La Rai del futuro deve diventare un modello di innovazione e di creatività

29 ottobre 2015

Monica MAGGIONI

di Valeria Zonca


“Siamo a un punto di svolta”. Lo ha dichiarato ieri Monica Maggioni, presidente del Cda Rai, che insieme al dg Antonio Campo Dall’Orto, si è presentata alla prima audizione presso la Commissione di Vigilanza Rai per raccontare il loro progetto sulla tv di Stato, che dovrà anche affrontare il fatto che a maggio 2016 cesserà la concessione del servizio radiotelevisivo fino a oggi riservatole. I lavori saranno ripresi presumibilmente mercoledì prossimo, secondo quanto ha affermato il presidente della Commissione di Vigilanza Roberto Fico.

“Dobbiamo essere rapidi perché il mercato competitivo e la fruizione non lineare della tv ci impongono scelte immediate – ha introdotto Maggioni -. Il 2016 sarà l’anno in cui si dovranno riscrivere le regole del fare il servizio pubblico. Ci vorrà pluralismo, a garanzia di tutti i soggetti. Il dibattito pubblico sulla concessione sarà una grande opportunità. La Rai è comunque ancora centrale nel paese, lo confermano gli ascolti: ma bisogna fare meglio affinché la Rai sia il luogo del bello, dell’interessante e della costruzione del valore. La Rai deve essere un modello di innovazione e creatività ed essere la voce dell’Italia nel mondo. Il servizio pubblico ha una grande responsabilità, perché il nostro editore sono i cittadini che pagano il canone. La riorganizzazione dell’informazione quindi diventa determinante. La vera sfida è quella di  continuare a parlare con chi ci segue da anni ma anche ricostruire il rapporto con la popolazione sotto i 35 anni che usa smartphone e tablet e ogni altro tipo di device. E’ importante che, nell’epoca del web, il servizio pubblico diventi il luogo di sicurezza per la tutela dei diritti e il bene comune. Servono investimenti, trasparenza assoluta e meno burocrazia”.

Riuscire a produrre contenuti multipiattaforma, avere un equilibrio finanziario, consolidare la leadership tecnologica, ritornare a essere avanguardia culturale: questa la ricetta in pochi punti del dg Antonio Campo Dall’Orto che ha fatto da eco alla presidente.

“Sentiamo la responsabilità e l’importanza della sfida, di fare un salto in avanti per colmare un gap, perché abbiamo perso contatto con parti della società. Gli ascolti delle reti generaliste sono destinati a decrescere, mentre piattaforme digitali e portali web aumenteranno l’efficienza nella vita delle persone. Il cambiamento non è avvenuto a causa della tecnologia, che è solo un abilitatore, le rivoluzioni sono sempre culturali: ecco perché i contenuti rimangono centrali ma devono nascere come multipiattaforma, con un nuovo linguaggio. La fascia dei 18-34 anni è un pubblico che si sta organizzando in proprio, ma il servizio pubblico non può lasciarlo andare. C’è molto da lavorare, tendendo conto che due elementi cambieranno sempre più lo scenario: il consumo di contenuti in mobilità e la scelta di vederli quando si vuole. Essendo servizio pubblico non possiamo pensare a un’audience particolare, dobbiamo prenderle tutte”.