Iap frena la Nuova Polo Cross

6 ottobre 2015

di Federico Unnia


Mentre infuria la battaglia contro Volkswagen per il noto scandalo in America, e anche il garante italiano della concorrenza affila le armi per una possibile dura sanzione contro le pubblicità ingannevoli, il comitato di controllo dello Iap ha ingiunto il blocco dello spot  della Nuova Polo Cross, diffuso sulle reti Mediaset e su La7 nel mese di settembre 2015, perché ritenuto  manifestamente contrario all’art. 2 (pubblicità ingannevole).

Il messaggio era incentrato sulla presentazione del nuovo modello di automobile Polo Cross, e il protagonista, un sedicente consulente riduzione costi, insisteva vanamente per convincere gli ingegneri Volkswagen ad eliminare le diverse protezioni presenti nel modello. Nella parte finale dello spot, in cui viene comunicato il costo dell’autovettura, si affermava: “Nuova Polo. Anche nella versione Cross. Gamma Polo. Ancora da 10.900 euro”.

Ad avviso del Comitato di Controllo, il messaggio era strutturato  in modo da indurre in errore il pubblico in relazione al prezzo dell’automobile pubblicizzata. Il prezzo indicato era infatti quello base dell’intera gamma di auto Polo e non del modello Cross, che di conseguenza legittimamente il consumatore si attendeva e che risultava invece essere “a partire da 18.000 euro”.

La scelta comunicazionale risultava quindi   ambigua, in quanto si esaltano le caratteristiche di un preciso modello di automobile, per evidenziare in seguito un prezzo base che faceva però riferimento ad altri modelli, peraltro con un costo di gran lunga inferiore rispetto a quello che il consumatore sarebbe invece interessato a conoscere. Nonostante  nello spot vi fosse un richiamo alla ‘Gamma Polo’, ad avviso dell’organo di controllo, tale precisazione lessicale, nel contesto comunicazionale complessivo, non era sufficiente a chiarire le informazioni dello spot, configurando una non  corretta decodifica del messaggio.

La comunicazione contestata risultava così non conforme al principio di correttezza previsto dal codice, contrastando con il principio di autosufficienza informativa del messaggio, volto ad evitare il cosiddetto ‘primo aggancio’ del consumatore, oggetto di consolidata giurisprudenza del Giurì secondo il quale il consumatore è attratto da un’offerta vantata in termini assoluti ed allettanti, ma destinata ad essere ridimensionata nel successivo rapporto con l’inserzionista. Da qui il blocco.