delle principali forme di autofinanziamento, gli ‘incassi’, come ha ricordato lo stesso presidente Massimo Guastini, hanno subito una decisa impennata.

Con le iscrizioni agli Awards quest’anno l’Adci ha raccolto 170 mila euro – la miglior performance dal 2010 (quando questo dato era precipitato a 90 mila euro) – a un passo dai 180 mila euro del 2005. Segno questo del riacceso interesse verso l’associazione, ma soprattutto della felice scelta di inserire la cerimonia di premiazione all’interno di un contenitore ‘festivaliero’ come IF!… che almeno per quanto riguarda la cerimonia di chiusura potremmo rinominare CIF! – Cannes Italians Festival, per la volontà di riproporre in salsa italica e naturalmente in scala ridotta i riti della Croisette.

Riflettori accesi per un settore e professionisti che sentono il bisogno di veder riconosciuto il proprio lavoro, che hanno voglia di confrontarsi e perché no di celebrarsi. La magia di una sera, perché poi allo scoccare della mezzanotte, come nella favola di Cenerentola, i lustrini svaniscono, la carrozza si ritrasforma in una zucca, si torna a parlare di business, di conti da far quadrare, di budget e di teste da tagliare.

Il giorno dopo anche i clienti tornano a essere meno ‘illuminati’ di quanto siano sembrati davanti a una birra sorseggiata nel foyer del Teatro Parenti. Intanto, nella notte incantata di sabato 7 novembre, sono stati 19 gli ori assegnati dalle dieci giurie, con la supervisione del presidente degli Awards Luca Scotto di Carlo.

Per il massimo riconoscimento la scelta è stata ecumenica e si è arrivati a un doppio Grand Prix: Bcube per il grande lavoro portato avanti sul cliente Ceres (all’azienda andrebbe una menzione speciale per il coraggio) e Ogilvy & Mather con il film ‘Papà’ ideato per Wind.

Al netto degli intoppi dello scorso anno, chissà cosa sarebbe successo con lo sguardo allargato del ‘televoto’? In ogni caso, facendo una panoramica dei riconoscimenti assegnati, si può dire che la fotografia scattata al settore è sicuramente rappresentativa del meglio della creatività pubblicitaria made in Italy. Niente voli pindarici, ma lavoro vero, realizzato per clienti veri e soprattutto pianificato.

Il capitolo fake sembra archiviato (per sempre?). Non è stata sepolta, invece, l’autoreferenzialità che ha segnato alcuni momenti della serata. Ma forse è una componente fisiologica di qualsiasi cerimonia di premiazione. Fra le note positive il ritmo dato alla serata – Lele Sacchi da buon dj ha tenuto ottimamente il tempo  – e intensa la partecipazione del pubblico, con la Sala Grande del Teatro gremita. Cosa mi è piaciuto di meno? 10 presidenti di giuria tutti uomini, undici con  il ‘presidentissimo’ Luca Scotto di Carlo.

Mi viene da dire: Houston abbiamo un problema! E non voglio parlare di quote rosa, di un 50% di presidenti donna, ma mi chiedo: possibile che non ci fossero due creative, ma che dico due, una creativa con le qualità per presiedere una giuria? Una rappresentanza femminile più nutrita forse non avrebbe sconvolto le dinamiche decisionali, ma certamente avrebbe portato una sensibilità diversa.